Quando usare la tecnologia in classe diventa horror – Baldi’s Basics

Negli ultimi anni l’ambiente educativo si è aperto sempre di più ad una nuova metodologia di insegnamento, introducendo nelle scuole l’utilizzo di “Serious Games”, vale a dire di quei videogiochi il cui obiettivo primario è quello formativo, e non quello di intrattenere. Secondo il paradigma del learning by doing (imparare facendo), i Serious Games si compongono di una dimensione formativa, di insegnamento di conoscenze, una simulativa, che permette all’utente di operare in un ambiente verosimile ma sicuro in caso di errore perché virtuale, ed una ludica, che sostiene la motivazione all’apprendimento.

È in questo contesto che si inserisce Baldi’s Basics in Education and Learning.

Quello che inizialmente sembra un Serious Game per le competenze matematiche di bambini in età scolare (di pessima qualità) si rivela una sorta di spin off di Slender; scopo del gioco è recuperare 7 quaderni di appunti nascosti nella scuola, accompagnati dall’amichevole professor Baldi. Una volta ritrovato il primo quaderno, tramite il tablet You Can Think Pad ™ dovremo rispondere a una serie di semplici domande aritmetiche, finché ci verrà presentata una domanda il cui testo appare glitchato e pertanto illeggibile.

A questa domanda non potremo che rispondere in modo errato, causando un repentino cambio di umore in Baldi e la comparsa sul Pad della scritta: “I hear every door you open” (“Sento ogni porta che apri”). A questo punto Baldi farà irruzione in aula ed inizierà a rincorrerci armato di riga, sbattendola minacciosamente nel palmo della mano: sarà proprio questo effetto sonoro a permetterci di scappare nella direzione giusta e a stimare la distanza dal diabolico prof mentre proseguiamo nella ricerca dei quaderni. In ogni quaderno troveremo una domanda impossibile, aumentando la rabbia di Baldi e la sua velocità nel rincorrerci. Come se non bastasse, la nostra impresa sarà ulteriormente complicata dalla presenza di una serie di personaggi, il cui unico scopo è quello di rallentare la nostra fuga con le loro abilità speciali.

Baldi’s Basics in Education and Learning rappresenta l’ultimo capitolo del lungo filone di successi di brevi videogiochi indipendenti dalla grafica retrò e dalle meccaniche semplici e già ben note all’utente, grazie a cui da un lato il gameplay non ha bisogno di tutorial e dall’altro l’effetto nostalgia è assicurato. Non mancano però elementi di novità in questo gioco, che si inserisce ottimamente nella piega che sta prendendo un certo filone del mondo indie:

  1. L’introduzione di elementi disturbanti od esteticamente spiacevoli: le voci dei personaggi sono riprodotte in qualità diverse, seguendo la corrente, ben nota agli appassionati di meme, della “oversaturation”: una distorsione fastidiosa del suono, come se fosse stato campionato ad un volume troppo elevato. A ciò si accompagnano meccaniche di gioco tediose e comandi poco reattivi, ed un collage di personaggi dallo stile grafico assolutamente eterogeneo, accomunati tutti solamente dalla pessima qualità. Baldi’s si configura quindi come una discarica di oggetti digitali prefabbricati, scaricati e riassemblati, che diventano immediatamente spazzatura, “come il cibo diventa spazzatura non appena appoggiamo il piatto nel lavandino” (per una lettura più approfondita del tema, rimandiamo all’articolo su Bennett Foddy). Insomma, un game design abusivo e abusante, che imprime carattere ad un gioco appositamente creato per essere brutto.

  2. Il repentino cambio di genere: Baldi’s inizia come un videogioco educativo che prende improvvisamente una piega decisamente (ed inquietantemente) diversa. Illustre precedente è Doki Doki Literature Club, un dating simulator di stampo nipponico che si trasforma improvvisamente in un horror, tradendo le aspettative del giocatore e disorientandolo. Ancora una volta il tacito contratto tra designer e giocatore viene tradito, orientandosi intorno al tema dell’inganno (di cui abbiamo già parlato qui).
  3. L’ambientazione in un gioco educativo: Baldi’s funge anche da spunto satirico, facendosi portavoce di un rischio a molti ben noto: l’inutilità di introdurre nelle scuole un mezzo nuovo e rivoluzionario se le modalità di insegnamento rimangono arcaiche. Gli alunni della scuola di Baldi sono infatti dotati di tablet, ma soggetti a punizioni corporali: ad ogni risposta che digitiamo sul nostro Pad, riceviamo il messaggio “CONGRATULAZIONI! TU ESISTI!” in caso di risposta esatta, e “MI ARRABBIO SEMPRE DI PIÙ AD OGNI PROBLEMA CHE SBAGLI” in caso di risposta errata. Il Pad si chiama “sei-in-grado-di-pensare-pad”, ma l’imposizione di regole dall’alto nega questa affermazione: esistono solo una risposta giusta, che giustifica addirittura la nostra stessa esistenza, o una sbagliata, seguita da punizioni corporali. Nessuna libertà al centro, nessuno spazio per la creatività. Non a caso il gioco educativo si trasforma ben presto in un’esperienza horror.

Il mondo indie continua imperterrito da anni a regalarci delle perle di bruttezza insostenibilmente belle, che non mancano mai di portarci un messaggio profondo e sempre attuale.

By |2018-06-22T13:13:55+00:00giugno 22nd, 2018|Game Analysis|1 Comment

About the Author:

Dottoressa in Neuroscienze Nata il 2/10/1991 a Bergamo. Dopo aver trascorso un semestre presso l’Università di Leeds (UK), si laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche presso l’Università di Bergamo, per poi conseguire la specializzazione in Neuroscienze presso l’Università degli Studi di Trento, ottenuta nel 2016. Entusiasta videogiocatrice sin da piccola, partendo da Commander Keen sul computer dello zio e passando per le serie di Pokèmon e Final Fantasy, si specializza poi negli Indie Games per PC. Attualmente è dottoranda presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, occupandosi di progetti di studio di Realtà Virtuale, User Experience e Serious Gaming.