Gotta Catch ‘em All: i cinque punti forti di Pokémon Go

A meno che voi non viviate su una zattera nelle paludi della Louisiana, circondati da moscerini e alligatori, avrete sentito parlare di Pokémon Go, il primo gioco per smartphone e tablet dedicato ai mostri tascabili che hanno popolato la nostra infanzia. Pokémon Go è un gioco che pesca a piene mani da un mondo ormai sviluppato in ogni sua parte, mantenendo tanti elementi comuni ai giochi classici riuscendo comunque a distaccarsene, creando un mondo a sé stante. Dopo averci giocato per una settimana, penso sia giunto il momento di tirare le somme, analizzando cinque punti che rendono Pokémon Go un gioco vincente.

1) Voglio andare dove mi va, e non fermarmi qua
Il principio base di Pokémon Go è che girando per la propria città è possibile catturare Pokémon che, grazie all’utilizzo della realtà aumentata, appaiono “realmente” nell’ambiente. Oltre alle creature digitali più famose al mondo è anche possibile trovare PokéStop, luoghi in cui fare rifornimento di PokéBall e strumenti vari, e le palestre, in cui allenare i propri Pokémon e sfidare altri allenatori. Ma per trovare tutti questi elementi è necessario macinare chilometri, muovendosi da un posto all’altro per assicurarsi uno zaino sempre pieno e Pokémon sempre più forti, per non parlare delle uova da far schiudere. Ho sentito anche persone fortemente sedentarie che cercano di ritagliarsi un momento nella giornata, anche solo una mezz’ora, per andare a fare una passeggiata con l’intento di “andare a caccia”, senza rendersi conto che quella piccola attività fisica rappresenta un toccasana per il loro benessere psicofisiologico.

 

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2) Giro e vagando per il mondo, la mia sfera lancerò
Ho sempre girato per Milano e amo scoprire posti nuovi, specialmente se poco battuti, ma devo ammettere che da quando uso Pokémon Go ho iniziato a notare dettagli della zona in cui sono cresciuto a cui non avevo mai prestato attenzione. Ci sono murales, targhe, piccoli monumenti o luoghi di ritrovo che sono registrati come PokéStop, diventando quindi una tappa obbligata ogni qualvolta mi ritrovi a fare una passeggiata. Perché magari quei posti li abbiamo sempre avuti davanti agli occhi, ci siamo passati davanti centinaia di volte, ma non abbiamo mai avuto l’accortezza di prestare attenzione e di notarli… almeno finché non è arrivata un’app che ci costringe a farlo per le dinamiche ingame!

 

 

3) Dai vieni qua, ad allenarti e divertirti con noi
Rimaniamo sempre nella fase di “caccia”, e vi racconto questo piccolo aneddoto: sabato avevo poco da fare, così mi sono messo a girare, cellulare in tasca e cuffie alle orecchie, per esplorare un po’ il mio quartiere. La cosa che più mi ha sorpreso è stata la quantità di persone di tutte le età che hanno colto la mia stessa occasione, sfruttando una bella giornata di sole non troppo afosa per aumentare di livello e catturare nuovi Pokémon. E posso assicurarvi che con ognuna di queste persone ricorreva più o meno lo stesso rituale: alzi lo sguardo dallo schermo, noti che c’è un’altra persona nelle vicinanze che sta guardando un po’ troppo a lungo il suo cellulare, speri che sia un allenatore, anche lui ti nota… e poi vi sorridete, con lo sguardo d’intesa più naturale e spontaneo che si sia mai visto. Magari, i più audaci si spingono anche a rivolgersi la parola, a chiedersi di quale team facciano parte, quali Pokémon hanno trovato in zona o se sanno dove sia possibile trovarne di rari. D’altronde si sa, nessuno può capire un allenatore quanto un altro allenatore!

 

4) Qui nessuno c’è più in gamba di me con la mia sfera Poké
Superato il quinto livello, ci verrà chiesto dal professor Willow di entrare a far parte di un team, scegliendo fra tre possibili opzioni che ricordano un po’ le case di Hogwarts: il Team Valor, il Team Mystic ed il Team Instinct, ognuno con le sue caratteristiche. Una volta entrati nel team sarà possibile affrontare le palestre avversarie, cercando in tutti i modi di far diminuire il loro valore, per poi sferrare l’attacco finale e conquistarle. Succede quindi di vedere una stessa palestra che nel giro di un giorno passa di mano più volte, con un nugolo di persone nella stessa zona prese dalla lotta. Però, come ci hanno sempre insegnato i videogiochi dei Pokémon, la correttezza è al primo posto e vige sempre il massimo rispetto per l’avversario, che anche se ha la divisa di un altro colore rimane pur sempre un piccolo sognatore, proprio come noi.

5) Gotta catch ‘em all1
E’ questo, secondo me, il punto che fa di Pokémon Go un vero successo. Quelli della no
stra generazione, nati agli inizi
degli anni Novanta, sono cresciuti con i Pokémon: in televisione, nelle merendine, nelle carte
collezionabili, negli articoli di cancelleria, e ovviamente nei videogiochi. Sognavamo tutti di raggiungere i fatidici dieci anni per poter indossare zaino e cappello, mettere un gilet e salutare la nostra famiglia, con la promessa di ritornare solo quando saremmo diventati gli allenatori più forti del mondo. Crescendo abbiamo però dovuto accettare una triste realtà in cui i mostri tascabili sono fatti di bit e non camminano liberi nell’erba alta, dove le tempeste non sono causate da Zapdos e soprattutto un mondo dove non ci sono Magikarp a saltare inutilmente per tutto il giorno. Ora possiamo finalmente vivere quel mondo, possiamo essere protagonisti attivi di un’esperienza unica che, grazie alla tecnologia, ci permette di realizzare un sogno lungo vent’anni.

 

Voi cosa ne pensate? Avete già giocato a Pokémon Go? Non vi resta che farcelo sapere: ora scusatemi, c’è un Scyther nelle vicinanze e devo catturarlo!

By |2017-05-08T12:24:31+00:00luglio 12th, 2016|Game Analysis|0 Comments

About the Author:

Nato a Milano (MI) il 16/05/1992 e cresciuto a pane e NES, la sua babysitter preferita si chiamava Mega Man. Tra un platform ed un picchiaduro, è riuscito anche a laurearsi in Scienze e Tecniche Psicologiche e a frequentare la magistrale in Psicologia del Benessere... ma il suo sogno rimane distruggere la macchina nel bonus stage di Street Fighter.