Dark Souls – la rinascita di un videogiocatore

Dark Souls. un titolo che è entrato a far parte dell’immaginario collettivo dei videogiocatori moderni, sia tra chi ci ha giocato, sia tra chi invece si è tenuto alla larga per un motivo o per un altro da questo titolo, fatto sta che la sua “fama” lo precede oramai.

A migliaia hanno scritto elogi e critiche, girato documentari e riprese varie, registrato video di gameplay, creato parodie e tributi, confezionato abiti, disegni, tele, gadget vari, sempre lodando il sole.

Cosa si può dire di più su questo gioco che non sia già stato affrontato da altri? temi quali la sfida che offre, l’immedesimazione, l’impegno che richiede e la correlata curva di apprendimento che ne consegue, il senso di meraviglia e di spaesamento nel ritrovarsi catapultati in mondi così vasti, il sorgere del desiderio di esplorazione, la brama di collezionare ogni oggetto incantesimo, il voler scoprire ogni segreto e sfumatura celata nella storia o “lore” che non si narra ma si legge, insomma…Dark Soul’s.

Tutte queste tematiche non sono possibili da riassumere e argomentare in un solo articolo e non mi sentirei neppure la persona più indicata, ma quindi di cosa desidero discutere?

In questo articolo che state leggendo non troverete alcun tipo di analisi del videogioco e neppure alcun giudizio o critica, per queste cose vi son ben altre figure più autorevoli della mia, ma voglio invece riportare ciò che fu la mia esperienza, una singola storia che potrà essere comune ad alcuni di voi o che potrebbe diventare per altri.

Risale al 2013 la mia scoperta di tale gioco, avevo abbandonato da tempo le console perché trovavo ormai insoddisfacente quel tipo di passatempo, non perché considerassi troppo facili i videogiochi di allora, ma semplicemente mi ritrovai ad esserne annoiato.

Inizia a vedere le piattaforme quali Youtube e Facebook sommerse da meme, immagini, commenti, recensioni e video al riguardo di un certo gioco, un gioco strano, difficili all’inverosimile per alcuni ed estremamente gratificante per altri, con un titolo particolare, “Dark Souls”.

Sul momento iniziai a guardare e seguire anch’io alcuni video, incuriosito dall’ambientazione fantasy; ne rimasi talmente rapito dai meccanismi di gioco e dai duelli, tanto quanto ne fui disincantato dal volerci solamente provare a giocarci proprio per la sua impostazione caotica, complessa e priva di istruzioni chiare e immediate, insomma la pigrizia e la paura di spendere inutilmente soldi prevalsero.

Misi subito in sordina l’idea di fare un acquisto del genere e mi limitai a seguire il tutto come osservatore distaccato; sembrava avessi abbandonato completamente l’idea di tornare a giocare a qualsiasi titolo video ludico, fino a quando non notai che l’entusiasmo per questo gioco continuava a crescere tra la folla, un’intera community di appassionati si stava levando in piedi a braccia alzate, al grido “PRAISE THE SUN!”; fu così che venni soggiogato nuovamente dalla curiosità.

Decisi che un tentativo meritava di esser fatto, non avevo nulla da perdere, ma solo da guadagnarci in quel periodo burrascoso in cui mi ritrovavo.

Appena mi cimentai nell’impresa fu subito disprezzo; cominciai a provare un odio e una frustrazione che potevano solo far prospettare due tipi di risultati, il completo annientamento di ogni mio interesse per i videogiochi, oppure ciò che invece accadde, ossia alla mia resurrezione da videogiocatore.

Tra le sconfitte e le vittorie, non mi si palesò davanti semplicemente quel richiamo di ciò che provavo un tempo, non ero difronte ad un eco o a un riflesso, ma fu come provare un nuovo e palpitante gorgoglio di entusiasmo, completamente nuovo.

Col tempo cresceva un desiderio e uno stimolo che mi spingevano a continuare, quasi un bisogno a giocare e crescere interiormente sia nelle abilità che nelle conoscenze di quel modo.

A distanza di quattro anni mi ritrovo qua a trattare nel dettaglio questa mia esperienza, ad aver giocato più volte questo titolo e tutti quelli che ne son conseguiti o che lo hanno preceduto, a sentirmi parte di una comunità unita sotto un titolo che ha saputo regalare e stupire in modo non convenzionale forti emozioni, negative e positive.

In queste ultime righe non voglio elogiare, ma bensì ringraziare questo gioco, il quale mi ha tenuto compagnia, mi ha divertito e appassionato, che mi ha permesso di conoscere storie e personaggi meravigliosi e che ha saputo regalarmi un sentimento di appartenenza a una comunità di persone con la mia stessa curiosità e fascino per un mondo così magico, a tratti oscuro e lucente, divertente, ma anche triste.

La mia passione per i videogiochi era come una fiamma che si stava per estinguere, ma che invece è tornata ad ardere più che mai, un falò, segno di una mia nuova era da videogiocatore.

By | 2017-05-08T12:24:22+00:00 marzo 5th, 2017|Cultura pop e videogame|0 Comments

About the Author:

Laureato in psicologia, appassionato del mondo nerd e di ciò che ruota attorno ad esso, affascinato dalla cultura pop e underground del fumetto, cinema e dei videogiochi. Personaggio interessato a studiare i rapporti e i costumi antropologici della sub cultura contemporanea legata alla realtà videoludica. Amante di ogni genere di videogioco, da quello automobilistico cresciuto con Gran Turismo, agli FPS, GDR, MMORPG, ma se dovessi scegliere opterei per la classica trilogia di Prince of Persia.