Far Cry Primal: welcome back to stone age

Il gioco esce ufficialmente oggi, tuttavia siamo riusciti ad averlo prima in qualità di testata giornalistica, o presunta tale. Vi riportiamo dunque, in questa piccola recensione, le prime impressioni sul nuovo capitolo della saga Far Cry!

Un misto tra entusiasmo e scetticismo. È questo che si legge sui social se si chiede un commento degli appassionati rispetto al nuovo titolo della Ubisoft. I primi sono ben felici di provare a mettersi alla prova in un contesto nuovo; i secondi invece credono poco all’assenza di alcuni classici che hanno reso celebre la saga. Che tu appartenga al primo, o al secondo gruppo, o semplicemente che tu sia curioso di scoprire qualche informazione sul nuovo Far Cry, speriamo di fornirti le indicazioni necessarie per orientarti o meno all’acquisto del gioco.

L’AMBIENTAZIONE: SI TORNA ALLA PREISTORIA – Il gioco si ambienta in epoca preistorica. Più precisamente nel 10’000 a.C, nella terra di Oros. L’umanità sta iniziando a mettere radici, nel senso che si comincia ad intravvedere un passaggio dal nomadismo ad una cultura più sedentaria e la terra è ancora un’incontaminata sfera naturalistica. farcryprimal_1453894026Proprio da qui partiamo: il primo aspetto a colpire è sicuramente la fauna creata da Ubisoft. Fin da subito saremo introdotti, dopo il breve, tutorial in una magnifica foresta primordiale, ricca di creature maestose. L’aspetto grafico è molto curato e rende chiaramente piacevole l’inserimento del giocatore nel passato neolitico, ma la cura del dettaglio non si limita a questo: l’interazione del mondo animale è estremamente fedele. Le bestie che si incontreranno fuggono, attaccano, si nascondono, cacciano, indipendentemente dal nostro avatar, dando l’impressione di essere inseriti in una vera e propria giungla a sé stante. Il ciclo giorno/notte rende ancora più verosimile quest’aspetto: non consiste in un semplice innalzamento e abbassamento della luce, ma bensì modifica le abitudini comportamentali di animali e vegetali. Ci sono infatti predatori notturni, piante che sbocciano di notte e così via.

TRAMA, LA STORIA DI TAKKAR – Omettendo il trailer, che non voglio spoilerare a nessuno, ci troveremo nei panni di Takkar, un cacciatore della tribù Wenja, sparsa da vari eventi (che ci verranno narrati col già citato trailer) in tutta Oros. far-cry-primal2Il nostro compito sarà quello di riunirla attraverso alle varie quest che riceveremo strada facendo. Attenzione però, la tribù Wenja non è l’unica presente nella terra di Oros, da qui ne nascerà un complesso sistema di fazioni, che ci porterà a dover cacciare, o meglio combattere alcuni dei nostri stessi simili, visto che solo il più forte sopravvive, come natura prevede. Per quanto riguarda la narrazione, Ubisoft compie un lavoro estremamente accurato rendendo dialoghi e concetti estremamente semplici. Immaginare di trovare preistorici con il vocabolario odierno sarebbe al quanto fuori luogo. Ecco che allora il testo e i racconti si sviluppano con una proprietà verbale estremamente semplificata, comunque capace di coinvolgere il giocatore.

GLI OBBIETTIVI DI GIOCO E COME CONSEGUIRLI – Come detto, lo scopo finale è la sopravvivenza, propria e della propria specie (o meglio tribù). Ecco che dunque ci ritroveremo a dover cacciare bestie preistoriche di vario genere, a dover raccogliere risorse naturali, il tutto per poterci nutrire, per costruire capanne per il nostro popolo e per costruire armi che possano difenderci.2974431-fcp_screen_pet_wolf_beastmaster_reveal_151204_5am_cet L’ultimo punto che tratteremo sarà proprio quello delle armi: se siamo abituati ad arsenali alla Fallout, qui resteremo piacevolmente delusi. Le armi disponibili sono poche, anche se craftabili, come pure le abilità del personaggio, tuttavia si sposano bene con l’epoca d’ambientazione e rispondono al meglio alle necessità del giocatore. Inoltre, avanzando nel gioco avremo la possibilità di addomesticare alcune delle ferocissime bestie presenti nel gioco. Riuscite a pensare ad un alleato migliore di una tigre dai denti a sciabola? Infine, da considerare anche il fuoco, che al tempo rivestiva un’importanza ben nota e che nel gioco diviene risorsa chiave. Esso permette di vedere nel buio (consentendo l’esplorazione di caverne e il viaggio notturno), di allontanare spaventando le bestie feroci e di rimarcare i territori. Insomma, sempre meglio aver dietro qualche pietra focaia…

In conclusione l’ultimo capitolo di Far Cry si configura come un gioco capace di far impazzire qualsiasi amante dei SandBox (free world) come il sottoscritto. La mappa esplorabile è molto grande (non enorme) e il suo contenuto è davvero ben studiato. L’ambientazione è il vero capolavoro del gioco, che con la sua semplicità richiama l’epoca che si propone di raccontare, rendendo il tutto estremamente verosimile e facilitando l’immedesimazione del giocatore, che si troverà in breve tempo avvolto dalla natura primordiale. La giocabilità infine è più che buona: comandi semplici e intuitivi in un mondo che invoglia all’esplorazione e all’avventura. Unico neo probabilmente il sistema di quest, soprattutto quelle secondarie, che possono risultare troppo semplici e ripetitive. D’altronde siamo all’età della pietra: preoccupatevi di mangiare e avere un riparo e siete a posto. Ma pensate sia davvero così semplice?

[whohit]Far Cry Primal: well back to the stone age[/whohit]
By |2017-05-08T12:24:35+00:00febbraio 23rd, 2016|Game Analysis|0 Comments

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