Neverending Nightmares – L’ombra della depressione

Neverending Nightmares, sviluppato da Infinitap Games e pubblicato nel 2014, non è solo un Indie horror game, ma un racconto autobiografico: il designer Matt Gilgenbach ha infatti dichiarato di aver creato questo gioco traendo ispirazione dalla sua stessa esperienza di depressione, cercando di comunicare quel senso di oppressione e terrore che lo accompagna da lungo tempo.

Il protagonista, Thomas, è un ragazzino preda di terribili incubi: il gioco inizia bruscamente con l’immagine di una bambina che tossisce sangue, e mentre l’inquadratura scende scopriamo che è stata accoltellata. Thomas si sveglia nel suo letto, spaventato, e ora tocca a noi controllarlo, esplorando la villa dei suoi genitori stanza per stanza. Durante il nostro viaggio, armati solo di una candela per illuminare gli angoli più oscuri, incontriamo sempre orrori diversi, dalle bambole di porcellana che ci seguono con lo sguardo o corrono verso di noi, fino ai pazienti di un ospedale psichiatrico che, con lo sguardo vitreo, si trascinano nei corridoi.

Da questi incubi non sembra esserci via d’uscita per Thomas: ogni volta che si imbatte in un’immagine cruda e traumatizzante, o che viene ucciso da una delle creature nella casa, Thomas si risveglia nel suo letto, in camera sua, solo per proseguire nell’orrore. Realtà e sogno non esistono più, non c’è modo di nascondersi dalle visioni sanguinarie, dai sensi di colpa, dalla confusione; una stanza dopo l’altra, un incubo dopo l’altro, riusciremo alla fine a scoprire cosa ha scatenato i terrori di Thomas: esistono tre finali diversi, a seconda delle scelte che faremo durante il gioco.

Neverending Nightmares è un gioco minimalista, come si addice a chi vede nella trasmissione di un messaggio il suo vero obiettivo: la grafica è semplice, 2D, dalle linee secche e nervose come fosse un disegno a china nera su un foglio bianco, fatta eccezione per il sangue, che rimane rosso e denso. La colonna sonora, a volte costituita da nient’altro che silenzi assordanti ed il respiro affannato di Thomas, contribuisce a creare e mantenere la tensione in un gioco che affronta con successo un tema importante: non una sensibilizzazione sul tema della depressione, ma una simulazione cruda e disturbante della faccia emotiva di questa patologia, persistente ed affaticante, che va affrontata ogni giorno da chi ne è affetto, anche quando non si ha alcuna speranza di uscirne.

Non è la prima volta che parliamo di depressione e videogiochi: recuperate l’articolo!

GIOCABILITA’: 4/5
IMMERSIONE: 3/5
IMPATTO EMOTIVO: 5/5
MOTIVAZIONE: 3/5
CREATIVITA’: 5/5

USER EXPERIENCE: 4/5

By |2017-05-15T14:23:42+00:00dicembre 26th, 2016|Game Analysis|0 Comments

About the Author:

Dottoressa in Neuroscienze Nata il 2/10/1991 a Bergamo. Dopo aver trascorso un semestre presso l’Università di Leeds (UK), si laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche presso l’Università di Bergamo, per poi conseguire la specializzazione in Neuroscienze presso l’Università degli Studi di Trento, ottenuta nel 2016. Entusiasta videogiocatrice sin da piccola, partendo da Commander Keen sul computer dello zio e passando per le serie di Pokèmon e Final Fantasy, si specializza poi negli Indie Games per PC. Attualmente è dottoranda presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, occupandosi di progetti di studio di Realtà Virtuale, User Experience e Serious Gaming.