5 motivi per cui proibire i videogiochi è una scelta controproducente

Oggigiorno, benchè le generazioni che hanno conosciuto i videogame stiano iniziando a diventare genitori, e quindi ci si può aspettare una progressiva apertura verso il mondo di console e computer, è ancora facile imbattersi in frasi del tipo “non mi sono mai piaciuti i videogiochi, è molto meglio far giocare i nostri figli all’aperto!”. Senza approfondire il fatto che una forma di gioco non esclude l’altra, e che la soluzione migliore è sempre quella che sta nel mezzo, ecco 5 buoni motivi per cui proibire i videogiochi ai ragazzi di oggi è una cosa priva di senso.

  1. L’ESCLUSIONE CULTURALE – Che piacciano o no i videogiochi sono un vero e proprio fenomeno culturale. Li trovate in televisione, al centro commerciale, negli smartphone, ma anche nelle scuole, nei campi da calcio… insomma ovunque. Com’è possibile? Semplice, basterà ascoltare i discorsi dei giovani per sentire che mentre sono a scuola parlano di Pokèmon, Clash Royale, Final Fantasy; al campo di calcio si paragonano ai giocatori di FIFA, sul telefonino hanno giochi di vario genere e indossano maglie con riferimenti videoludici. Questo panorama non deve spaventare, in quanto prodotto della cultura orientata al marketing di cui facciamo parte. Il punto è un altro: proibire i videogiochi significa isolare i propri ragazzi dal mondo culturale moderno, impedendogli di comprendere dei simboli, dei linguaggi e dei riferimenti, utili a socializzare e a confrontarsi con i propri pari. Questa esclusione culturale vale effettivamente il pregiudizio che i videogame si portano appresso?
  2. IL PROIBIZIONISMO GENERA CONTRABBANDO – Diciamo che il discorso sull’esclusione culturale dal gruppo dei pari non ha convinto un fantomatico genitore X e che quest’ultimo sia ancora deciso a negare i videogiochi ai propri figli. Ora, è effettivamente un progetto realizzabile? Un nativo digitale contro un genitore che come unico alleato ha il parental control? Date tempo al ragazzo di arrivare alle soglie dell’adolescenza e il genitore si troverà col parental control disattivato senza neanche accorgersene. I nativi digitali hanno una marcia in più per quanto riguarda le new tech, il che significa che nonostante le proibizioni genitoriali riusciranno a bypassare la sicurezza e ad accedere ai contenuti che gli interessano. Il rischio è però che tali contenuti diventino “merce di contrabbando”, spingendo i ragazzi verso contenuti inadatti senza che i genitori riescano ad accorgersene. Ancora una volta, il santo vale la candela?
  3. IGNORANZA NELL’UTILIZZO DEL MEDIUM – Il quadro delineatosi nel paragrafo precedente è abbastanza chiaro, ma se il nostro caro genitore X decidesse di ricredersi potrebbe evitare una situazione alquanto spinosa. Questo non significa lasciare carta bianca ai figli nell’utilizzo di videogiochi, ma affiancarli nella scoperta di questi ultimi, effettuando una vera e propria Media Education. Ciò permette al genitore di imparare qualcosa sul mondo videoludico (magari comprendendo cosa effettivamente i videogiochi sono e significano per i ragazzi), come ad esempio i sistemi per valutarne i contenuti (PEGI e simili) e nel contempo insegna al ragazzo come utilizzare i prodotti dello stesso (quanto tempo dedicarvi, come reagire a emozioni contrastanti, come esplorare l’online, ecc). In questo modo, innanzitutto si evita il pericolo del contrabbando: si può avere un controllo, o quantomeno un’idea, dei contenuti a cui sta accedendo il ragazzo e gli si possono insegnare i pericoli della rete. Meglio prevenire che curare, o in questo caso, meglio esplorare che demonizzare. Senza considerare che il videogioco non dev’essere considerato ponte culturale esclusivamente tra i gruppi di pari, ma può essere usato anche come connessione generazionale, creando una piattaforma comune di condivisione genitore-figlio.
  4. ESCLUSIONE DA EFFETTI BENEFICI – Perché nonostante si pensi che i videogiochi facciano esclusivamente male, è opinione scientifica condivisa che questi comportino svariati effetti positivi, sia mentali, che cognitive. Migliori abilità visto-spaziali, oculomotore, di resilienza, aumento di creatività, problem solving, gestione emotiva sono solo alcuni dei vantaggi che sono stati scientificamente attestati. 
  5. NEGAZIONE DI SCENARI FUTURI – Non dimentichiamo che oggigiorno, soprattutto visti i tempi di crisi, i videogiochi possono essere considerati uno sbocco professionale. C’è gente che li progetta, che li disegna, che li utilizza come strumento professionale e che ne fa uso competitivo. Giusto per puntualizzare anche in Italia il CONI ha riconosciuto i giochi elettronici in quanto sport ed esistono anche le squadre nazionali di vari giochi (League Of Legend, Hearthstone, ecc). Pensate che non sia una carriera degna di nota? Ditelo a quelli che vincono milioni partecipando a tornei nazionali o internazionali o agli youtuber che raggiungono la notorietà di attori e calciatori filmandosi mentre giocano…

Per concludere, il punto focale del discorso è che è sempre meglio istruire piuttosto che negare, anche perché il futuro è imprevedibile e la società mutevole, dunque meglio preparare i ragazzi di oggi a ciò che sarà domani, piuttosto che ancorarli a ciò che fu per le vecchie generazioni, rischiando di estraniarli dalla cultura moderna.

By |2017-06-12T10:24:49+00:00gennaio 5th, 2017|5 motivi per cui..., Media Education|0 Comments

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