Jurassic World Evolution: dal controllo al caos

Fin da piccolo sono sempre stato un appassionato di Jurassic Park, della saga come dei videogiochi, anche se ho sempre trovato questi ultimi non all’altezza dei film. “The Lost Word: Jurassic Park” è ancora nella mia libreria a prendere polvere, perchè lo trovavo macchinoso un tempo e lo trovo macchinoso e poco divertente ancora ora, mentre non si può dire ciò di “Jurassic Park III: Danger Zone”, una sorta di gioco da tavolo su PC con la possibilità di giocare in locale con alcuni amici. Era imprevedibile e le ore passate davanti allo schermo con mio fratello sono ancora adesso un bellissimo ricordo. La mia passione per tale saga non si è fermata però alla prima trilogia, mi sono goduto Jurassic World e non sono ancora potuto andare a vedere Jurassic World: Il regno distrutto per colpa della laurea, ma mi sono promesso di andarci al più presto.

Finito questo piccolo incipit per farvi comprendere al meglio i motivi dell’acquisto di “Jurassic World Evolution“, ovvero la mia ossessione fin da quando sono piccolo per i dinosauri, e tragicamente anche per i gestionali.

Dalla data di arrivo della copia fisica, il 3 luglio, ho già collezionato circa 15 ore di gioco. So che una recensione potrebbe essere prematura, ma ho praticamente finito il gioco, non “platinato” ma finito si.

Il compartimento grafico è ottimo, dalla realizzazione dei dinosauri, i cui modelli da quanto ho visto e letto, sono stati forniti dalla stessa Universal Pictures, così come i suoni e credo anche parte dei movimenti. I modelli dei veicoli, che sono guidabili dallo stesso videogiocatore, sono eccelsi, meno fantasiosi a mio dire quelli delle strutture, che ho trovato spesso banali. L’audio è eccelso, dai ruggiti, se così si possono definire, dei dinosauri, fino alle urla delle persone che scappano quando erroneamente uno tra i nostri raptor o carnotauri escono dai recinti. Il livello di difficoltà dovrebbe crescere pian piano che si avanza nel gioco, con tempeste che danneggiano strutture, dinosauri più inclini a distruggere i recinti, “contratti”, perchè così vengono chiamate le missioni, più ardui, ma io tale aumento l’ho sentito solo all’inizio di ogni nuova isola; il passaggio da un’isola ad un’altra sblocca dinosauri, nuove strutture e contratti e può avvenire al raggiungimento di un determinato livello di soddisfacimento delle richieste nell’isola precedente.

Il gioco è divertente, ma secondo me, manca di mordente, manca di quel livello di sfida che un gioco sui dinosauri e sulla gestione di un parco dovrebbe avere. Ci sono momenti frustranti, come i velociraptor che continuano imperterriti a voler distruggere le recinzioni, ma si ferma lì la sfida se si è un minimo logici nelle azioni che si compiono. Io da fan della saga di Jurassic Park e Jurassic World, non riesco a staccarmene, ma chi non è come me, non so quanto potrà apprezzare il gioco. Intendiamoci, non è una stroncatura, è un divertente passatempo, scandito dalla voce di Ian Malcom che ci spiega la teoria del caos, di Owen Grady che ci spiega il comportamento dei velociraptor e di altri personaggi presenti o meno nei film.

“[…] la teoria del caos? E’ facile, si basa sull’imprevedibilità dei sistemi complessi… detto in poche parole è l’effetto farfalla: una farfalla batte le ali a Pechino e a New York arriva la pioggia invece che il sole, […] nulla si ripete mai e tutto si influenza e questo è l’imprevedibilità”

Di tale imprevedibilità, che il nostro Iam ci parla spesso nei film come nel gioco, ce n’è veramente poca in Jurassic World Evolution, ma nonostante ciò io non riesco a smettere di giocarci, perchè? Un gioco gestionale ci permette di controllare tutto di un intero parco, e noi uomini siamo guidati dal desiderio di voler controllare più cose possibili. Il non cotrollare qualcosa genera stress, che ci permette di reagire a tali situazioni per farle rientrare sotto il nostro controllo, ed è forse per questo che i giochi gestionali possono piacere così tanto. E poi, per quanto mi riguarda, la presenza massiccia di dinosauri aiuta.

Il potere dei giochi gestionali è immenso: essi possono diventare un forte strumento di apprendimento, non solo delle nozioni forniteci nel gioco, come di che epoca sono i T-Rex, o quale sia il gruppo ideale di socializzazione dei triceratopi, ma ci permette di capire meglio come funzioni un sistema, come diceva nel 2003 Kurt D. Squire. Ci permette di organizzare le nostre priorità, di farci capire se sia giusto o sbagliato vendere o meno un dinosauro ad esempio, o se sia giusto chiudere tutte le persone in un punto e aprire la gabbia adiacente dei T-Rex a digiuno da giorni.

In conclusione, il gioco è promosso per alcuni aspetti secondo me troppo importanti per essere dimenticati: diverte e stupisce, ci permette di tornare bambini e di osservare da vicino i nostri compagni dinosauri che ci hanno accompagnato nella nostra infanzia.

By |2018-07-12T12:18:27+00:00luglio 12th, 2018|Game Analysis|0 Comments

About the Author:

Nato a Genova il 15 giugno 1994, si laurea Scienze e tecniche psicologiche a Torino nel 2016. Decide di proseguire i suoi studi iscrivendosi al corso di Psicobiologia e neuroscienze cognitive all’università degli studi di Parma, dove si laurea nel luglio del 2018 con il massimo dei voti. Predilige un approccio biologico alla psicologia, anche se vorrebbe approfondire i suoi studi sull’approccio psicoanalitico. Incallito videogiocatore da console, non ha mai disprezzato il gaming su pc. Amante degli open world, il suo videogioco preferito della nuova generazione è No man’s Sky. Cresciuto a pane, Crash Bandicoot ed Age of Empires.