Being the Be(a)st: la cooperatività

Nell’ultima intervista abbiamo sentito i consigli di Horizon, membro degli iDomina, che ci ha dato dei consigli su come essere un pro.
Sorpresa dalla semplicità e dalla puntualità di questi consigli ho deciso di fare un approfondimento su quali costrutti psicologici abbiano un ruolo nello sviluppare la mentalità di un videogiocatore.

Analizzando gli studi che sono stati svolti in questo senso ho individuato due punti chiave, la cooperatività e la competitività.

Per questo motivo ho deciso di dividere la mia ricerca in due articoli, intitolati entrambi Being the Be(a)st, per evidenziare come entrambe le tendenze portino a risultati significativamente differenti, influenzando non solo l’esito delle partite, ma il comportamento quotidiano.

Dolgov, Graves, Nearents; Schwark e Volkman nel 2014 hanno definito la cooperatività come una “forma di altruismo in cui le parti scambiano beni o servizi per promuovere il loro scopo reciproco”.

Nel loro studio gli autori hanno mostrato come il gioco cooperativo abbia come conseguenza un aumento di azioni di aiuto spontaneo, analizzando i comportamenti dei partecipanti dopo averli fatti giocare ad un videogioco neutro, come Wii Sport Tennis, sia in maniera competitiva che cooperativa.

Quando un giocatore viene inserito in un contesto di gameplay cooperativo, indipendentemente che il gioco sia violento o meno, sperimenta un abbassamento del proprio stato di eccitazione e diminuiscono anche l’intensità e la numerosità delle cognizioni violente così come l’aggressività.

Lim e Lee (2009) avvalorano coi loro studi questa affermazione, dimostrando come gli aspetti sociali dei videogame siano altrettanto importanti, se non di più, del contenuto del gioco stesso.

É quindi chiaro come lo stile di gioco cooperativo influenzi la condotta, portando i videogiocatori ad attuare comportamenti prosociali anche in contesti offline. I benefici del gioco cooperativo non si limitano però unicamente ad una modifica del comportamento, ma si riflettono anche sulla salute dei videogiocatori.

Reinecke (2009) ha studiato i videogiochi come mezzo di riduzione dello stress, dimostrando che il contenuto e le narrazioni dei giochi offrono l’opportunità di prendersi una pausa dalla vita di tutti i giorni e di sfuggire allo stress e ai problemi quotidiani mediante il distacco psicologico da questi. Lo stress sarebbe anche diminuito dal senso unico di controllo che i videogiochi forniscono ai videogiocatori e al senso di autonomia che da questo deriva (Ryan, Rigby, & Przybylski, 2006). Oltre ai risvolti positivi che il gioco cooperativo ha a livello personale porta anche notevoli vantaggi a livello di gameplay, migliorando le performance dei gamer.

Winter Mason e Arron Clauset hanno dimostrato che più un giocatore vive il gruppo come entità, riconoscendosi in esso, più assist avrà per partita, poiché sarà più propenso a sacrificare il proprio punteggio personale in favore di un migliore esito per la propria squadra. Nonostante questo giocare con gli amici, o con un team affiatato, influisce anche sul successo del singolo giocatore, cioè la sua performance di gioco. Vincere o perdere una competizione è un risultato di squadra, ma una misura delle prestazioni individuali si riesce a ottenere mediante il rapporto tra le uccisioni e il numero di morti di un determinato giocatore, in parole povere il numero di punti che il giocatore ha segnato personalmente rispetto al numero di punti che ha fornito alla squadra avversaria, più questo valore è alto migliore sarà la prestazione.

Inoltre questi studiosi hanno dimostrato che le prestazioni migliorano ulteriormente per ogni amico che il giocatore ha nella propria squadra, fino ad arrivare ad un miglioramento del 20%, quando l’intera squadra è composta da un gruppo coeso. Si può quindi concludere che avere un buon rapporto di affiatamento con i propri compagni di squadra ha un effetto realmente positivo sulla prestazione del singolo, indipendentemente dal fatto che la squadra vinca o meno la competizione.

Questi studi supportano a pieno la visione di Horizon sul gioco competitivo e su come, per diventare un gamer professionista, sia fondamentale la cooperazione tra i membri del team.

Per scoprire gli effetti della competitività non mancate di leggere il prossimo articolo, ci “leggiamo” il 26!

 

 

FONTI

Kyle Faust, Mark D. Griffiths – Competitive and Professional Gaming: Discussing Potential Benefits of Scientific Study – Article in International Journal of Cyber Behavior · July 2015 

Winter Mason, Aaron Clauset – Friends FTW! Friendship, Collaboration and Competition in Halo: Reach

Amanda Roy, Christopher J. Ferguson – Competitively versus cooperatively? An analysis of the effect of game play on levels of stress – Article in Computers in Human Behavior · March 2016

By |2018-02-06T13:03:50+00:00febbraio 6th, 2018|eSport|0 Comments

About the Author:

Nata a Milano nel 1990, appassionata di videogiochi da sempre. Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche all'Università degli Studi di Milano Bicocca nel 2015 si sta specializzando in Psicologia dei Processi Sociali Decisionali e dei Comportamenti Economici presso il medesimo Ateneo. Attualmente si occupa di interazioni tra Videogiocatori online e del ruolo delle Videogiocatrici nella Community italiana. Predilige i MMORPG e le avventure punta e clicca ma non disdegna alcun tipo di gioco.