Gwent: un’ossessione

Chi ha giocato a The Witcher 3 sicuramente sa di cosa stiamo parlando; per tutti gli altri, invece, è necessario spiegare cosa sia il gwent. Nato come minigioco di The Witcher 3 da giocare all’interno di locande con i vari npc, per fornire una distrazione al giocatore alla stregua del poker di dadi del secondo capitolo della saga, per alcuni è diventato ben più di un modo di spezzare l’azione tra una quest e l’altra: è diventata un’ossessione. Non poche persone si sono trovate a lasciare in sospeso la ricerca di Ciri preferendo invece chiedere a ogni singolo mercante una sfida a gwent, per conquistare le tanto agognate carte.

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Il regolamento

Le regole sono semplici: 4 mazzi di carte (5 con il dlc Blood and wine), tre tipi di unità da gestire (fanteria, da distanza e da assedio) e varie carte speciali che cambiano le sorti della partita. L’obiettivo è vincere 2 turni superando l’avversario in potenza offensiva, gestendo al meglio le 10 carte che vengono fornite (a meno di particolari abilità, non è previsto che si peschi dal mazzo) e passare strategicamente la mano al momento giusto, magari perdendo un turno apposta per essere in grado di vincere il successivo. CD Projekt Red, dopo averci preso in giro per questa mania del gwent inserendo via dlc qualche personaggio sarcastico sull’argomento e un mercante che vorrebbe solo giocare a carte con voi, lamentandosi se invece vorrete effettivamente comprare qualcosa da lui, ha deciso di fare il grande passo: da oggi 25 ottobre di quest’anno partirà la closed beta di Gwent, un gioco stand-alone dedicato a tutti quei giocatori che non riescono più a farne a meno e per passare la scimmia del gwent anche a chi The Witcher 3 non l’ha mai giocato.

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Ce l’ho! Manca…

Ma cos’ha fatto diventare un gioco apparentemente innocuo in un’ossessione? Oltre al bilanciamento dei vari mazzi, che prevedono strategie differenti e uniche di approccio al gioco, e alla possibilità di gestire le nostre carte prima delle partite, in modo da creare delle strategie e non lasciare tutto al caso, c’è un altro fattore molto importante: il collezionismo. Ogni vittoria contro un nuovo sfidante porta con sé una nuova carta come ricompensa, e più importante è il personaggio che andiamo a sfidare, più è possibile che questi ci dia una carta unica, come una carta Eroe. Quindi se questo meccanismo è per noi appagante, è possibile sviluppare una certa dipendenza, un po’ come accade per altri giochi studiati ad-hoc per produrre questi effetti, come il caso di Destiny.

By | 2017-05-08T12:24:30+00:00 ottobre 25th, 2016|Game Analysis|0 Comments

About the Author:

Friulano di classe 1991, laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche nel marzo 2017 con la tesi "Gli effetti delle rappresentazioni di genere e dei contenuti violenti nei videogiochi sul comportamento". Ho iniziato a giocare all'età di 6 anni con il Sega Mega Drive e da lì non ho più smesso; tra Playstation Xbox PC e Nintendo non mi sono fatto mancare nulla. Mi piacciono gli RPG e gli sparatutto in primis, ma prediligo una forte componente narrativa a un multiplayer competitivo.