Perché ci piace guardare chi gioca ai videogame?

Walkthrough. Gameplay. Twitch. Queste sono solo alcune delle parole più inserite in un motore di ricerca per poter sfogliare, tra le varie pagine del web, il videogioco che ci interessa di più e che vorremmo giocare noi stessi, ma di cui, per un motivo o per l’altro, non disponiamo. O, più semplicemente, preferiamo guardare qualcun altro giocarci anziché metterci mano in prima persona per il semplice gusto di rilassarsi con il proprio passatempo preferito, i videogiochi.

È un fenomeno molto comune, in crescita negli anni. Sono numerosi i ragazzi che decidono di cercare su YouTube o su altre piattaforme le registrazioni delle sessioni del videogioco a cui sono interessati; un’attività, quest’ultima, che si sta connotando sempre più come passatempo a sé stante e degno di rilevanza. Pensando intuitivamente e in modo molto ingenuo, si potrebbe ritenere che, una volta, i video di game-session, o di walkthrough, venissero ricercati prevalentemente nelle fasi preliminari all’acquisto di un videogioco per poter conoscere meglio il prodotto che si voleva comprare.
Cosa che, fra l’altro, mi capita tutt’ora: “mai comprare un gioco senza sapere come è!”, mi dico sempre. Per ovviare a questo problema, sono numerosi i videogiocatori che ricorrono a questi video per esplorare meglio la conoscenza del gioco che compreranno. Tuttavia, sarebbe riduttivo pensare a questo genere di video come a dei meri mezzi pubblicitari. Non si tratta esclusivamente di un momento di oculatezza che precede una spesa, o di un giocatore disperato che cerca la soluzione ad un enigma che ritiene irrisolvibile, ma anche di un’attività per passare il tempo libero che sta avendo sempre più fortuna, come testimonia il successo di visualizzazioni di molti youtuber, sia noti che meno famosi.
Il fenomeno è diventato talmente apprezzato che le sessioni di gioco vengono osservate da molti utenti in diretta, in live-stream, su apposite piattaforme, quali la già citata Twitch. La possibilità di interagire simultaneamente con il videogiocatore che sta dirigendo la diretta non è l’unico elemento alla base del successo di questo genere di siti internet, nonostante ne sia parte integrante. Si potrebbe pensare, e non a torto, che la piacevolezza percepita nell’osservare chi sta giocando ad un videogame sia molto… “antica”. Nelle sale giochi anni ’80/90 le persone si fermavano ad osservare chi, con il suo gettone, decideva di sfidare la sorte e provare a stabilire il nuovo record più elevato. Donkey Kong, Super Mario, Ghost ‘N Goblins, Tekken, Mortal Kombat, Metal Slug, e chi più ne ha più ne metta. Chiunque passasse davanti ad una macchina da gioco si fermava a guardare, anche per brevi istanti, chi vi stava giocando. Così come anche durante gli anni della scuola, succedeva che ci si fermasse a guardare chi, durante la ricreazione, cercava di catturare i Pokemon sul suo Gameboy; in tempi più recenti, ci si ferma a curiosare se il videogiocatore stia riuscendo a sconfiggere il boss di Dark Souls, o magari per “spiare” una cinematica appena conquistata dai progressi di qualcuno più bravo di noi. A chi non è successo alzi la mano. Ma, soprattutto, alzi la mano chi non ha mai cercato su internet il video di qualche gameplay, o chi non si sia mai soffermato per qualche minuto a guardarne uno. Perché questi video ci piacciono così tanto?
Il fatto ormai è chiaro: osservare chi sta giocando ad un videogame è un’attività piacevole, e i numeri degli youtuber lo testimoniano. Noi di Psicologia dei Videogiochi vogliamo capire perché. In nostro aiuto accorre uno studio del 2016 di due ricercatori finlandesi, Sjöblom e Hamari, che si erano posti la nostra stessa domanda: quali fattori motivazionali ci spingono a cercare su internet i video di persone che giocano ad un videogame? I due studiosi sono partiti dal presupposto teorico che gli individui facciano ricorso a questi tipi di media per raggiungere intenzionalmente e volontariamente determinate gratificazioni (la cosiddetta Uses and Gratification Theory). Tali gratificazioni sazierebbero le necessità di 5 bisogni diversi: cognitivi, affettivi, integrazione personale, integrazione sociale e, infine, rilascio della tensione.

Per contestualizzare alcune di queste categorie, si può affermare che tra i bisogni cognitivi può rientrare la ricerca di informazioni, ovvero l’intenzione di “saperne di più” su un determinato videogioco; per quanto riguarda il bisogno di integrazione sociale, invece, si potrebbe pensare al desiderio di sentirsi parte di una particolare community che segue uno streamer di riferimento. Nella stessa ricerca è stato scoperto che tutti questi fattori correlano in una certa maniera con il numero di streamer seguiti da una persona, e con il numero di ore spese a guardarne i video su Twitch. Sorprendentemente, le gratificazioni relative al bisogno di integrazione personale correlavano negativamente; al contrario, la necessità degli utenti che sembrava spingerli maggiormente a seguire i loro streamer preferiti su Twitch era il rilascio della tensione, la semplice ricerca di un momento di rilassamento, a riprova del fatto che non ci si diverte solo videogiocando, ma anche guardando chi gioca. Ciò che ci vogliamo imparare da questa ricerca non sono tanto le varie e sfaccettate motivazioni che spingono una persona ad iscriversi a Twitch o a frequentarlo più o meno in profondità; ci basta sapere che tutte e cinque le motivazioni sopracitate vengono attivate, una più, una meno, mentre decidiamo di cercare su internet il video di un gameplay, associato, magari, alle simpatiche e divertenti battute del ragazzo che ci sta giocando.
I videogiochi si sono inseriti nel mercato come elemento ludico e di svago. Ora abbiamo la certezza che per divertirsi non bisogna necessariamente giocarci: anche fare da spettatori a chi sta giocando ci coinvolge e ci attiva, suscitando in noi emozioni piacevoli e soddisfacendo alcuni desideri.

FONTI
– Sjöblom, M., & Hamari, J., Why do people watch others play video games? An empirical study on the motivations of Twitch users, Computers in Human Behavior (2016), http://dx.doi.org/10.1016/j.chb.2016.10.019

By |2017-11-27T19:38:16+00:00novembre 27th, 2017|Gamer's Mind|0 Comments

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