Disarmato! 5 giochi horror (+1) dove l’unica arma è la fuga

Spesso i videogiochi horror sono, salvo eccezioni, considerati più spaventosi della loro controparte cinematografica. Questo accade, prima di tutto, perché il giocatore è immerso nell’ambiente di gioco e si immedesima nel personaggio; siamo noi che controlliamo le sue azioni, quindi ciò che sta accadendo a lui sta accadendo a noi. Tutti i giochi che descriveremo in questo articolo, infatti, presentano una visuale in prima persona, aumentando il senso di presenza all’interno dell’ambiente virtuale.

Da uno studio scientifico (Frome, J., & Smuts, A. (2004). Helpless spectators: Generating suspense in videogames and film. TEXT technology, 13, 13-34) è emerso un particolare: se il controllo di ciò che accade viene strappato dalle mani del giocatore, egli si trasforma in uno “spettatore impotente” invece che essere un “attore combattente”. Questo senso di impotenza, che può essere momentaneo come in una cutscene o prolungato come nei giochi di cui parleremo tra poco, destabilizza ed impatta emotivamente il giocatore, che si trova a subire un evento. La tensione in questi giochi deriva quindi dalla pressoché totale mancanza di armi con cui difendersi dai nemici, e dall’esigenza di manipolare l’ambiente circostante e risolvere enigmi mentre si è minacciati dalla presenza di un nemico, che si può solo ingannare o aggirare.

Ecco dunque un viaggio in cinque giochi che ci hanno terrorizzati a causa della mancanza di armi con cui difendersi, trasformandoci in vittime impotenti. Più o meno sorprendentemente, questo genere di giochi presenta caratteristiche molto simili: oltre alla visuale in prima persona, troviamo la presenza di strumenti che ci possono aiutare a sopravvivere, spesso fonti di luce, che però hanno un’autonomia limitata. Un ulteriore compito, oltre a quello di fuggire, sarà dunque quello di mantenere il nostro unico privilegio nell’esplorazione dell’ambiente circostante, spingendoci alla ricerca delle risorse necessarie.

  1. AMNESIA

Un grande ed amato classico degli indie horror, prodotto dalla Frictional Games. Ne esistono svariati capitoli, versioni, mod, spin off, e tutti conservano quel fascino ormai retrò (il primo capitolo uscì nel 2010) di grafica e trama semplicistiche, che ci ricordano tempi migliori. Tutti i capitoli raccontano di un viaggio di autoconoscenza e autoscoperta: il protagonista si risveglia da un sonno misterioso, e deve svolgere una serie di compiti all’interno di una casa o castello. Lettere, libri ed iscrizioni ci permetteranno di ricordare la nostra storia, ma la nostra esplorazione non sarà tranquilla: saremo inseguiti da mostri misteriosi e terribili, da cui ci potremo difendere solo distogliendo lo sguardo, scappando il più lontano possibile e nascondendoci in armadi e stanzette fino allo scampato pericolo. L’unico altro nostro alleato, oltre alla fidata lampada ad olio, è il laudano, che ci permette di recuperare parte della nostra sanità mentale, rubataci dai mostri dopo un contatto troppo prolungato. Olio e laudano sono conservati in fialette nascoste all’interno della casa, ed un ulteriore obiettivo è quello di mantenere alte le scorte di entrambi.

  1. MONSTRUM

Un altro indie game, più recente, sviluppato da Team Junkfish (2015). In questo gioco ci ritroviamo soli a bordo di una nave abbandonata, ed il nostro obiettivo è quello di raggiungere la terraferma. Nascoste nei meandri della nave troviamo diverse possibilità di fuga: una zattera, un sottomarino, ed un elicottero (almeno queste sono quelle trovate finora dai giocatori). A tutte però mancano delle componenti fondamentali per essere utilizzate, che troveremo sparse nei corridoi della gigantesca nave. Scopo del gioco è dunque quello di trovare gli oggetti necessari a fuggire, esplorando i corridoi armati di effimeri bastoncini luminescenti che si scaricano con l’uso, e fuggendo da tre diversi mostri che si spostano nei corridoi o nel sistema di ventilazione. Se ci trovano nemmeno il laudano ci può aiutare, possiamo fare una sola cosa: fuggire e chiuderci tutte le porte alle spalle. Sperando che non siano loro a chiuderle per noi.

  1. OUTLAST

Survival horror sviluppato dalla Red Barrels nel 2013, ha recentemente visto l’uscita del suo secondo capitolo. In Outlast assumiamo il ruolo di un giornalista che si reca in un ospedale psichiatrico che si presume abbandonato, per indagare su una serie di misteri legati a quel luogo. La nostra unica risorsa è la nostra telecamera, che ci aiuterà a vedere nei luoghi più bui grazie alla funzione “visione notturna”. Questa funzione sarà spesso indispensabile per tenere d’occhio i nemici che si annidano nei corridoi, pazienti psichiatrici violenti e traviati da medici e scienziati. Tuttavia questo vantaggio va guadagnato: questa modalità consuma molta batteria, e dovremo aggirarci nei corridoi e nelle stanze dei pazienti per trovarne altre. In caso di emergenza, rimane solo una cosa da fare: nascondersi negli armadi e sotto i letti.

  1. ALIEN: ISOLATION

Pubblicato nel 2014 da Sega, è forse un dei giochi più apprezzati degli ultimi anni. In questo episodio assumiamo il ruolo di Amanda Ripley, figlia di Ellen, membro di una squadra inviata su una stazione spaziale per prelevare la scatola nera della Nostromo. Arrivati a bordo della stazione, tuttavia, si scopre che le comunicazioni sono interrotte, e l’equipaggio si è diviso in piccoli gruppi di saccheggiatori ostili. Dopo essere stati separati dagli altri componenti della squadra, dovremo quindi difenderci dai membri dell’equipaggio e da uno Xenomorfo mentre cerchiamo una via di salvezza all’interno della stazione. Unici nostri alleati saranno un rilevatore che ci permette di intuire la posizione dello Xenomorfo, ed un lanciafiamme che otterremo più avanti nel gioco, il quale però ha la sola funzione di spaventare, e quindi rallentare, lo Xenomorfo. Anche in questo caso sarà necessario prestare attenzione alla presenza di combustibile nelle vicinanze, che funga da carburante per il nostro lanciafiamme.

  1. VANISH

Indie horror uscito nel 2014 ad opera di 3DrunkMen. In questo caso ci ritroviamo all’interno di una fogna, dove lavoriamo insieme ad un nostro amico e collega, che però è sparito improvvisamente insieme alle chiavi dell’unico cancello che conduce all’uscita. Alcuni messaggi scarabocchiati su fogli sparsi nei tunnel ci aiuteranno a capire cosa gli sia successo, e ad intuire la presenza di creature oscure ma, fortunatamente, cieche. Dovremo quindi prestare attenzione a non fare troppo rumore durante la missione di salvataggio, e ad ogni incontro decidere: rimango immobile e spero non mi noti o mi metto a correre e spero di seminarlo? Oltre agli stessi bastoncini luminescenti che troviamo in Monstum, una serie di indicazioni scritte con il gesso sui muri dei cunicoli ci aiuteranno nella ricerca del mazzo di chiav- ehm, del nostro carissimo amico, ma attenzione: quali indicazioni sono state scritte dal nostro amico e quali dal popolo sotterraneo per ingannarci?

MENZIONE D’ONORE: SILENT HILLS P.T.

Non possiamo non citare il Playable Teaser sviluppato nel 2014 da Kojima Productions e, ormai, tragicamente irreperibile per la stragrande maggioranza dei giocatori in seguito alla cancellazione dello sviluppo del nuovo capitolo. In questa esperienza di gioco surreale ci ritroviamo in un corridoio senza fine, dove la porta di uscita conduce a quella di entrata. Ad ogni passaggio cambierà qualcosa nel corridoio: un nuovo messaggio scritto su un foglietto, una notizia diversa alla radio, una telefonata che ci aiuteranno a capire che crimine terribile sia accaduto in quella casa. Un’oscura presenza femminile ci scruterà per la maggior parte del tempo, minacciosa ma quasi sempre distante. La nostra totale impotenza tuttavia contribuisce al terrore che proviamo nei confronti della donna, poiché tutto ciò che possiamo fare è correre verso l’uscita, solo per poi rientrare nel medesimo luogo.

 

By | 2018-03-07T14:36:39+00:00 marzo 7th, 2018|Game Analysis|0 Comments

About the Author:

Dottoressa in Neuroscienze Nata il 2/10/1991 a Bergamo. Dopo aver trascorso un semestre presso l’Università di Leeds (UK), si laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche presso l’Università di Bergamo, per poi conseguire la specializzazione in Neuroscienze presso l’Università degli Studi di Trento, ottenuta nel 2016. Entusiasta videogiocatrice sin da piccola, partendo da Commander Keen sul computer dello zio e passando per le serie di Pokèmon e Final Fantasy, si specializza poi negli Indie Games per PC. Attualmente è dottoranda presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, occupandosi di progetti di studio di Realtà Virtuale, User Experience e Serious Gaming.