Ve lo siete mai chiesto? Quando giocate a un videogioco, a prescindere dal ruolo che state interpretando, portate la vostra personalità e motivazioni in quello che fate. Di ritorno, questi definiscono lo “stile” medio con cui affrontiamo il gioco. Vi lanciate subito nel multiplayer lasciando perdere la campagna? Non passate all’area successiva prima di aver raccolto tutti i collezionabili? Ripetete dieci, cento, mille volte lo stesso circuito per battere i record? Dagli studi di Richard Bartle del 1996 è emerso un metodo per classificare i giocatori, o meglio una vera e propria tassonomia. In origine è stata pensata per MMO e altri giochi in chiave multigiocatore, ma è stata in seguito ampliata anche alle storie singleplayer. Ma in cosa consiste? La classificazione originale di Bartle contiene quattro “caratteri” fondamentali, che sono:

Killers: gli “assassini”, in questa categoria ricadono sia i giocatori più abili nel confrontarsi con gli altri sia i cosiddetti griefer: persone che si impongono sul mondo di gioco e sugli altri tramite il numero di uccisioni.

Achievers: sono i giocatori votati al raggiungimento degli obiettivi e al superamento di sfide; un gioco soddisfacente è quello che li mette di fronte a una sfida che metta a prova le proprie abilità. Un esempio? Hakam Karim, o “Hakoom”, ha sbloccato in aprile di quest’anno il suo 1200° trofeo di platino su Playstation: ciò significa che ha completato al 100% 1200 giochi diversi nel corso degli 8 anni di vita dei trofei!

Explorers: gli esploratori. Esplorano non solo il mondo di gioco ma anche le meccaniche, cercano di conoscere i segreti, trovare aree segrete e collezionabili, oltre ad approfondire il più possibile la trama.

Socialisers: tendono a formare rapporti con i giocatori, ad entrare in gilde o clan, a far parte di gruppi e ampliare la propria lista amici. Sono più interessati a socializzare che al gioco in sé.

Nel 1999 è stato creato, in base alle ricerche di Bartle, il “Bartle Test of Gamer Psychology” (a cui è presente un link a fine articolo), un test composto da varie domande a cui è possibile rispondere scegliendo una di due alternative, finalizzato a dare un punteggio che permettesse di inquadrare la persona. Per esempio, il mio punteggio è questo:

80% Explorer
67% Socialiser
40% Achiever
13% Killer

Come si può subito notare, il punteggio totale è di 200%, e ogni categoria non può superare il 100%; questo indica la maniera di giocare prediletta dalla persona, e nel mio caso è il profilo Explorer, seguito in percentuale minore dagli altri caratteri. Solitamente il risultato si esprime con le iniziali dei caratteri, in questo caso ESAK. Ci sono diverse critiche a questo approccio e al test associato, per esempio alla natura dicotomica delle risposte che si possono dare al test. Un ricercatore americano, Nick Yee, pubblica in questo documento alcune lacune del modello, come una categorizzazione non precisa (in un MMO, membri di gilde concentrate sui raid dovrebbero ricadere allo stesso modo tra Socialiser e Achiever).
Nel 2004, lo stesso Bartle ha ampliato il modello inserendo 8 categorie, 2 per ogni carattere, divise come “esplicite” e “implicite”; per esempio il carattere Explorers ha 2 categorie, Scientist (esplicita, indica chi conosce il mondo del gioco a fondo) e Hacker (implicita, indica chi conosce a fondo le meccaniche del gioco e come utilizzare glich e bug).
Quanto qui presentato però è il punto di partenza e le fondamenta su cui si sono basate le successive ricerche. La presenza di un test apre anche a un dibattito a cui tutti possono partecipare: quanto è preciso nell’individuare il nostro stile di gioco? E qui torniamo alla domanda iniziale: lasciandovi qui il link al test (disponibile solamente in inglese, ma molto comprensibile) vi invito a passare 5 minuti per rispondere al questionario e tornare a commentare quali sono i vostri risultati e se questi vi rispecchiano o meno!