Educare ai videogiochi

Attaccare i videogiochi serve a poco, per cui è importante insegnare ai ragazzi di oggi come rapportarsi con questo tipo di medium.

Dopo aver sottolineato più volte negli scorsi articoli, come i videogiochi non siano dannosi se non utilizzati in eccesso, nel post di oggi discuteremo di come educare i ragazzi delle nuove generazioni alla relazione con questo tipo di tecnologie. Poiché fino a pochi anni fa questi problemi non esistevano, non era necessario dire ai bambini quanto potevano o non potevano giocare, quindi è lecito che i genitori di fronte a questi nuovi prototipi di giochi non sappiano come comportarsi.

IL TIMORE DEL NUOVO – Come già accennato in videogiochi e pensiero comune, l’avvento del mondo video-ludico, iniziato all’incirca trentanni fa, ha sconvolto (e sconvolge tuttora) l’universo di molti genitori. Questi ultimi infatti, trovandosi di fronte ad una nuova tecnologia con potenzialità sconosciute da una parte e con le incessanti richieste dei figli dall’altra, spesso sono andati in difficoltà. Di fronte a uno stimolo nuovo percepito come minaccioso (tendenzialmente ciò che è ignoto viene percepito come tale) gli esseri umani mettono in atto delle strategie di difesa, al fine di proteggersi dalla minaccia sconosciuta. Nel caso dei videogiochi il processo difensivo di molti genitori è quello del proibizionismo, in psicologia meglio conosciuto come meccanismo di negazione: “se io proibisco i videogiochi, il problema non esiste”. Ma perché lo stimolo videogames è percepito come minaccioso? Da un lato come già accennato è a causa della novità (non ne conosco gli effetti), dall’altro dal confronto sociale (“io alla sua età giocavo fuori, perché lui no? Una delle due situazioni è anormale e visto che io mi ritengo normale il comportamento sbagliato dev’essere il suo“). La scelta di proibire però, si scontra con i desideri dei figli, scatenando diverbi e litigate spesso evitabili. Dal punto di vista del bambino infatti, perché dover rinunciare ad un passatempo come un altro, per giunta molto divertente? “Fa male” è il cavallo di battaglia usato dai genitori. I bambini però, avendo avuto esperienze dirette con la console, sanno che ciò non é vero. Perché di fatto i videogiochi, lo ribadisco, non fanno male. L’abuso di videogiochi fa male. Ma questa piccola differenza spesso viene omessa, generalizzando sull’effetto dei videogames. Ritornando al proibizionismo, esso non fa altro che generare scontento e quest’ultimo è la molla per azionare tentativi di aggirare la regola (giocare di nascosto, di notte, da amici, e chi più ne ha più ne metta). Tale soluzione insomma, genera solamente altri problemi. Converrete quindi con me che non è la scelta più adatta.

TROVARE UN COMPROMESSO NON È UNA SCONFITTA – La situazione dipinta da quando riportato sopra evidenzia quindi due poli: da una parte il genitore e dall’altra il bambino. Ciononostante non è detto che uno dei due debba per forza perdere. Trovare un buon compromesso potrebbe essere un’ottima soluzione per entrambi. Posporre l’attività video-ludica ad un dovere può essere un buon metodo per ridurre il tempo dedicato al gioco, per motivare il ragazzo a fare cose anche meno piacevoli e per far ottenere qualcosa anche al genitore. Inoltre anche il porre dei limiti accettabili, con annesse spiegazioni sensate può essere utile, sottolineando magari che qualsiasi comportamento protratto all’eccesso può essere dannoso.

È POSSIBILE TROVARE UN LIMITE FISSO? – Chiaramente no. Lo sottolineo subito. Difficile dire giocare un’ora fa bene, un’ora e cinque minuti no. Diciamo che il limite dev’essere valutato dal genitore che non deve concedere né troppo, né troppo poco. Far giocare un bambino tutto il pomeriggio è sicuramente controindicato, ma anche lasciargli 15 minuti al giorno può non essere considerato accettabile. Quest’ultima soluzione infatti non farebbe altro che creare frustrazione nel bambino. Un buon limite deve infatti soddisfare sia le aspettative del genitore che quelle del ragazzo.

EDUCARE: NON SOLO UNA QUESTIONE DI TEMPO – Fino ad ora abbiamo trattato principalmente l’aspetto temporale del problema, ma non dimentichiamo che anche i contenuti dei videogiochi possono arrecare danno. In modo particolare i contenuti violenti, che a detta di diverse ricerche, possono assuefare alla brutalità. Per educare i ragazzi a riguardo è bene che il genitore da un lato conosca i videogames a cui il bambino gioca e dall’altro che egli vigili su esso spiegandogli la distinzione tra gioco e realtà. Tale comportamento è appropriato anche per quanto riguarda i programmi tv.

Concludo quest’articolo sottolineando come una supervisione dei genitori sul tema videogiochi può permettere ad ogni bambino di utilizzare tale tecnologia in maniera proficua e strutturante.

 

By | 2017-05-13T13:24:25+00:00 febbraio 17th, 2015|Cultura videoludica|0 Comments

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