Videogiochi e famiglia

L’articolo di questa settimana è leggermente diverso rispetto a quelli a cui siete abituati. Vi rassicuro subito, parleremo anche questa sera di videogiochi, ma lo faremo intendendoli come mezzo e non come fine, cercando di scoprire come possano essere usati per comunicare, comprendere meglio e valorizzare alcuni aspetti di sé.
Recentemente ci è stata proposta la possibilità di collaborare con la Professoressa Manuela Cantoia, coordinatrice delle attività formative dello SPAEE (Servizio di psicologia dell’apprendimento e dell’educazione in età evolutiva) e docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, per organizzare e gestire un evento di formazione ed educazione al videogioco responsabile con alcune famiglie. L’evento, organizzato da AESVI (Associazione Editori Sviluppatori Videogiochi Italiana) in collaborazione con il Corriere Della Sera, ha avuto una buona affluenza ed ha costituito per noi un’ottima esperienza in cui mettere in pratica quanto imparato durante le ore spese davanti allo schermo ad ignorare i nostri genitori.

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Inizialmente è stato presentato il videogioco per quello che è, ovvero come una delle tante attività possibili con cui un bambino può trascorrere il proprio tempo libero. Si è subito sottolineato come il videogioco non sostituisca e NON DEBBA SOSTITUIRE le altre attività che un bambino svolge e che sono importanti per la sua maturazione. I genitori in particolare sono stati poi “educati ad educare” i propri figli all’uso corretto dei videogiochi, sia per quanto riguarda la durata di permanenza davanti allo schermo (o la distanza), sia per quel che riguarda l’indagine precedente all’acquisto di un nuovo titolo. Con nostro stupore abbiamo constatato come ci sia poca informazione anche rispetto al PEGI (Pan European Game Information) e alle possibilità di conoscere se il contenuto di un determinato gioco sia adatto o meno al proprio figlio, ed in questo senso sono stati anche informati rispetto alla supervisione di trailer o walkthrough reperibili su youtube.com o altri canali.
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L’intervento è stato pensato per destare curiosità e fornire consapevolezza rispetto a ciò che avviene durante l’attività di gioco, sia per ciò che prova e sente il bambino (in genere è lui il giocatore) sia per quello che vede l’adulto come osservatore di gioco e giocatore. Per mettere in comunicazione genitori e bambini è stata proposta una breve doppia intervista, cosicché entrambi potessero imparare qualcosa di nuovo sul punto di vista dell’altro. Questo momento di condivisione iniziale si rende necessario per le attività successive di gioco, in cui le famiglie venivano sfidate a provare un titolo tra quelli disponibili ed a individuarne le regole e gli obiettivi.

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Infine è stata prevista una parte di gioco libero in cui le famiglie collaborassero attivamente per trovare una soluzione ad un particolare livello o per capire le dinamiche di utilizzo un gioco o una console per loro nuove. L’incontro è terminato con un momento di debriefing con bambini e genitori, utile per rispondere alle ultime domande, ad eventuali curiosità e raccogliere le sensazioni dei partecipanti all’incontro, quasi sempre positive.
Questi incontri sono stati interessanti non solo e non tanto come esperienza personale e di gruppo, per cui ringraziamo AESVI, il Corriere Della Sera e la professoressa Cantoia per l’opportunità, ma sono stati preziosi per avvicinare due mondi che a volte sembrano inconciliabili. Sentire un genitore che dice “ah, non ci avevo mai pensato” alla provocazione di non spegnere la console senza che il bambino abbia salvato i progressi di gioco pareggia con la risata di un bambino che vede lo stesso genitore cimentarsi nel suo videogioco preferito. E’ stata un’occasione di formazione non solo da parte nostra verso le famiglie, ma anche dell’esperienza costruita insieme per il nostro team di lavoro; la nostra speranza è di aver lasciato ad i nostri partecipanti quanto loro hanno lasciato a noi.

By | 2017-05-08T12:24:31+00:00 settembre 13th, 2016|PsyTest|0 Comments

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