Videogiochi e politica: tra censure, ispirazione e riflessioni

Sempre più spesso si sente parlare di complotti, massoneria, truffe e inganni da parte di poteri forti o forze superiori; l’idea di cospirazioni a livello globale ha sempre affascinato e spaventato allo stesso tempo le persone.

Questa persistente condizione di dubbio, di disorientamento e d’incertezza ha offerto trame e scenari tra i più disparati per diversi film e ovviamente a svariati videogiochi.

Diversi titoli videoludici han saputo suscitare molte emozioni, quali paura, tristezza, gioia e rabbia, ma soprattutto curiosità e senso del dubbio e smarrimento, di perdita del controllo e di assenza di un libero arbitrio.

Imporre dubbi e riflessioni di carattere esistenziale o sul significato del potere (di chi lo detiene e lo controlla e chi ne viene soggiogato inconsapevolmente) è divenuta di norma il filone guida di molte saghe videoludiche.

Titoli quali ad esempio Bioshock, la saga di Deus ex, oppure Dishonored pongono davanti verità celate e controverse sotto molti punti di vista come quelli etici, oppure scomodi e che fan leva sui più bassi sentimenti umani quali l’avidità e la ricerca di sempre maggior potere; inganni e spionaggio il tutto a fini e scopi ignoti o come obbiettivo il raggiungimento utopico di “mondo perfetto”.

Ci si imbatte in possibili scenari che ci fan riflette su sconosciuti epiloghi che può portare l’avanzamento scientifico, infatti molti titoli sbattono in faccia ai giocatori la possibilità che l’umanità raggiunto un preciso traguardo tecnologico, si ritrovi soverchiata dal progresso stesso, il quale diviene la causa della sua caduta e rovina, oppure del suo cambiamento.

Il giocatore si ritrova a rivestire i panni di una pedina, sempre, sia che si tratti di un rivoluzionario intento a rivoltare il sistema e a svelare ciò che si nasconde dietro, sia se veste i panni di chi difende (inconsapevolmente o consciamente) lo status quo vigente e presente nel gioco.

La politica viene definita come “prassi conforme” a determinati principi o direttive nell’esercizio di un’attività o di un potere decisionale, un qualcosa di astratto, immateriale, ma che trascende i più basilari bisogni dell’uomo e che ci si affanna ad ottenere e trattenere poi per sé.

I videogiochi han mostrato aspetti che vanno al di là della cruenta diatriba tra il giusto e lo sbagliato, ponendo interrogativi sull’effettiva necessità di scoprire la verità, una menzogna può essere utile a tutti o solo a pochi.

Titoli celebri come Assasin’s Creed ci proiettano nei mondi delle gilde segrete, trame apocalittiche quali i capitoli di Resident Evil ci mostrano come l’avidità e la ricerca del controllo globale di cooperative private come la UMBRELLA si spingano oltre i limiti dell’etica e della ricerca, oppure come in diverse campagne militare, i giocatori si ritrovano ad essere puri e semplici esperimenti, cavie umane o prodotti artificiali in balia di stati autoritari e tiranni (che molto spesso gettano cenere negli occhi o giustificano in modo inappropriato i loro metodi), un esempio Halo o lo stesso Deus ex.

In conclusione, in molti titoli, nuovi o vecchi, la trama dei videogiochi non è mai limpida, ma spesso molte informazioni sono occultare e devono essere ricercate.

Una ricerca che ha spinto molti appassionati a fare la stessa cosa in modo trasversale anche nella realtà, molti videogiochi sono per tale motivo stati censurati, sia per cause legate al buon costume certo, ma anche per motivi diplomatici e di sicurezza.

Non son sfuggite, da parte di diversi governi, citazioni, allegorie e parallelismi riferiti ad avvenimenti o a politiche in chiave di lettura negative, oppure per motivi di political correct molti titoli han subito delle variazioni e cambiamenti di nomi, luoghi o lo stesso aspetto fisico dei personaggi ha subito variazioni.

Un chiaro esempio è quello che si ritrova in Fallout 3, dove l’arma “fat boy” (un mini cannone lancia atomiche) subì la modifica del nome in Giappone per non additarsi contro l’opinione pubblica, poichè era un chiaro riferimento alla little boy, ossia una delle due atomiche che vennero sganciate durante la seconda guerra mondiale sul suolo nipponico.

Sempre per tali motivi la quest dell’armamento dell’atomica nella città di Megaton non è disponibile nella versione giapponese, oppure come per il Pokèmon Jynx a cui gli fu schiarita la pelle perché la Nintendo ricevette diverse lamentele dalle diverse popolazioni di colore.

Insomma, i videogiochi nel corso degli anni han trasmesso a diverse generazioni la curiosità e il timore di società segrete, hanno saputo instillare il dubbio e la paura di poter essere manipolati, sono stati oggetto di censure e tutt’ora di critiche, affermandosi come uno dei più efficaci e controversi media che la nostra società ha saputo sviluppare.

By | 2017-05-08T12:24:26+00:00 gennaio 6th, 2017|Gamer's Mind|0 Comments

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Laureato in psicologia, appassionato del mondo nerd e di ciò che ruota attorno ad esso, affascinato dalla cultura pop e underground del fumetto, cinema e dei videogiochi. Personaggio interessato a studiare i rapporti e i costumi antropologici della sub cultura contemporanea legata alla realtà videoludica. Amante di ogni genere di videogioco, da quello automobilistico cresciuto con Gran Turismo, agli FPS, GDR, MMORPG, ma se dovessi scegliere opterei per la classica trilogia di Prince of Persia.