Lo sappiamo bene ormai, lo sport nazionale di questo Paese è la critica e come in ogni disciplina sportiva ci sono diverse categorie di atleti: vi sono per esempio quelli che trattano i temi politici, chi quelli calcistici o di sport in generale e ovviamente vi sono anche quelli che trattano di videogiochi.

Criticare sembra sia una caratteristica che appartiene a questi tempi moderni, in cui la libertà di espressione viene intesa come una qual si voglia di giustificazione a dire sempre tutto ciò che si pensa, senza filtri e senza ripensamenti.

Non è passato molto dall’ultima volta che ho letto, visto o ascoltato da diverse fonti, critiche enormi rivolte ingiustamente al modo dei videogiochi.

Il concetto di critica deriva dal greco, ossia criticaκρίvω (distinguo), intesa come un’attività di analisi e valutazione di una situazione o argomento inserito in un contesto.

Si può ben capire che il significato di partenza di tale parola si è andato via via perdendo, fino ad assumere una connotazione più negativa, ma quindi cosa è la critica e perché tale comportamento sta avendo una così larga diffusioni di questi tempi?

Il concetto odierno di criticare è inteso in senso dispregiativo, criticare ha assunto infatti il significato di offesa verso qualcuno o qualcosa e il fatto che tale comportamento antisociale sta avendo una larga diffusione è dettato dal fatto che la società odierna non sappia più filtrare i giudizi o meglio non si interessa di riflettere su ciò che dice o scrive.

I videogiochi sono stati bersaglio ormai da anni di svariate critiche, da quelle più comuni quali l’etichettare tali passioni a fasce d’età esclusivamente giovanili, a quelle “ever green” che li accusano di causare violenza, avvicinarsi alla droga e al sesso promiscuo.

Tv, giornali e riviste non cercano di stimolare dibattiti, spesso non rendono forvianti argomenti delicati quali gli abusi o drammi familiari associandoli a elementi di per sé sconnessi o non direttamente legati.

La ricerca dello scalpore ha portato e segregare molte volte i videogiochi, infangandone la reputazione a strumenti inutili o dannosi per la salute, focalizzando l’attenzione su casi negativi e non proponendo riflessioni o esponendo casi positivi, ma solitamente analoghi per accentuarne l’effetto.

Il mondo del gaming ha saputo offrire moltissime realtà positive che restano però ignote a gran parte delle persone o meglio a quelle che non ne fanno parte; chi è solo osservatore e non si cala in questa dimensione finisce spesso per ricevere una visione distorta della realtà, condita da figure di riferimento reputate valide e affidabili, ma che spesso sono anch’esse estranee e non attendibili.

Un videogiocatore si è spesso dovuto scontrare nella sua vita con persone o situazioni che lo ponevano di fronte a critiche e pregiudizi, a volte si riesce a far valere le proprie posizioni argomentandole, ma altre volte se gli interlocutori sono muniti di paraorecchie ci si ritrova a chiudersi in sé stessi, lasciando immutato il tutto e ritrovandosi a ripetere il momento come in un perenne girone dantesco.

La critica è giusta solamente quando è avvalorata da fatti e prove, essa deve essere costruttiva e non condita da soli aspetti negativi, un dibattito è sano quando entrambe le parti avanzano dubbi o domande a cui l’altra parte sa o gli si lascia la possibilità di rispondere e far comprendere.

La critica reale che si deve rivolgere di questi tempi non è rivolta agli argomenti, ma ai modi ni cui ci si pone davanti a essi, i videogiochi sono stati bistrattati sin dalla loro nascita e meritano, all’alba di più di mezzo secolo dopo, d’essere considerati e rivalutati con più dignità e rispetto.

[whohit]La critica e i videogiochi[/whohit]