The Walking Dead (Telltale) – Una bomba emotiva!

E’ da più di un anno che ho finito il primo gioco della saga di “The Walking Dead” della Telltale, e ancora mi vengono in mente certe scene del gioco che mi hanno colpito dal punto di vista emotivo, sia in positivo che in negativo.

UN PO’ DI TRAMA NON FA MAI MALE – “The Walking Dead” è un’avventura grafica in terza persona, stile punta e clicca, in cui dovremmo impersonificare Lee, un trentenne di colore con precedenti penali. Ma ciò non fa differenza in questo mondo apocalittico, dove solo il più forte sopravvive.
Un mondo dove i padroni sono i morti, perennemente a caccia di vivi di cui sfamarsi.
Compito del giocatore è quello di sopravvivere a questa apocalisse zombie, conoscendo altri sopravvissuti di ogni genere ed età. Dovremo capire chi ha buone o cattive intenzioni, dovremo fuggire da chi vorrà farci del male.
Insomma, non potremo fidarci mai di nessuno.
L’unica persona che sarà sempre al nostro fianco praticamente fin dall’inizio del gioco sarà Clementine, una bambina di 6/7 anni che salveremmo subito da morte certa, e che porteremo con noi in un viaggio alla ricerca dei suoi genitori. Il legame affettivo si consoliderà sempre di più, e alla fine sembrerà quasi che Lee e Clementine siano padre e figlia.

LA STORIA ME LA CREO IO! – La particolarità di questo gioco è che parte con la seguente scritta:Questa serie si adatta alle scelte che fai. La storia si adatta al modo in cui giochi tu. Già da questa avvertenza, è chiaro che potremmo cambiare le sorti della storia semplicemente dando una risposta piuttosto che un’altra. Ebbene sì, e questo processo di personalizzazione del gioco (che quindi ha mille possibilità di gameplay ma comunque un finale unico) permetterà al giocatore di immedesimarsi tantissimo con il protagonista del survival. Questo però, succederà solamente se il giocatore effettivamente sentirà “sue” le scelte che fa, mentre se mente a sè stesso scegliendo risposte che vanno contro la propria natura, non riuscirà ad entrare in empatia con Lee e, conseguentemente, non si gusterà appieno il gioco, con le emozioni che solo un gioco personalizzabile può offrire.

E ADESSO, CHI VIVE E CHI MUORE? – Una delle componenti di maggior impatto psicologico di questo gioco è che il giocatore, oltre a fare determinate scelte di carattere puramente valoriale, dovrà anche scegliere, in determinati momenti di gioco, chi salvare da morte certa. Si dovrà cercare, in pochissimo tempo, di capire chi sarà meglio salvare tra due persone, entrambe a rischio di morte precoce. Il giocatore salverà quindi certi compagni piuttosto che altri per simpatia o per utilità, ma potrà sentire ansia e angoscia al momento della scelta. Questo è il sentimento che il gioco vuole portare. The Walking Dead è un survival horror, e come tale deve formare quel “magone” nello stomaco che ci tormenterà per giorni.

SONO UGUALE ALLA MASSA O NO? – Alla fine di ogni capitolo (ce ne sono cinque in totale, per un complessivo di 15/20 ore di gioco) viene postato una sorta di tabellone in cui vengono riassunte le scelte che hanno determinato conseguenze non indifferenti alla storia. Esso fa vedere la risposta del giocatore confrontata alle risposte della massa di videogiocatori che ha giocato fino ad ora al gioco. Ciò fa vedere se la persona ha valori uguali o dissimili dalla massa.
E’ importante però verificare che le scelte non abbiano successivamente un’impronta di desiderabilità sociale, ovvero fare determinate scelte non perchè si vogliono fare esattamente quelle scelte, ma perchè è la massa che fa quelle scelte, così da sentirsi maggiormente accettato. Il punto di forza di questo gioco è che il giocatore non ci mette la faccia, il gioco non da indicazioni su chi sei, è anonimo, quindi la componente di desiderabilità sociale può venire meno, ma non viene debellata completamente.

FINALE BOMBA – Tranquilli, non vi spoilero il magnifico finale di questo gioco. Vi dico solo che, nel corso della mia lunga carriera videoludica, non ho mai provato così tante emozioni di fronte alla scena finale, del tutto inaspettata. E’ una bomba emotiva, tutte le scelte del gioco convergono in quell’unico momento, tutte le emozioni che abbiamo trattenuto durante la durata del gioco esplodono di colpo.

Insomma, il gioco è nella mia top ten dei miei giochi preferiti, perchè emozioni di questo genere raramente le ho provate. Ho adorato alla follia determinati personaggi del gioco e alla stessa maniera ne ho odiati altri, tanto da sognarmeli di notte. E’ un horror che fa venire angoscia, ansia. E DEVE fare venire questi sentimenti. Non come molti horror contemporanei che hanno quasi paura di far star male la gente, o che puntano solo su jump scare ormai obsoleti.
Se volete giocare a un gioco horror, di quelli potenti, non potete non giocare a questo titolo.

 

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By |2017-06-15T13:07:03+00:00maggio 16th, 2015|Game Analysis|0 Comments

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Dottore in Psicologia dello sviluppo e della comunicazione Nato a Brescia (BS) il 24/10/1992. Si è laureato presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia nel 2014 in Scienze e tecniche psicologiche e nel 2016 ha conferito la laurea magistrale in “Psicologia della comunicazione, del benessere e dell’empowerment”. Appassionato di videogame dalla tenera età di 5 anni, predilige i Gdr, i fantasy e i giochi strategici. Gioco preferito: “The legend of Zelda: The wind waker”