Feels: Halo

Come i film, i videogiochi sono capaci di intrattenerci, divertirci e a volte pure emozionarci; ma come mai ci ritroviamo a provare sentimenti come l’empatia verso dei personaggi creati al computer?
Voglio raccontare di episodi della mia storia da videogiocatore che mi sono rimasti particolarmente impressi e perché: sono racconti personali di momenti che mi hanno colpito e che mi hanno costretto a fermarmi un attimo a riflettere, un’esperienza che probabilmente la maggior parte dei giocatori si è trovata ad affrontare prima o poi.

Avviso: gli articoli tratteranno spesso di un gioco nella sua interezza e se sono presenti spoiler sarà debitamente riportato.

Spoiler per Halo: Combat Evolved (2001)

Halo ha segnato per me il passaggio dai videogiochi platformer e di rally sulla prima Playstation agli FPS, non a caso diventando uno dei miei giochi preferiti. Per la prima volta mi sono trovato alle prese con una trama avvincente e personaggi, come l’intelligenza artificiale Cortana e il supersoldato Master Chief, che a distanza di anni sono diventati pietre miliari dei videogiochi.
A sorpresa però, chi mi è rimasto più impresso del primo capitolo di Halo non ha nemmeno un volto.

Echo-419, o Foehammer, è una pilota di Pelican che si “incontra” per la prima volta nella seconda missione del gioco. I Pelican sono delle navette da sbarco e Foehammer è solamente una voce via radio e non la si vede mai di persona durante il gioco. Dopo che noi avremo incontrato e salvato alcuni marines, Echo-419 atterrerà per portarli in salvo alla base, ritornando indietro per ogni gruppo finché, a fine missione, anche noi le chiederemo un passaggio per andarcene: da qui in poi è una presenza costante, in quanto è l’unica navetta di supporto a nostra disposizione. Nelle missioni successive ci porterà a destinazione e fuori dai guai, ci farà avere i rinforzi e i veicoli necessari a proseguire, volando da zone di combattimento come la spiaggia del Silent Cartographer ai tunnel sotterranei verso la sala di controllo di Halo, fino a una palude nella quale si incontrano i Flood, mostruosi parassiti introdotti nel gioco creando un’atmosfera di tensione tale da risultare per me più spaventosi di un qualsiasi horror.

A questo punto la voce di Cortana e quella di Foehammer sono per me famigliari quasi allo stesso modo, avendomi accompagnato per la maggior parte del tempo, fino agli atti finali del gioco. L’ultima missione prevede di farsi strada all’interno dell’astronave sulla quale si inizia la storia, ormai invasa dai Flood, per farne esplodere i reattori in modo da creare una reazione a catena e distruggere Halo, sventando la minaccia che rappresenta ed eliminare i Flood. Dopo combattimenti molto lunghi e difficili, parte un conto alla rovescia e ci ritroviamo a dover prendere una jeep per fuggire dal caos, farci recuperare da Echo-419 ed andarcene così dal mondo ad anello.

Arrivati però sulla piattaforma in tempo per l’appuntamento Echo-419 non c’è, e una confusa Cortana cerca di contattare la pilota via radio, quando all’improvviso sbuca il Pelican; ha un motore in fiamme ed è inseguito da due caccia nemici. Via radio arrivano le grida disperate di Foehammer che sa di non poter più controllare la navetta mentre ci sorvola senza potersi fermare, per poi andarsi a schiantare centinaia di metri più lontano. Dopo alcuni secondi di silenzio, Cortana ha una seconda soluzione per la fuga, ma io ho bisogno di una pausa perché inaspettatamente mi ritrovo a piangere per Echo-419, perché?
Durante il gioco muore anche un altro personaggio, per trama molto più importante di lei, ma non mi ha suscitato le stesse emozioni: mi sono reso conto che il rapporto esclusivo col pilota mi ha portato ad affezionarmi molto di più a lei che a chiunque altro, in quanto era un punto fisso e sempre di natura positiva, un aiuto concreto nel portare a termine la missione e la certezza di essere portati via alla fine dei combattimenti. Nei momenti finali del gioco durante la fuga per me era naturale pensare che arrivato a destinazione sarei stato tratto in salvo, ma la scena inaspettata e la voce sempre calma trasformata in un grido di terrore mi hanno toccato molto più quanto credessi, facendomi provare sincera tristezza per la morte di un personaggio secondario al quale non si ha nemmeno un viso da collegare, ma solo una grossa astronave grigia nel cielo.

By |2017-05-08T12:24:26+00:00gennaio 16th, 2017|Feels|0 Comments

About the Author:

Friulano di classe 1991, laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche nel marzo 2017 con la tesi "Gli effetti delle rappresentazioni di genere e dei contenuti violenti nei videogiochi sul comportamento". Ho iniziato a giocare all'età di 6 anni con il Sega Mega Drive e da lì non ho più smesso; tra Playstation Xbox PC e Nintendo non mi sono fatto mancare nulla. Mi piacciono gli RPG e gli sparatutto in primis, ma prediligo una forte componente narrativa a un multiplayer competitivo.