La figura femminile e i videogame, riflessioni sulla presenza femminile in un mondo che era prettamente maschile

Nei videogiochi morire non è bello. Succede di cadere, di rimanere schiacciati, di essere mangiati, puoi essere picchiato, qualcuno potrebbe spararti o friggerti/bruciarti/dissolverti nel nulla…insomma puoi fare una brutta fine. C’è tuttavia una variabile da considerare in tutto questo: chi?

Chi ti uccide? “beh che te ne frega, sei morto!!!”… mi interessa perchè, in quanto videogiocatore di una certa risma, devo decidere con quanta irruenza scagliare il joystick o accettare di buona pace il mio infausto destino. Quindi le cose cambiano se vengo fatto esplodere dal Boss di turno (cattivissimo e cazzutissimo) o dall’ultimo dei nemici che era li per caso e che ha pensato bene di farmi saltare i nervi. Anche nelle modalità PvP (Player vs Player) morire non assume lo stesso significato in tutte le occasioni. Essere ucciso da “Scarsoneallivello1” mi provoca scompensi maggiori rispetto all’ essere ucciso da “TheGodofEverything” (personaggio inventato che ha sempre il livello massimo con punteggio XboxLive di circa 1.000.000.000 di “Gamer points”). Nel secondo caso mi metto l’anima in pace ed il treno delle scuse inizia a correre libero nel mio cervello: “eh vabbè, è troppo forte”, “lui ci vive sull’xbox”, “io ho la ragazza”, “sarà la rete”. Che bello. Ora posso crogiolarmi nell’accettazione del mio fallimento come un “crostino” (a casa mia un pezzo di pane secco) si crogiola in una minestra e sciolergmi nel brodo della sconfitta lasciando intatta la mia autostima e l’ammirazione nelle mie presunte capacità. Tuttavia non è la differenza di livello a creare in me le reazioni più indicibili.

 

Ci sono quelle sconfitte in cui da delizioso crostino mi trasformo in sasso e finisco per ragalare al brodino un colore poco invitante per non parlare del sapore. Non mi sciolgo, anzi, vado a rendere la minestra, che già non piace a nessuno, ancora più immangiabile = mi inca**o.

Cosa genera questa distanza tra le mie diverse reazioni?

Che tu sia “God” o “Scarsone” fa poca differenza, ma se il “God” o lo “Scarsone” di turno ha un avatar femminile la musica cambia. Si. Non sopporto essere ucciso da un avatar “donna” in un videogame, sia esso guidato da un maschio o da una femmina.

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Non voglio sembrare misogino, io adoro le donne, le amo e impazzisco nel vederle giocare ai videogame. Ma se un avatar femminile mi ammazza mi sento fallito. Scarso.

Reazione giustificata? Assolutamente no. Purtroppo però la mia autostima segue le sue regole e non posso farci nulla se essere eliminato da una donzella (anche solo in apparenza la maggior parte delle volte) mi crea notevole nervosismo e ridimensiona di molto la fiducia nelle mia abilità.

Tuttavia non siamo qui ad indagare perchè sono fatto male. Siamo qui a capire perchè, soprattutto negli ultimi anni, per quelli come me la vita si è fatta dura…i giochi si sono riempiti di “donne”. La figura femminile è mutata da un ruolo passivo, rappresentato da un numero esiguo di elementi, ad una vera e propria entità multimediale complessa, rintracciabile in molti titoli di generi diversi.057d1c6e644fdc3ff1fa484a2f07d6ca

 

Ha cosa è dovuto questo cambiamento? Come mai, anche nei giochi tipicamente maschili, la figura femminile ha iniziato a ricoprire ruoli sempre più fondamentali?

Sarebbe facile pensare a motivi evidenti quali l’aumento della clientela femminile nel passato decennio ma non è attraverso il marketing che vogliamo spiegare questo fenomeno, lo faremo attraverso la psicologia. E lo faremo partendo dalla citazione del film “Grand Hotel” di Edmund Goulding.

 

“L’uomo che non ha una donna al suo fianco è un uomo morto”.

 

Questo aforisma dal significato molto potente ci apre una riflessione socio-culturale sul perchè di questi mutamenti.

Quali bisogni si nascondono dietro questa tendenza? Lo scopo fondamentale di questa presenza è prettamente economico?

 

Ora avete di fronte a voi uno di quei momenti in cui spunta un afro americano con occhialini retrò (ormai da hipster), vestito interamente di pelle, che con voce profonda vi chiede:

 

Pillola rossa: metti Like alla pagina Psicologia dei videogiochi, aspetti il prossimo articolo che uscirà martedi 12 ottobre e inizi a capire come funziona davvero il mondo dei videogiochi.

 

Pillola Blu: la pillola è diventata una supposta di dimensioni notevolissime….

 

a te la scelta!

 

By | 2017-05-08T12:24:40+00:00 ottobre 6th, 2015|Cultura videoludica|0 Comments

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