Videogiochi e isolamento: l’ennesimo luogo comune

Spesso e volentieri sentiamo dire che i videogiochi isolano i ragazzi dal resto del mondo, ma cosa c’è di vero in questa affermazione? I videogames escludono o favoriscono le relazioni sociali?

Tra i numerosi miti negativi che riguardano i videogame troviamo quello dell’isolamento sociale. “Passi le ore attaccato a quel gioco invece di uscire con i tuoi amici”. Quante volte vi è capitato di sentire una frase simile? Certo, peccato che anche i “tuoi amici” siano attaccati a “quel gioco” da un’altra parte del mondo e voi stiate già interagendo tutti insieme al fine di risolvere una quest, sconfiggere un boss o semplicemente farvi una partita a FIFA. Quindi che i videogiochi non siano una variante ipnotica della prigionia in isolamento?

SIN DAL LONTANO 64 (NINTENDO) – videogiochisocialDa quando sono usciti i dispositivi videoludici sono stati infamati in ogni modo. L’accusa di isolare i ragazzi è solo uno dei tanti luoghi comuni che quelli che al tempo erano gli adulti, utilizzavano per giustificare le loro prese di posizione verso una tecnologia che probabilmente temevano o quantomeno non comprendevano. Tuttavia per quanto riguarda i dispositivi dell’epoca, in parte non gli si poteva dare torto. I videogiochi spesso erano singleplayer per cui rendevano apparentemente difficile la socializzazione. Apparentemente appunto, perché se pensiamo che essi costituivano una vera e propria cultura, comprendiamo subito come il giocare ai videogames da solo, a casa, consentiva l’inclusione nelle interazioni, nelle discussioni e nell’utilizzo di artefatti, il giorno dopo a scuola, o in qualsiasi altro luogo i ragazzi si ritrovassero. Insomma già al tempo per i nativi digitali l’inclusione nella cultura videoludica era un must, pena l’esclusione dal gruppo (e quindi l’isolamento). Inoltre bisogna considerare che sebbene ci fossero molti singleplayer, vi erano anche alcuni multiplayer, come ad esempio il celebre Mario Kart. Giochi che, a causa dell’impossibilità di fare riferimento ad internet vista l’epoca, richiedevano ai ragazzi di ritrovarsi sotto uno stesso tetto (o forse meglio dire di fronte ad uno stesso schermo) per giocare insieme, sfidandosi, cooperando, dibattendo, insomma socializzando. Tutto questo discorso per arrivare a constatare che forse, già ai tempi in cui l’online non era operativo, i videogames potevano essere considerati strumenti di isolamento solamente da un osservatore poco attento, capace di soffermarsi solo su alcune limitate aree della socializzazione.

DALL’ONLINE AD OGGI –cooperazione Veniamo ora a giorni più recenti. Con l’avvento dell’online la tesi del “non socializzi coi videogiochi” viene totalmente a cadere. Certo perchè con l’arrivo di Internet sono progressivamente comparse le possibilità di interagire nel gioco di un amico, giocare insieme e comunicare giocando. Ad essere precisi alcune forme di interazione nei giochi altrui già esistevano prima dell’epoca recente, penso ad esempio allo scambiarsi i Pokémon, ma erano solo arcaici antenati delle possibilità disponibili oggi. Con la Playstation 4 ad esempio è possibile invitare un amico a giocare al mio medesimo videogame mentre lo sento tramite auricolare. Insomma è possibile partecipare alla medesima avventura relazionandosi come se costui fosse accanto a noi (o quasi). L’online quindi ha consentito un enorme balzo in avanti alla possibilità di socializzazione con le nuove tecnologie, videogiochi compresi. Quindi basta luoghi comuni: i videogiochi non limitano le interazioni sociali.

I VIDEOGAME COME FACILITATORI SOCIALI – Concludiamo l’articolo esponendo un particolare caso, assolutamente controcorrente rispetto all’opinione comune: e se i videogiochi, invece di isolare, facilitassero le relazioni sociali? Pensiamo al caso di una persona con difficoltà relazionali ad esempio. La vicinanza con altre persone e tutti gli aspetti che questa comprende come la prossimità fisica, il contatto visivo, eccetera, la mettono a disagio. Per cui, visto che l’interazione sociale diretta le suscita particolare ansia, perché non interagire utilizzando le nuove tecnologie? In tal caso lo schermo consentirebbe al soggetto di relazionarsi con gli altri in maniera indiretta, aiutandolo a superare, perlomeno temporaneamente, la sua ansia sociale e consentendogli quindi di beneficiare di esperienze sociali che la sua fobia altrimenti gli negherebbe. Inoltre, entrando nello specifico caso dei videogame, il gioco può essere un incentivo ad iniziare una conversazione piuttosto che ad interagire.

Insomma se proviamo a rifletterci attentamente, possiamo notare come i videogiochi hanno più aspetti sociali di tante altre attività meno discriminate.

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By |2017-05-08T12:24:48+00:00aprile 1st, 2015|Cultura videoludica|0 Comments

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