Gli eSports sono considerati discipline di gioco elettronico che mettono in competizione i gamers nello stesso luogo, momento e con lo stesso videogioco; è lo sport del giocare a videogame. Programmato in tornei, richiama partecipanti da ogni parte del mondo.
La sua nascita viene fatta risalire al 1981, quando Atari organizzò il primo torneo dedicato a Space Invaders: nel giro di circa 40 anni gli eSports hanno iniziato ad affermarsi come fenomeno di massa, grazie a macchine da gioco sempre più potenti. Ad oggi le competizioni più famose e più frequentate al mondo sono World Cyber Games, l’Intel Extreme Masters e la Major League Gaming.

Sulla scia di tale evoluzione, in molti hanno iniziato a concepire e considerare gli eSports come dei veri e propri sport al punto che il CIO, il Comitato Internazionale Olimpico, al termine di un vertice tenutosi a Losanna ha pubblicamente annunciato l’accesso degli eSport alle olimpiadi, riconoscendolo uno Sport Olimpico.
Come riportato nel comunicato “gli eSports competitivi possono essere considerati un’attività sportiva, e i giocatori coinvolti si preparano e allenano con un’intensità che può essere paragonata a quella degli atleti delle discipline tradizionali. Gli eSports sono in forte crescita, in particolare fra i giovani dei vari paesi, e ciò può essere la piattaforma per un coinvolgimento nel movimento olimpico“.
Per il CIO i videogiocatori professionisti si allenano e offrono prestazioni paragonabili agli atleti degli sport tradizionali.

Alla base della decisioni del CIO risiedono anche ragioni di tipo commerciale, il giro d’affari del settore degli sport elettronici ha toccato quota 892,8 milioni di dollari nel 2016, cifra destinata a crescere nei prossimi anni. Ad oggi a livello globale sono 239 milioni gli appassionati dei giochi elettronici, con un’audience destinata a superare i 300 milioni di persone nel giro di tre anni.

Tuttavia per essere pienamente riconosciuti sport olimpici, gli eSports dovranno rispettare i requisiti necessari:

diffusione su scala mondiale nei 5 continenti;

equa presenza di uomini e donne,

rispettare i valori olimpici,

creazione di un’organizzazione che garantisca il rispetto delle norme e delle regole del Movimento olimpico (norme anti-doping, regolamentazione scommesse, manipolazione dei risultati, ecc.).

In molti si sono interrogati se è davvero giusto riconoscere gli eSports come discipline sportive ed annoverarli tra le discipline olimpioniche.

Cosa hanno gli eSports per essere considerati sport olimpici?

In prims dobbiamo ricordare che i videogiochi richiedono, oltre ad un alto sforzo mentale, anche una buona dose di riflessi e coordinamento motorio per eseguire le azioni corrette nel più breve tempo possibile. Ciò nonostante spesso incorriamo in un errore: consideriamo paritarie l’attività dei “pro-player” e quella di chi gioca ai videogame come passatempo.
In realtà i “pro-player” effettuano allenamenti e preparazioni intense in vista dei tornei, proprio come coloro che praticano attività a livello agonistico, alternando fasi di studio ed analisi del videogioco a fasi di applicazione, cercando di mettere in pratica quanto studiato per migliorarsi sempre più. Ricordiamo inoltre che diverse indagini scientifiche hanno messo in evidenza i benefici della continua esposizione ai videogame su processi mentali di base quali percezione, attenzione, memoria e processo decisionale (per saperne di più vedi articolo Eichenbaum et al, 2014), confermando il concetto secondo cui i videogiochi fungono da trainer.

Introdurre gli eSport alle Olimpiadi come discipline olimpiche? A primo avviso sembrerebbe un’ottima iniziativa, discolperebbe definitivamente i videogiochi dall’accusa di avere influenze negative sui fruitori. Risulterebbe tuttavia opportuno istituire federazioni internazionali che si occupino della regolamentazione e della supervisione del corretto svolgimento delle competizioni gestendo le varie aziende videoludiche, i titoli creati e quali generi utilizzare nelle varie prove.