I giochi violenti non fanno male al cervello: svolta nella ricerca scientifica?

Giocare con gli sparatutto sembrerebbe non renderci dei mostri insensibili alla violenza e incapaci di comprendere gli stati d’animo di chi soffre. Se rientrate in quella categoria di persone che giocano per più di due ore al giorno agli FPS, sappiate che una ricerca condotta in Germania sembrerebbe dimostrare che tale attività non dovrebbe indurre cambiamenti significativi in quelle aree cerebrali deputate al controllo dell’aggressività e dell’empatia, ovvero la capacità di comprendere le emozioni altrui. In sintesi, parrebbe che giocare a Call of Duty o titoli simili non comprometta la nostra umanità.

Come molti di voi sapranno, a lungo la ricerca si è impegnata nel rilevare gli effetti negativi causati dall’uso di videogiochi violenti, tanto che pure noi ne abbiamo spesso discusso, talvolta portando qualche appunto, ma senza mai rinnegare i risultati ottenuti scientificamente. La letteratura, al momento, riporta risultati molto interessanti: tra questi, aveva fatto scalpore una pubblicazione (Greitemeyer, 2013) in cui si sosteneva che l’uso di giochi violenti rendesse più difficile alle persone scandalizzarsi davanti a situazioni di violenza nella vita comune, alterando la percezione di un evento aggressivo nella quotidianità, facendolo sembrare erroneamente innocuo. Tale desensibilizzazione alla violenza comporta un rischio molto elevato, siccome questo errore percettivo potrebbe impedirci di chiamare soccorsi per qualcuno bisognoso di aiuto che sta venendo aggredito. Una questione seria. Questo studio aveva fatto sospettare che l’uso di videogame dal contenuto aggressivo potesse portare non solo disordini sociali, ma anche compromettere lo sviluppo cognitivo ed emotivo delle persone.

La ricerca condotta da Szycik, Mohammadi, Muente e te Wildt (2017) parrebbe mettere un freno a queste paure. I ricercatori tedeschi, interessati alla questione per via della diffusione crescente di titoli violenti e dei disagi legati ad un loro uso compulsivo, si sono contraddistinti dai loro predecessori: infatti, gli esperimenti condotti nelle ricerche “classiche” hanno finora misurato gli effetti dei videogiochi aggressivi nei minuti o nelle ore immediatamente successive al loro utilizzo, basandosi sugli effetti a breve termine da essi innescati. In questo caso, invece, è stato studiato un campione costituito da partecipanti maschi abituati all’uso di sparatutto in prima persona (Call of Duty, Battlefield, o Counter-Strike) da almeno 4 anni, e con un minutaggio di gioco giornaliero non inferiore alle 2 ore, che poi si è rivelato essere decisamente superiore, dalle 3 alle circa 5 ore (personalmente, sconsiglierei di videogiocare così tanto). Questi 15 soggetti sono stati affiancati da un gruppo di controllo non abituato ai giochi violenti e all’uso quotidiano di un qualunque tipo di videogame. L’esperimento è stato condotto quando ogni persona era in “astinenza” dall’uso di videogiochi da almeno 3 ore. I partecipanti hanno dovuto rispondere a delle domande che rilevassero i loro diversi livelli di aggressività ed empatia, per poi commentare delle immagini relative sia a stimoli neutri che emotivamente significativi, spiegando come si sarebbero sentiti al posto dei protagonisti delle vignette, mentre erano sottoposti ad una risonanza magnetica funzionale (fMRI), al fine di studiare cosa effettivamente accadesse nei loro cervelli. In pratica, questi studiosi, dopo aver misurato i livelli di aggressività ed empatia di ogni partecipante, hanno cercato di osservarne l’attività cerebrale nel momento in cui erano impegnati a immedesimarsi nei panni di un’altra persona. Ovviamente, chiunque, intuitivamente, si sarebbe aspettato che i giocatori appassionati di sparatutto, abituati a giocare per così tante ore in un giorno, avrebbero riportato aggressività più elevata e minore empatia.

I risultati? Praticamente equivalenti. Non sono risultate differenze significative nei livelli di aggressività ed empatia tra i giocatori accaniti e quelli “occasionali”, sia per quanto riguarda i test psicologici, sia da quanto riscontrato dall’utilizzo della fMRI, che sembrerebbe indicare risposte neurali simili tra i due gruppi. Insomma, non ci sarebbero conseguenze a lungo termine nel nostro cervello in seguito all’utilizzo di videogame violenti. Le conclusioni di questa ricerca potrebbero avere un effetto potentissimo, dal momento che si tratta di una delle poche, se non l’unica, ad aver studiato le conseguenze dei giochi non negli attimi immediatamente successivi al loro utilizzo, ma in persone abituate ad un loro uso intenso da molti anni. Sembrerebbe sostenere, quindi, che i giochi violenti non portino nel nostro cervello quei cambiamenti tanto temuti da una certa letteratura scientifica. Anche gli autori della ricerca sembrano essere stati presi in contropiede: evidentemente, potrebbero esserci delle differenze nelle conseguenze dell’uso di questo tipo di prodotti videoludici tra il breve e il lungo periodo.

Possiamo affermare, per concludere, che gli effetti dei giochi violenti osservati dalle precedenti ricerche non vengono smentiti: essere più irascibili o meno sensibili a stimoli violenti sono conseguenze dei giochi dal contenuto aggressivo, ma che ora possono essere contestualizzate in un lasso di tempo non eccessivamente lungo. Certamente, andrebbe fatta maggiore luce sulla questione: dovrebbero essere svolti più studi che si focalizzino sulle conseguenze a lungo termine che questi titoli potrebbero avere su di noi. Aspettando che la scienza faccia i suoi progressi, ricordatevi che, nel frattempo, se qualcuno vi dice che ricorrere agli sparatutto come espediente di intrattenimento vi cambierà e vi peggiorerà il cervello, se non la vita, potrete rispondere che al momento la scienza non lo dimostra.

Fonti

http://www.stateofmind.it/2017/03/videogiochi-violenti-aggressivita/

Greitemeyer T. (2013). Intense acts of violence during video game play make daily life aggression appear innocuous: A new mechanism why violent video games increase aggression. Journal of Experimental Social Psychology 50 (2014) 52–56.

Szycik G.R., Mohammadi B., Münte T.F. and te Wildt B.T. (2017). Lack of Evidence That Neural Empathic Responses Are Blunted in Excessive Users of Violent Video Games: An fMRI Study. Frontiers in Psychology, 8: 174.

By |2017-05-08T12:24:20+00:00aprile 23rd, 2017|Gamer's Mind|0 Comments

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