2D VS 3D: la rivincita di una generazione!

L’evoluzione della grafica e delle meccaniche di gioco nei videogame è stata esponenziale e drastica, si è passati a versioni con bassa risoluzione, semplificate, monocromate e bidimensionali a vere e proprie riproduzioni reali o fedeli alla realtà in tutto e per tutto.

Il confine tra vecchio e nuovo sembra esser segnato dal passaggio dei giochi in 2D a quelli 3D, una rivoluzione che ha scosso e rimodellato l’intero palinsesto videoludico mondiale, spingendo sempre più a investire nella ricerca di una grafica reale piuttosto che in un contenuto realmente divertente.

Tale passaggio è stato netto, a partire dagli anni 90 in poi la ricerca della tridimensionalità visiva ha soverchiato qualsiasi altra forma di presentazione e di strutturazione di un videogioco, l’era del 2D era ormai alle porte e ci stava per abbandonare.

Solo recentemente ho visto una riscoperta di tale prospettiva, grazie a giochi indipendenti o alla voglia di risperimentare tal formula che ha accompagnato i giocatori più maturi nei loro primi tempi.

Una sorta di déjà vu, un tuffo nel passato, un vecchio sentimento di infanzia che si riscopre pian piano con gli occhi, il cuore e la mente.

Recentemente mi sono ritrovato tra le mani giochi quali LIMBO e INSIDE, giochi semplici nei loro comandi eppure estremamente forti nella loro narrazione grafica. La semplificazione dei comandi non ha penalizzato, ma arricchito l’esperienza di gioco, poche cose fatte bene rendono unica un’esperienza rispetto a giochi in cui si può far tutto, ma si disperde il senso del farle compromettendo il divertimento fino ad annoiarsi.

Sono uno di quei giocatori nati e cresciuto nell’epoca del Nintendo 64, l’alba e il tramonto della PlayStation 1, tra gli ultimi baluardi dei cabinati “Old School” tra i vari titoli, 2D, della Neo Geo, faccio parte di coloro che ha vissuto in prima persona il passaggio della generazione 3D.

Questa recente inversione di tendenza ha permesso alle nuove generazioni di far scoprire anche a loro che per realizzare un bel gioco non sono necessariamente richieste pretese esagerate dal gameplay, che spesso l’intuizione e l’astuzia che il videogioco richiede o fa sviluppare sono più appaganti del puro e semplice abilità di controllo nei comandi visuo/spaziali, che la calma e la riflessione posso sfoggiare un livello di difficoltà pari a quello frenetico che ci siamo abituati a giocare oggi.

Oggi assistiamo alla rivincita del 2D, con la sua semplicità e originalità, il qual ha ritrovato giovinezza, divenendo persino innovazione in un panorama videoludico che lo aveva relegato alla obsolescenza.

 

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By |2018-04-08T08:30:19+00:00aprile 8th, 2018|Cultura videoludica|0 Comments

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Laureato in psicologia, appassionato del mondo nerd e di ciò che ruota attorno ad esso, affascinato dalla cultura pop e underground del fumetto, cinema e dei videogiochi. Personaggio interessato a studiare i rapporti e i costumi antropologici della sub cultura contemporanea legata alla realtà videoludica. Amante di ogni genere di videogioco, da quello automobilistico cresciuto con Gran Turismo, agli FPS, GDR, MMORPG, ma se dovessi scegliere opterei per la classica trilogia di Prince of Persia.