Feels: Metal Gear Solid V The Phantom Pain

Come nei precedenti articoli, anche qui racconterò di momenti della mia vita di videogiocatore che mi sono rimasti particolarmente impressi per le emozioni suscitatemi.

L’articolo contiene spoiler per Metal Gear Solid V: The Phantom Pain (2015)

I momenti emozionanti di questa saga sono molti ma, ahimè, non posso parlare di scene come il finale di Metal Gear Solid 3: Snake Eater in quanto la mia esperienza si limita a MGS: Peace Walker, MGS 4: Guns of the Patriots e a MGS V: The Phantom Pain. È proprio da quest’ultimo e controverso capitolo della saga che ricavo uno dei momenti più recenti che mi hanno fatto dire “non sto piangendo, ho solo qualcosa nell’occhio!”.

The Phantom Pain è un gioco molto lungo e impegnativo, con una storia e dei personaggi fantastici a mio avviso: ma lasciamo qualsiasi critica sul gioco incompleto e il capitolo mancante, vorrei concentrarmi su una singola missione, presente nel capitolo II e quindi molto il là nella trama; la si può giocare solamente dopo aver completato tutta la trama principale. Partiamo da una premessa: in questo capitolo, come in Peace Walker, è possibile utilizzare il sistema Fulton (un palloncino glorificato) per recuperare vivi i soldati nemici dal campo di battaglia e portarli alla Mother Base e reclutarli tra le nostre fila per formare il nostro esercito personale. Questi soldati possono poi essere assegnati alla difesa della base, alla ricerca e sviluppo, all’infermeria o inviati in missione, ed inoltre possono non essere molto collaborativi e causare problemi e violenze se non adatti. Passeremo quindi molto tempo a fare microgestione del personale, in primo luogo selezionando chi recuperare in base alle sue abilità e in seguito chi licenziare per cattiva condotta o per inefficienza. Questi poi non saranno solo dei nomi in un menu di gioco, ma saranno presenti fisicamente durante le nostre visite alla Mother Base e ci saluteranno, e potremo anche usarli in sostituzione di Snake per compiere le missioni.

Con il Fulton si possono recuperare anche altre… risorse.

È chiaro quindi che nonostante il gioco non sia un RPG e non ci siano opzioni di dialogo per approfondire la conoscenza con i soldati che abbiamo (forzatamente) reclutato, risultino comunque importanti per noi. Così quando ad un certo punto del gioco ci troviamo a fronteggiare una epidemia mortale sulla Mother Base dobbiamo essere in grado di capire chi mandare in quarantena per prevenire il diffondersi dell’infezione, salvando la vita a più personale possibile, pur soffrendo inevitabilmente di perdite anche importanti che vanno ad incidere sull’efficacia dei vari reparti. Dopo aver risolto questa brutta situazione il più in fretta possibile, pensavo di essermi lasciato alle spalle il problema e che il mio staff ora fosse sereno. E qui mi sbagliavo. Come preannunciato, dopo la trama principale e alcuni altri eventi verremo informati da Miller che c’è stata una seconda infezione del letale parassita tra il personale della base, ed ora è compito diretto di Snake andare sulla piattaforma di quarantena a salvare il salvabile, e di eliminare chi non ha possibilità di sopravvivere. Veniamo accolti da una struttura devastata, con il personale che per il panico e per l’effetto del parassita si è rivoltato contro sé stesso. Raggiunti i piani superiori, veniamo dotati di un visore in grado di indicare chi è contagiato evidenziando la presenza del parassita nella gola e torniamo sui nostri passi per controllare i sopravvissuti e portarli in salvo. Tristemente, piano per piano stanza per stanza, troviamo solo persone contagiate che siamo costretti ad uccidere una ad una, venendo di volta in volta pregati di non farlo dai poveri sventurati e ricevendo ogni volta un malus, una diminuzione in “eroismo”, indicatore del rispetto che lo staff ha nei nostri confronti; il tutto mentre Emmerich via radio ci accusa di assassinare i nostri stessi uomini. Infine, giungiamo a una stanza che precedentemente era chiusa.

We live and die by your orders, boss

All’interno troviamo un gruppetto di soldati infetti armati intenti a giustiziare un compagno anche lui infetto: appena vedono che a entrare è Snake, depongono le armi e si mettono tutti sull’attenti in attesa: a questo punto ho dovuto prendermi un momento di pausa perché la era scena così toccante che non sono riuscito subito a fare ciò che andava fatto: sparare anche a loro che stavano lì, uno a uno ritti in piedi in attesa senza un lamento. Dopo aver passato decine di ore di gioco a selezionare i miei nemici, a risparmiarli e a reclutarli come alleati, alla fine della giornata nessuno è stato salvato e Snake esce dalla piattaforma di quarantena com’era arrivato, da solo.

By | 2017-05-08T12:24:21+00:00 marzo 29th, 2017|Feels|0 Comments

About the Author:

Friulano di classe 1991, laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche nel marzo 2017 con la tesi "Gli effetti delle rappresentazioni di genere e dei contenuti violenti nei videogiochi sul comportamento". Ho iniziato a giocare all'età di 6 anni con il Sega Mega Drive e da lì non ho più smesso; tra Playstation Xbox PC e Nintendo non mi sono fatto mancare nulla. Mi piacciono gli RPG e gli sparatutto in primis, ma prediligo una forte componente narrativa a un multiplayer competitivo.