Cinema e videogiochi, andata e ritorno dal grande al piccolo schermo

Spesso, quando una persona “ingenua” di videogiochi osserva qualcuno giocare ad un titolo dal forte impatto grafico, è possibile che esclami, apprezzandone le immagini: “Incredibile, sembra un film!”. Succede soprattutto se “l’ingenuo” non è un nativo digitale ed ha nel cinema l’espressione massima della ricerca del realismo, quel realismo che aspira alla perfetta riproduzione del mondo che si riflette nei nostri occhi per farci battere il cuore allo stesso modo.

Il cinema è da sempre il luogo in cui le innovazioni grafiche si mostrano al popolo, creando ammirazione e stupore. Altri settori che fanno degli elementi grafici uno dei propri punti di forza hanno sempre aspettato che il cinema facesse il primo passo, perchè per fare un passo nella grafica ci vogliono svariati milioni e l’industria del cinema ha sempre avuto un portafogli piuttosto gonfio. I videogiochi sono uno di quei settori. Hanno seguito con attenzione ogni pixel che è stato migliorato, ogni effetto visivo, ogni inquadratura ed ogni tecnica per favorire l’immersione dello spettatore, e del giocatore, per dare a quel mondo finto un abito vero.

Musiche, riprese, effetti sonori e visivi, dialoghi, le storie… ogni aspetto del gioco ha subito questa influenza che fino ad oggi ha portato grandi risultati: mai come ora il mercato dei videogiochi ha conosciuto una tale espansione. Molti videogame hanno sfruttato pellicole di grande successo per creare videogiochi che portassero lo spettatore al di là della mera osservazione della trama, consentendogli di intragire con ciò che prima gli era solo stato raccontato. Il potere è diventato tale che adesso alcuni attori “recitano” nei mondi virtuali, prestando il loro volto a personaggi di “realtà” fantastiche, guerre antiche e moderne.

Questo rapporto sembra univoco e potremmo affermare che lo sia. Se non fosse arrivato il momento di “pagare”, visti i profitti per le case di videogiochi le virgolette sono più che giustificate, dazio. Il cinema ha iniziato a rubare ai videogiochi con il loro stesso meccanismo: ne hanno preso i pezzi, ed in questo caso, le storie. “WarCraft: L’inizio” e “Angry Birds” sono i due esempi più recenti. Il primo, gioco celebre della Blizzard Entertainement per il computer che ha dato vita a diversi titoli con diverse modalità di gioco (MMORPG e RTS su tutte), ha incassato 9.3 milioni di dollari solo nel giorno del suo lancio sul grande schermo in 11 mercati internazionali; il secondo, ispirato al gioco per smatphone della Rovio, nella prima settimana ha già incassato 39 milioni di dollari. Numeri che fanno impressione poichè portano questi film in cima alle classifiche delle pellicole più viste, battendo giganti come la Marvel ed il suo “Civil War”. I videogiochi hanno tirato una spallata ai fumetti, da sempre fonte di personaggi e storie che hanno appassionato milioni di lettori prima e spettatori poi.

Cerchiamo di capire a cosa è dovuto questo successo e cosa ha motivato, saggiamente, i produttori cinematografici a muoversi in questa direzione. Il successo era prevedibile? Azzarderei una risposta secca: sì, per tre motivi principali.

angry-birds-movie-posterInnanzitutto, la qualità del mondo fantastico di riferimento. La Blizzard deve molto ai suoi creative director perchè hanno saputo costruire un universo ricco, pieno di razze e personaggi, creando un mondo che fosse coerente nel suo essere magico. Tutti presupposti per una narrazione di successo: il confronto tra bene e male, il fascino di un mondo in guerra, eroi e orchi. In più il videogioco ha il suo asso nella manica: l’interattività. WarCraft e World of WarCraft sono giochi complessi ma ottimamente strutturati (altra chiave del loro successo), ed hanno permesso ai giocatori di sentirsi parte di quel mondo, di entrare in contatto con quell’atmosfera e plasmarla con i loro tasti. Hanno incarnato la storia scrivendo la loro in essa. Per quanto parte dei giocatori di WarCraft non  conoscano la storia di quel mondo, ne hanno preso parte, hanno visto quei volti, quelle armi, quei popoli. E così arriviamo al secondo motivo di questo successo cinematografico: un bacino di spettatori che è ansioso di veder riconosciuta, attraverso l’uscita dalla sola console, la bellezza di quel mondo in cui hanno passato tante ore, e che magari molti non apprezzano. A questo si aggiunge la curiosità di vedere come la realtà del cinema ha interpretato quelle ambientazioni e le loro vicende ed abbiamo almeno 5 milioni di spettatori interessati (gli utenti attivi al momento sui server di World of Warcraft). Passiamo al terzo motivo del successo di questi titoli e questa riflessione proviene da Angry Birds e la sua “storia”. Nel’applicazione il contesto narrativo è rappresentato da un video di poche decine di secondi in cui dei porcellini verdi rubano le uova a degli uccelli che giustamente si arrabbiano (da qui il titolo, “uccelli arrabbiati” appunto) ed iniziano a scagliarsi sui porcellini con una fionda gigante. Per quanto appassionante, possiamo affermare che lo storytelling non sia il punto di forza di AngryBirds, ma il cinema non l’ha pensata allo stesso modo. Abbiamo dei protagonisti che sono stati visti da almeno miliardo di utenti (nel 2012 la Rovio annunciò entusiasta il raggiungimento di questo traguardo nei download), e parliamo solo della prima di circa 20 applicazioni create sullo stesso soggetto. In psicologia c’è un effetto che viene chiamato “mera esposizione”, per cui la semplice esposizione ad uno stimolo aumenta la nostra familiarità e quindi la positività di quello stimolo.

Sapendo che gli spettatori avebbero gradito rivedere i pennuti dell’applicazione, hanno dovuto “solo” creare una storia più dettagliata dato che gli elementi affinchè piacesse, o almeno motivasse gli spettatori ad una visione del film, erano già presenti. Se poi consideriamo che è un gioco per bambini e che spesso in famiglia a decidere cosa si guarda sono proprio i più piccoli, anche le ultime remore sui dubbi amletici modernizzati “Vedere o non vedere”: abbiamo già la risposta ed un incasso milionario.

By |2017-05-08T12:24:31+00:00luglio 6th, 2016|Cultura videoludica|0 Comments

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