La comunicazione è un elemento fondamentale del nostro sviluppo: le informazioni che riceviamo da altri ci danno elementi per conoscere ed interpretare il mondo, le relazioni e i nostri vissuti. E’ da tempo entrata nel senso comune la consapevolezza del ruolo  pervasivo che nuovi mezzi di comunicazione avrebbero nella nostra società, ma cosa intendiamo per “nuovi media“? Più recenti? Nuovi strumenti tecnologici? Anche, ma non solo.

Rifacendoci a Negroponte possiamo focalizzare la nostra attenzione sul  passaggio dalla società dei mass media a quella del personal media. Caratteristiche distintive di questi ultimi sarebbero: 

  • L’apertura del testo, ovvero il contenuto è interattivo e passibile di riscrittura. Dunque l’utente può scegliere a quali informazioni accedere, ma il media stesso può proporne attivamente, l’esempio più semplice è quello dei ranking nei motori di ricerca. Chi usa è sempre più spesso anche un produttore-consumatore che integra, altera e si appropria dei contenuti: nella vastità delle possibili applicazioni del principio di riscrittura ricordiamo l’impresa Wikipedia e la replicazione mutante dei memes.
  • La convergenza, ovvero dalla possibile fruizione dei contenuti mediali in modi, tempi e luoghi determinati dall’utente piuttosto che dall’emittente, basti pensare al successo di piattaforme come Netflix (con le sue maratone di serie tv in due giorni) oppure alla sempre minor distinzione fra le funzioni delle tecnologie: quante cose posso fare indifferentemente con un computer, uno smartphone o un tablet?

Strumento fondamentale per questa trasformazione è stato lo sviluppo della rete internet con la conseguente rivoluzione nel flusso delle informazioni. Fra le applicazioni di internet che più interessano (e preoccupano) genitori ed educatori, ci sono i social media e fra questi i siti di social network, emersi nel 2003 e ormai di uso comune. Nati come piattaforme basati sull’esplorazione dei profili e delle loro connessioni  sono poi diventati spazi di presentazione e condivisione dell’identità ma anche luogo di flusso per contenuti multimediali.  

Di fronte a questa compenetrazione di reale, mediato e artificiale in cui le nuove generazioni crescono e si trovano costantemente immerse gli adulti non sempre si sentono in grado di svolgere il proprio ruolo. Non dimentichiamo però che l‘uso e l’abuso dei media coinvolgono anche aspetti del mondo dei “grandi”, pensiamo al fenomeno delle fake news o della diffamazione.

La quantità di informazioni non corrisponde alla loro qualità e all’uso responsabile, l’acquisizione di competenze specifiche è quindi necessaria per una presa di decisione autentica. Ma quali? Ricordiamo inoltre come queste competenze vengano costantemente rimesse in discussione, dato che sia le tecnologie che il loro utilizzo mutano ed evolvono in modo estremamente rapido. 

Coerentemente con quanto scritto sopra non mi sento di poter prescrivere “ricette” o obiettivi specifici. Punterei piuttosto, oltre che a mantenere adeguatamente le conoscenze sulle tecnologie e il loro uso, sopratutto sul raffinare e tenere allenate alcune competenze di base per tutte le età e lungo l’intero ciclo di vita. Questa posizione è coerente con il passaggio avvenuto anche a livello di politiche preventive dalla media education alla media literacy: da un approccio che mira a proteggere dai rischi connessi ai media a uno basato al dare strumenti per comprendere e maneggiare consapevolmente i messaggi di cui siamo soggetti e produttori al tempo stesso.

Che “attrezzi” mentali procurarsi quindi per muoversi nel mondo mediato?

  • Saper cercare e organizzare le informazioni: in un’epoca di dati ridondanti è fondamentale fare le giuste domande.
  • Valutare l’attendibilità dei messaggi, in un mondo dove la conoscenza è in gran parte “di seconda mano”. Una storia può essere convincente o di forte impatto emotivo, ma è logicamente plausibile? Le prove a sostegno sono sufficienti?
  • Distinguere fra fatti e interpretazioni: questo mantiene aperta la possibilità di letture multiple dello stesso fenomeno, e dunque di riflettere su diverse possibilità di azione.
  • Distinguere le tipologie di prodotti mediali e i possibili obiettivi del loro autore. Si tratta di qualcosa che possiamo iniziare a fare fin da piccoli: già a 2/7 anni si possono notare ad esempio le  differenze fra un cartone animato e uno spot pubblicitario, mentre bambini più grandi possono sperimentare con i media (un’idea può essere la registrazione di piccoli video) ed interrogarsi sugli effetti che ottengono manipolando i diversi elementi.
  • Valutare e comunicare riguardo le reazioni che i messaggi generano in noi stessi e negli altri.  L’equilibrio fra libertà di espressione e benessere personale è un tema molto attuale: può essere un mio diritto non entrare in contatto con determinati contenuti che trovo disturbanti, se si fino a che punto?
  • Mantenere la capacità di filtrare il flusso di informazioni e dunque di funzionare anche da “disconnessi”. Sono in grado di lavorare al pc senza cedere alla tentazione di fare mille altre cose più o meno utili? Il controllo compulsivo delle mail mi impedisce di focalizzarmi su quello che accade fuori? Cosa succede se provo a ritagliarmi dei momenti in cui il mio mondo non è più mediato, focalizzandomi sulla concretezza delle cose?