RED DEAD REDEMPTION: L’eco del west rimbomba nuovamente fra noi

Si è ormai pronti a rimontare in sella e a tirare fuori le pistole nelle proprie fondine per un bel po’, il vecchio West riapre i suoi saloon e le sue praterie ai nuovi e vecchi giocatori a Ottobre.

Red Dead Redemption è un titolo che ha saputo far proprie le meccaniche dei suoi cugini più anziani (i vari GTA) e di proporre molte sue nuove modalità di gioco, creando un mondo vasto, ma mai noioso.

Questo titolo si presentò ai suoi tempi come un open world che desiderava riproporre l’immensità dei paesaggi dei gran Canyon, le praterie e i deserti americani, insomma un’ambiente prettamente naturalistico con una presenza minima di un impatto umano a differenza dei classici GTA.

Un’ambientazione “spoglia” per la maggior parte di città e abitazioni, eppur così avvincente e ricca di trame e missioni; questo titolo ha mostrato come una buona storia ne può far nascere molte altre, persino migliori di quella principale.

Sono infatti le missioni secondarie a far scoprire ai giocatori il piacere di viaggiare ed esplorare, l’avanzamento del gioco sembra procedere più grazie ai bivi e alle deviazioni, ai tesori e alle rapine, alle vendette e ai salvataggi.

È passato molto tempo da quel 2010, ma già allora fu fatta una scommessa, ossia “il far west può attrarre i videogiocatori?” Eravamo stati abituati agli scenari futuristici o contemporanei, fantasy o cyber punk, ma non si era visto spesso giochi che rievocassero interamente quel vecchio ricordo dell’America primitiva e cosparsa di sangue.

L’attrazione per il mito dei Cowboy, delle tribù indiane, degli spiriti della natura e degli animali guida, dalla cavalleria rozza e della prostituzione raffinata, della vita misera e sciupato arricchita dai liquori forti e dalla polvere da sparo.

Noi italiani siamo da sempre affascinati da questo mondo che non abbiam mai vissuto, ma paradossalmente abbiamo contribuito a ricamare rendendolo popolare.

Gli anni d’oro del mito sembravano essere passati, invece in questi ultimi anni appare come essere risorto, un’ombra che è ricomparsa portandosi con sé l’alone di mistero e fascino che l’accompagna da sempre nell’immaginario collettivo.

Nuove serie tv come WestWorld o film come quelli di Tarantino (Django e Hateful eight) cavalcano questa nuova alba sorta sul Lontano West.

Dal nuovo Red Dead Redemption ci si aspetta di provare ciò che si sperimentò nel primo, senza pretendere forse nemmeno molto di più, poiché la semplice e rozza realtà che ci si troverà davanti ha soddisfatto già in passato ed è ciò che a mio avviso si richiede nuovamente; una storia di vendetta, di sacrifici e di sangue, attorniata da “piaceri violenti che portano inevitabilmente a fini violente”.

 

By | 2018-05-06T13:29:30+00:00 maggio 6th, 2018|Game Analysis|0 Comments

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Laureato in psicologia, appassionato del mondo nerd e di ciò che ruota attorno ad esso, affascinato dalla cultura pop e underground del fumetto, cinema e dei videogiochi. Personaggio interessato a studiare i rapporti e i costumi antropologici della sub cultura contemporanea legata alla realtà videoludica. Amante di ogni genere di videogioco, da quello automobilistico cresciuto con Gran Turismo, agli FPS, GDR, MMORPG, ma se dovessi scegliere opterei per la classica trilogia di Prince of Persia.