Super Mario: un allenamento per la nostra memoria

Quante ore avete passato giocando a Super Mario?

Sappiate che, non solo non vi ha fatto male, ma avete sottoposto la vostra memoria ad un vero e proprio allenamento!

Diversi studi, infatti, hanno dimostrato che i platform 3D favoriscono nei videogiocatori abituali una migliore prestazione in compiti di memoria. Questo accade perché il modo in cui i videogiocatori si interfacciano ed esplorano l’ambiente virtuale influenza il comportamento ippocampale.

 

L’ippocampo è una regione del cervello associata alla memoria episodica, componente della memoria che conserva i ricordi legati a situazioni ed eventi entro uno specifico arco temporale. Quest’area cerebrale ricorre alla cosiddetta neuroplasticità, capacità del cervello di modificare la propria struttura nel corso del tempo per adattarsi all’ambiente esterno, rispondendo ai continui mutamenti incontrati. Nel nostro caso specifico, gli ambienti virtuali in 3D arricchiscono l’esperienza di gioco dell’utente e, di conseguenza, stimolano la plasticità cerebrale.

Uno studio di Kühn e Gallinat (2014) ha messo in luce che la quantità di materia grigia presente in specifiche regioni dell’ippocampo è maggiore nel caso dei videogiocatori abituali di puzzle game o giochi di logica (come ad esempio Tetris, Professor Layton o Minesweeper), così come nel caso dei platform (come Super Mario 64 e Sonic), rispetto ai videogiocatori di altri generi.
Uno studio condotto l’anno successivo ha osservato, inoltre, che un gruppo di videogiocatori allenati con Super Mario 3D world mostravano un aumento della prestazione nei compiti di memoria episodica e spaziale, rispetto al gruppo allenato con videogiochi 2D, come Angry Birds (Clemenson & Stark, 2015).

 

Tuttavia, tale effetto non si verifica solamente nei giovani videogiocatori, ma anche negli over 50. West e colleghi (2017), infatti, hanno osservato che l’allenamento su un platform 3D come Super Mario 3D world di un gruppo di soggetti di età compresa tra i 55 e i 75 anni era associato ad una maggiore quantità di materia grigia nell’ippocampo, rispetto al gruppo non sottoposto ad alcun allenamento. La diretta conseguenza di ciò riguarda la funzionalità del videogioco, che non si propone solamente come mezzo di svago, ma anche come strumento per contrastare il rischio di sviluppo di malattie neurodegenerative che tipicamente attaccano l’ippocampo come, ad esempio, l’Alzheimer.

Detto ciò, cosa lega questo genere di videogiochi alla memoria?

Il legame tra ippocampo e i platform 3D deriva dal fatto che questi ultimi prevedono l’utilizzo della memoria spaziale per costruire mappe cognitive dell’ambiente di gioco, oltre a richiedere all’utente di individuare, distinguere e riconoscere i legami esistenti fra gli elementi dell’ambiente virtuale, processi che possono essere svolti proprio grazie all’ippocampo.

Prima degli anni ’90 i platform erano principalmente a scorrimento orizzontale, videogiochi in cui l’azione di gioco è seguita da un’inquadratura laterale e in cui l’avatar si muove dal lato sinistro al lato destro dello schermo. Oggi i videogiochi sono situati principalmente in ambienti virtuali 3D in cui l’avatar, come nel caso di Super Mario 64, si muove in uno spazio tridimensionale per raccogliere e collezionare oggetti, mentre al giocatore viene resa disponibile una mappa dell’ambiente circostante. In questo modo viene fornita la possibilità di utilizzare le informazioni a disposizione in maniera flessibile, al fine di muoversi verso una destinazione indipendentemente dalla posizione dell’osservatore.

 

 

In definitiva, questo genere di videogioco, con le caratteristiche che lo contraddistinguono, permette di facilitare le regioni cerebrali associate con la rappresentazione spaziale e, più in generale, con la memoria, il che consente di sottoporre il nostro ippocampo ad un vero e proprio allenamento!

 

Riferimenti bibliografici

Clemenson, G. D., & Stark, C. E. (2015). Virtual environmental enrichment through video games improves hippocampal-associated memory. Journal of Neuroscience35(49), 16116-16125.

Kühn, S., & Gallinat, J. (2014). Amount of lifetime video gaming is positively associated with entorhinal, hippocampal and occipital volume. Molecular psychiatry19(7), 842.

West, G. L., Zendel, B. R., Konishi, K., Benady-Chorney, J., Bohbot, V. D., Peretz, I., & Belleville, S. (2017). Playing Super Mario 64 increases hippocampal grey matter in older adults. PloS one12(12), e0187779.

 

 

By | 2018-08-05T09:42:53+00:00 agosto 5th, 2018|Gamer's Mind|0 Comments

About the Author:

Nata a Cesena il 27/08/94 Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche e laureanda in Psicologia delle Organizzazioni e dei Servizi presso l'Università di Bologna, attualmente si occupa di Realtà Virtuale e nuove tecnologie. Appassionata di videogiochi fin da bambina, è cresciuta giocando ai titoli più celebri su PS1 e ora predilige GDR, videogiochi d'azione e fantasy.