PSYTEST – C’è bisogno di educazione a videogiochi e nuovi media?

Domanda che forse potrà sembrare scontata, vista la cultura moderna e l’esistenza, quasi simbiotica, dei ragazzi di oggi con i nuovi media. Eppure, sebbene la maggior parte della gente sembri concorde sulla reale necessità di un’educazione ai nuovi mezzi tecnologici, nessuno sembra volersene responsabilizzare. La scuola incolpa le famiglie e le famiglie si aspettano che simili argomenti siano trattati a scuola: il risultato? Ve lo raccontiamo con i dati che abbiamo raccolto grazie ad un questionario somministrato quest’estate.

COS’È UNO PSYTEST – Chi ci segue abitualmente sa cos’è uno Psytest, ma ci tengo ad essere preciso, anche per chi non conosce Horizon Psytech. Con Psytest si intende una ricerca, non scientificamente validata, organizzata e strutturata dal nostro team di studio. In questo caso, abbiamo creato uno strumento ad hoc per intervistare gli studenti in merito all’argomento “educazione ai media”. I risultati presentati dovranno dunque essere interpretati come un’indagine statistica su di una campione di madre lingua italiana.

CHI ABBIAMO INTERVISTATO? – Il questionario è stato posto online in diversi gruppi di studenti e di videogiocatori. Complessivamente, questo ha ottenuto 720 compilazioni, divise tra un 79% di uomini e un 21% di donne. Questo dato è probabilmente dovuto al titolo del questionario, magari maggiormente attrattivo per  ragazzi. In termini di studi gli intervistati erano prevalentemente studenti delle superiori (66%) e universitari (21%). Chiaramente, viste le tematiche trattate, sarebbe stato interessante intervistare anche i ragazzi delle medie, per cui forse sono stati pensati nuovi corsi di media education, ma avendo somministrato il questionario principalmente sui social, non era facile raggiungerli e abbiamo ottenuto solamente un 4,3% di compilazione da parte di questi ultimi.

LA MEDIA EDUCATION A SCUOLA – Allarmante considerare che il 74% degli intervistati non sapeva cosa fosse la media education e soprattutto che l’86% di questi ultimi non abbia mai trattato tematiche del genere in ambito scolastico. Viviamo in una società sempre più legata alle nuove tecnologie, ma non spieghiamo ai nostri ragazzi come utilizzarli. E non mi riferisco ad un ambito strettamente funzionale: i giovani d’oggi sanno benissimo come accendere un computer o trafugare dati via smartphone, ma bensì ad un comportamento d’utilizzo consono. Ci allarmiamo di fronte a casi di sexting, cyberbullismo, dipendenza e chi più ne ha più ne metta, ma non proponiamo una condotta di utilizzo legata alle nuove tecnologie. Direi che è un comportamento quantomeno contraddittorio.

 

 

 

 

 

 

LA MEDIA EDUCATION IN CASA – Se invece pensate che tali tematiche siano da trattare a casa abbiamo raccolto dati anche per questo: l’11,9 degli intervistati riferisce che i propri genitori non si interessano mai al loro utilizzo rispetto alle new tech, mentre il 36,6% riporta che questi lo fanno solo raramente. Complessivamente possiamo dire che quasi il 50% dei genitori lo fa in maniera approssimativa, almeno per quanto percepito e riportato dai ragazzi stessi. In antitesi con questi dati, abbiamo dei genitori fortemente preoccupati: il  42,2% si lamenta spesso dell’utilizzo delle nuove tecnologie dei ragazzi; mentre il 31,4% lo fa qualche volta (che per intenderci nella scala 1-4 sottoposta era il valore 3). Ma come mai i genitori si lamentano senza dare dei modelli pertinenti di utilizzo? Il paradosso è presto svelato: i genitori moderni non sono in grado di capire i comportamenti dei propri figli: non sono nativi digitali, per tanto non sanno cosa significhino i nuovi ausili tecnologici per i ragazzi moderni. Tale affermazione è rafforzata dai dati raccolti: il 95,7% dei ragazzi si sente più esperto dei propri genitori sull’argomento new tech e il 55% sostiene che questi non siano in grado di capire cosa significato per i ragazzi di oggi. Anzi, c’è di più, il 51,7% sostiene che i genitori dovrebbero frequentare un corso per capire cosa sono i media e come sono utilizzati oggi.

 

 

 

 

TUTTA QUESTIONE DI BUON SENSO – Come dicevamo c’è chi sostiene che queste cose siano da insegnare a scuola e c’è chi pensa che sia da fare in famiglia. Ma il mondo non è sempre bianco e nero e anche qui c’è da aggiungere una sfumatura di grigio: coloro che pensano che per questo genere di cose basti il buon senso. Una premessa questo punto diventa doverosa: i ragazzi di oggi non hanno idea di cosa sia il buon senso se legato ad uno schermo. Certo, sanno che è sbagliato prendere in giro un compagno, ma non si rendono conto che lo stesso tipo di comportamento può essere perpetrato attraverso ai social o al telefonino. I casi di cronaca che fin troppo spesso vengono messi in primo piano ne sono esempi eclatanti: da blue whale a Cyberbullismo, passando per sexting e ricatti online. Direi che il buon senso proprio non basti.

I RAGAZZI COSA NE PENSANO? – Non dimentichiamo di prendere in considerazione il parere degli intervistati. I dati emersi sembrano evidenziare un problema, ma siamo sicuri che questo sia di interesse per i giovani? E soprattutto che sia percepito da questi? Ebbene, al 53% degli intervistati piacerebbe trattare tematiche legate alle nuove tecnologie a casa, mentre al 95% piacerebbe farlo a scuola. Inoltre l’89,9% sostiene che sia necessario insegnare ai coetanei come utilizzare le nuove tecnologie in maniera appropriata.

 

 

Insomma, i ragazzi evidenziano un problema nel nostro sistema educativo e sono disposti ed interessati a correggerlo, quanto bisognerà aspettare perché questa richiesta d’aiuto sia presa in considerazione?

 

 

By |2018-08-30T13:34:23+00:00agosto 30th, 2018|PsyTest|0 Comments

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