Gamification e scuola: binomio possibile?

La scuola: istituzione temuta dagli studenti di tutto il mondo, con lo scopo di far apprendere concetti nuovi ed utili per il futuro degli stessi.
Un posto del genere è spesso fonte di ansia e stress per gli studenti che si trovano costretti a studiare a memoria pagine e pagine di nozioni che magari non utilizzeranno mai o che sono scarsamente interessanti. La scuola in questo periodo sta vivendo una crisi enorme: non riesce a trovare un modo innovativo per aiutare gli studenti ad apprendere ed imparare, a formare in loro un metodo di studio, a farli ragionare sulle nozioni insegnate.
E qui entra in gioco il più grande quesito dell’umanità: “Cosa motiva da sempre l’essere umano? Perchè le persone sono invogliate a fare determinate attività?

Semplice, perchè si divertono a farle.

 

Usare quindi un metodo giocoso per far apprendere potrebbe aiutare gli studenti a riconsiderare la scuola in una maniera positiva. Mentre possiamo usare i giochi come strumenti e magari costruire unità che sono gamificate, potremmo anche adottare alcune idee di base dall’esperienza dei giochi.
Quindi, quali meccanismi della gamification possiamo utilizzare nelle scuole?

  1. Sfrutta il cervello del ragazzo/giocatore

Alla gente piacciono diversi tipi di giochi. Potresti amare un gioco che ai tuoi amici non piace.
Questo è naturale, poiché i diversi giochi hanno motivazioni diverse, meccanica e altri elementi di design.
E’ importante, quindi, scoprire e chiedere agli studenti quali sono i loro giochi preferiti, con i quali si impegnano e passano il tempo libero. Questo potrebbe fornire spunti di riflessione al giocatore stesso, che si interroga sul perchè proprio quel tipo di gioco.

      2. Embrace Failure

Quando vieni sconfitto in un videogioco puoi riprovare moltissime volte finchè non riesci a superare quel determinato livello o boss. Immaginate di dover completare un Dark Souls o un Super Meat Boy con un’unica vita: IMPOSSIBILE!
Sfortunatamente, gran parte del sistema scolastico e delle nostre strutture scolastiche sono impostati in questo modo. Anche se è una sfida, i professori dovrebbero trovare dei modi per consentire agli studenti di rifare il lavoro e riprovare, far capire agli studenti i loro errori tramite feedback efficaci. I giochi danno il feedback just-in-time che ci mostra cosa dobbiamo fare meglio e noi insegnanti possiamo fare lo stesso per rendere il fallimento semplicemente parte del processo, non una fine.

 

        3. Celebra le vittorie epiche

Hai mai giocato a un gioco e hai avuto un momento in cui hai vinto per merito di una strategia impeccabile ed hai esultato stile mondiali 2006? Questa è l’epic win, come spiega Jane McGonigal: “Ciò che proviamo dopo aver trionfato sulle avversità. Lo sai quando lo senti – e quando lo vedi. Questo perché quasi tutti esprimiamo l’epic win esattamente nello stesso modo: gettiamo le braccia sopra la nostra testa e gridiamo“.
L’apprendimento quindi dovrebbe essere stimolante, e questo è compito del professore. Creare compiti ed esperienze di apprendimento stimolanti in modo che gli studenti ricevano sufficiente sostegno per trionfare e sentire l’epic win.

 

        4. Promuovere l’apprendimento volontario

Noi non – o almeno non dovremmo – giocare perché dobbiamo.
Lo facciamo perché scegliamo di farlo.
I giochi non sarebbero così potenti se dovessero obbligarci a giocare. Possiamo fermarci quando vogliamo, il che crea una sensazione di sicurezza. Quando entriamo in gioco, accettiamo “gli obiettivi, le regole e il feedback” del gioco. Questo è probabilmente l’aspetto più difficile dei giochi da instillare nell’istruzione. Gli studenti sono tenuti ad andare a scuola e ciò che apprendono è obbligatorio. Tuttavia, le scuole potrebbero creare spazi in cui gli studenti si offrano volontari per imparare.

 

 

Bibliografia:

  • McGonigal, J. Reality is Broken: Why games make us better and how they can change the world.
  • https://www.edutopia.org/
By |2017-12-20T12:59:57+00:00dicembre 20th, 2017|Gamification|0 Comments

About the Author:

Dottore in Psicologia dello sviluppo e della comunicazione Nato a Brescia (BS) il 24/10/1992. Si è laureato presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia nel 2014 in Scienze e tecniche psicologiche e nel 2016 ha conferito la laurea magistrale in “Psicologia della comunicazione, del benessere e dell’empowerment”. Appassionato di videogame dalla tenera età di 5 anni, predilige i Gdr, i fantasy e i giochi strategici. Gioco preferito: “The legend of Zelda: The wind waker”