Call of Duty – Introduzione & Apprendimento (parte 1)

Call of duty. Potrei già fermarmi e lasciare la vostra mente immergersi nei ricordi di partite sovrumane in cui la sensazione di onnipotenza è stata così vicino da pensare, anche solo per un momento, che Ibrahimovic’ alla fine si sopravvaluta un po’, il vero Messia qui sono io.
Tralasciando il meraviglioso e giocondo mondo delle psicosi, tutti ci siamo chiesti come gli sviluppatori siano riusciti a creare un titolo così… così… così.

COD (Call Of Duty per i meno addentro alla vicenda) è una saga che fonda le proprie radici su piattaforme che al giorno d’oggi non sono più così di moda: per facilitare le cose quindi partiremo ad analizzare i giochi dall’avvento del titolo che ha fatto spiccare due belle ali alla saga permettendole di prendere il volo:

Call of Duty 4: Modern Warfare. E’ stato uno dei giochi più acquistati e il primo ad avere il merito di lanciare su console una modalità multiplayer, poi stata imitata da molti altri titoli, e che ha definitivamente mostrato a tutti i giocatori le “nuove” funzionalità di rete su PS3 & X Box360. Alcune stime sostengono che circa il 38% dei giocatori non abbiano mai neanche incominciato la storia in modalità offline; questo dato, per assurdo che fosse all’epoca e contrariamente a quanto si possa pensare, rende molto bene l’idea del tipo di successo che ha avuto la modalità online. Sarà proprio su questa modalità che verterà la nostra analisi che ovviamente può essere estesa a tutti i titoli successivi della saga. Fondamentale diventa quindi farsi la domanda che in tanti ci siamo posti posando il joystick sul mobiletto della TV quando il sole con i suoi raggi filtrava dalla tapparella a ricordarti che anche oggi dormire era di secondaria importanza: come è successo anche stanotte?
Come spesso avviene, cercare una sola risposta non è conveniente e non esaurisce la domanda; per questo verranno trattate qui di seguito le principali caratteristiche del gioco che, a nostro parere, risultano essere come miele per quell’orso pigro che è il nostro cervello, ma andiamo con ordine:

 

Apprendimento: le dinamiche di gioco sono molto semplici, anche per un giocatore alle prime armi che viene scaraventato in uno scenario qualsiasi del gioco il tempo di adattamento ai titoli è piuttosto ristretto, soprattutto per quei giocatori che già possiedono esperienza su altri sparatutto. COD è infatti un gioco arcade che può essere sminuito ad un “osserva lo scenario, muoviti nello scenario, individua la differenza rispetto alla normalità (la presenza di un nemico che è l’elemento che spicca rispetto alla situazione standard, ovvero lo scenario) e, dopo averla puntata con il mirino, evidenziala premendo il tasto di fuoco.”
Lo ammetto: dopo aver elaborato questa definizione abbiamo pensato di punirci per insulto a reliquie sacre, ma poi abbiamo realizzato che nessuna punizione sarebbe stata sufficiente, quindi ci siamo rimessi a giocare un paio di partite sperando in un’assoluzione da Activision.

 

Non abbiamo ancora smesso.

È l’ultima.

Eccoci.

Dicevamo che il gioco non richiede uno sforzo eccessivo a livello mentale, tanto è vero che ci si può giocare per parecchio tempo senza risentire della stanchezza, semplicemente trainati dall’adrenalina. Anche le affordance (le informazioni che contraddistinguono alcuni personaggi,) sono molto specifiche, pensate a come sia diverso a livello grafico un nemico che trasporta una certa arma principale (pistola mitragliatrice) piuttosto che un’altra (mitragliatrice leggera) o riflettete su quei due temutissimi cavetti rossi della mina Claymore e al click che ha condannato tante volte anche voi.

 

Adattamento reciproco: il grande numero di modalità e la variabilità in termini di classi personalizzate, e quindi dell’avatar, sottolinea come i titoli della saga siano pensati per adattarsi alle capacità, alle possibilità e/o alle richieste e bisogni di ogni singolo giocatore. La possibilità di creare classi con armi, accessori, bonus, serie uccisioni (etc) e di poter scegliere quale equipaggiare, cambiandole anche a partita in corso, permette un adattamento “epidermico” al giocatore, paragonabile solo al contatto del joystick con la mano, che è così libero di giocare con lo stile che più preferisce, commuovente.

Inoltre in termini di comandi ad esempio esistono 8 configurazioni possibili di cui 4 per destrorsi e 4 per mancini, la sensibilità (parametro tanto caro ai più incalliti tra i giocatori) può essere personalizzata, così come esiste la possibilità di crare partite private in cui le regole, il punteggio massimo o il tempo sono completamente a discrezione dei giocatori. I titoli insomma richiedo un adattamento da parte dell’utente (soprattutto per I neofiti degli sparatutto), ma si presentano come molto elastici rispetto alle intenzioni dei giocatori che sono quindi motivati a diventare esperti del titolo per imparare in modo efficace le regole del gioco e per poterle modificare secondo le proprie volontà.

 

By |2017-12-05T10:27:50+00:00maggio 2nd, 2015|Game Analysis|0 Comments

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