Sguardo al passato: i giochi di ieri erano più difficili?

Analisi storica del fenomeno videoludico: ci sono differenze in termini di difficoltà tra i giochi di ieri e quelli di oggi? Erano effettivamente più ardui quelli della generazione scorsa? Forse non è tanto il videogioco a cambiare, quanto più l’approccio del giocatore, unito magari alla condivisione delle informazioni moderna.

Poco tempo fa, ho intrapreso un lungo viaggio in macchina, la cui meta era il mare, insieme ad alcuni colleghi. Da appassionati di videogiochi il tema delle quattro ore in compagnia non poteva che essere quello del mondo del gaming, ma, tenendo fede alla formazione psicologica che ci accomuna, tale argomento non poteva che essere affrontato con l’occhio vigile di coloro che vogliono comprendere. Dopo aver affrontato adeguatamente il discorso inerente le prossime uscite, dove ognuno citava i titoli che più avevano attratto la sua attenzione (partendo dal recentemente rinviato No Man’s Sky, fino ad arrivare a For Honor), da tipici ragazzi della generazione (meravigliosa) anni 90′ non potevamo che finire a parlare dei giochi di ieri. Un po come tra anziani di fronte ad un cantiere, anche noi, vantando un esperienza quasi ventennale nell’ambito videludico, ci siamo trovati a dibattere di come i giochi di oggi possano essere meno accattivanti, meno variati (viste le numerose riedizioni dei medesimi titoli) e, soprattutto… più facili? La questione viene sollevata proprio da uno dei tre e poi valorizzata dagli altri: “Diddy Kong racing non l’ho mai finito”, “Pokèmon (rosso, blu, argento o oro che sia) non poteva essere platinato facilmente”, “le 120 stelle di Mario nessuno ti diceva dove si trovavano”, insomma, per finire un gioco servivano mesi, se non anni. Ora? Citatemi un gioco che non avete completato…

DIFFICOLTÀ IN CALO? SUI SOCIAL SI CHIACCHIERA – Incuriosito dalla questione ho provato a cercare in rete trovando parziale riscontro delle mie ipotesi: molti giocatori, attraverso a forum o social vari, denunciano un presunto calo di difficoltà dei videogiochi più recenti. Facciamo una piccola puntualizzazione, con difficoltà non ci riferiamo ad una cosa in stile Dark Souls, ma bensì ad una stimolazione cognitiva che spinga i giocatori a riflettere, magari bloccandoli, ma ne del contempo stimolandoli a giocare. Ebbene, parrebbe che tale stimolazione nell’ultimo decennio sia venuta meno. Quali possono essere le cause?

EXPERTISE DEI GIOCATORI E RIDUZIONE DEI TITOLI – Tra i motivi di tale diminuzione della difficoltà vi è sicuramente un aumento della confidenza dei giocatori di oggi con il mondo del gaming, come pure una diminuzione della variabilità dei titoli, esattamente quella di cui accennavo sopra. Insomma, se i giochi proposti dal mercato sono regolarmente FIFA, COD, Assassins Creed, Final Fantasy, ovvero titoli già noti, che vengono riproposti diversamente, è chiaro che i giocatori, avendone già fatto esperienza, incontrino minor difficoltà nell’adattamento alla nuova versione. Per di più, molti giochi prevedono una logica di utilizzo simile. Mi spiego meglio, in Zelda, so che se c’è un muro sospetto probabilmente potrò farlo saltare con una bomba. Questo in tutti i capitoli della saga. Ergo se capisco questa connessione logica in Ocarina Of Time, portò poi applicarla a tutti gli altri. Questa forma di expertise da giocatori è sicuramente tra una delle responsabili della “facilitazione videoludica” degli ultimi anni. 

GAMEPLAY, GUIDE E SIMILI – Da buoni vecchietti davanti a un cantiere non potevamo escludere dalla lista dei colpevoli anche internet. Proprio quest’ultimo, reo di facilitare la condivisione di informazioni grazie a gameplay, guide, trucchi e così via, ha diminuito di molto la difficoltà dei giochi. Sei bloccato per più di 3 minuti? Telefono, google e trovi la soluzione, così da non sforzare troppo il cervello. Un vero peccato, a mio avviso. Ai tempi invece come si faceva? Al massimo si poteva prendere una di quelle riviste di videogiochi che, attraverso i loro articoli, svelavano i segreti più incredibili della terra di Hoenn, o come trovare le stelle più difficili del castello di Bowser o altri misteri simili. Oppure c’era la possibilità di chiedere ad un amico; due teste sono meglio di una, no? Sempre che quest’ultimo non ti rifilasse una di quelle leggende tipo “come trovare Mew”… Ma infondo, anche queste avevano il suo fascino.

Insomma, ad un’attenta analisi non sembrano essere i giochi ad essere diventati più facili, ma i giocatori ad essere diventati più pigri, tanto che alcuni giochi fanno uscire i gameplay praticamente completi ancor prima del gioco stesso.Un modo di giocare sicuramente meno impegnativo e più facile da appagare… Ma siamo sicuri che così ne valga la pena?

By |2017-08-02T10:18:34+00:00maggio 31st, 2016|Cultura videoludica|0 Comments

About the Author: