E-sports, sport e stress: Allenare corpo e mente

Il 26 agosto scorso è avvenuta una sparatoria presso il Jacksonville Landing Complex, Florida, durante il Madden 19 Tournament, un torneo del videogioco di football americano Madden, i cui vincitori sarebbero passati ad un torneo di grado più alto da tenersi a Las Vegas il prossimo ottobre.
Il 24enne David Katz, conosciuto online con il nickname Bread, parrebbe in seguito ad una sconfitta (movente riportato dalla BBC ma non confermato dalla CNN né dallo sceriffo accorso sul luogo), si è recato nel suo autoveicolo ed è rientrato nel Complesso armato di fucile, aprendo il fuoco contro i propri avversari. Il momento del primo sparo è stato immortalato nello stream dell’evento sulla piattaforma Twitch, con la terribile immagine del mirino laser che indugia sulla felpa rossa di una delle vittime, Eli Clayton, prima dell’interruzione della trasmissione video (ma non audio, per cui riusciamo a sentire qualcuno domandare “Con cosa mi ha sparato?”). Il bilancio delle vittime è di undici feriti (in condizioni stabili) e tre giocatori uccisi: il già citato Clayton, 22enne di Woodland Hills, Taylor Robertson, 27enne originario della West Virginia, e lo stesso Katz, che alla fine ha rivolto l’arma verso sé stesso.

La stampa, italiana ed estera, si è subito occupata della vicenda, fortunatamente dando un quadro obiettivo della situazione, senza lasciarsi trasportare dalla retorica, con pochissime (negative) eccezioni che non citeremo in questa sede. L’intento di questo articolo, più che gettare benzina sul fuoco dell’eterna lotta tra chi ritiene responsabile della tragedia il facile accesso alle armi semiautomatiche negli Stati Uniti d’America e chi, nonostante l’abbondanza di prove scientifiche a discapito di questa tesi, dà la responsabilità al fantomatico rapporto tra uso di videogiochi (di qualsiasi genere) e violenza, è invece quello di tracciare un profilo dell’attuale supporto psicologico offerto ai giocatori di E-sports professionisti e semi-professionisti.

Innanzitutto, i giocatori professionisti, chiamati pro-gamers (professional gamers), sono riconosciuti come atleti o cyber atleti, hanno un contratto, degli sponsor e sono regolarmente stipendiati per la loro prestazione e-Sportiva, la quale prevede ore obbligatorie di allenamento giornaliero, spesso una rigida dieta, partecipazione a tornei online e in arene a livello mondiale, con premi in denaro. Amare i videogiochi è sicuramente l’ingrediente principale per intraprendere questa strada ma, come ha dimostrato anche la letteratura scientifica che, da diversi anni ha evidenziato come i videogiochi siano uno strumento al benessere dell’individuo (per saperne di più vi rimandiamo qui), ci vuole continuo aggiornamento e ricerca delle miglior tattiche, allenamenti costanti e spesso diversi sacrifici ma, elemento molto importante è la capacità gestionale dal punto di vista emotivo. Qualsiasi competizione esportiva o sportiva porta con sé non solo la preparazione fisica per quella determinata attività, ma una grande valigia di stress, di aspettative e di delusioni. Per questo in tutti gli sport, siano essi elettronici o tradizionali, un allenamento mentale è importante: per riuscire a dare la miglior performance, a potenziare atteggiamenti efficaci e abitudini positive, per riuscire a usare gli errori come opportunità per migliorarsi, per gestire lo stress che può danneggiare una partita, l’intera squadra e la propria salute.

 

Esiste infatti la figura del preparatore mentale o mental coach, il cui obiettivo è preparare gli atleti a gestire le proprie emozioni e a prendersi cura del proprio benessere psicofisicoIl mental coach è ancora tuttavia poco presente nell’ambiente eSport: sono nate infatti, più che altro, delle scuole e dei corsi di formazione rivolti direttamente ad atleti e coach per sopperire alla mancanza di una figura di uno psicologo dell’eSport. Tra le eccezioni ci sembra opportuno citare il dott. Mauro Lucchetta, primo fra tutti gli psicologi dello sport ad occuparsi di mental traning negli eSport: nel 2014, attraverso sessioni live e online, ha seguito la nazionale italiana di Call Of Duty agli Europei e ai mondiali e, dal 2014 al 2016, si è occupato della preparazione mentale di Nicolò “Insa” Mirra, ProPlayer di Fifa per AS Roma. Anche l’UBAcademy eSport di Davide Scavo, partner di alcune accademie internazionali, con l’obiettivo di migliorare i processi di decision making e Andrea Gasparetti, conosciuto come Tzuna, dottore in scienze motorie che si è occupato in particolare della preparazione atletica per i player di QLASH, organizzazione eSportiva internazionale nata a Treviso.

Per quanto fin dagli antichi romani sia stato tramandato il detto “Mens sana in corpore sano” (‘una mente sana in un corpo sano’), persino negli sport tradizionali la questione di un supporto psicologico è sempre stata strenuamente ostacolata. Non è raro che problematiche come stress, burnout o ansia da prestazione affliggano gli atleti professionisti, fino ad arrivare a casi di conclamata depressione o anoressia: il prof. Kerry Mummery arrivò ad affermare, in un articolo pubblicato nel 2005 dalla rivista internazionale Frontiers in Psychology, che “gli atleti sono più predisposti delle persone non sportive alla depressione perché le loro richieste funzionali, fisiche e psicologiche, sono un macigno appesantito dall’ambiente in cui essi si esibiscono e dal quale in un certo senso dipendono. Lo stress e la depressione sono connaturati con l’attività sportiva professionale“. Nonostante poi sia stato ampiamente dimostrato quanto questo cosiddetto ‘male oscuro’ possa anche influenzare negativamente la prestazione sportiva, l’eventualità che un atleta manifesti un malessere psicologico è sempre stata tralasciata, in favore di una visione che vorrebbe gli atleti come superuomini (o superdonne), non afflitti da problemi terreni.

Generalmente gli sportivi di alto livello vengono seguiti dalla figura del preparatore atletico, una figura professionale preposta a curare e gestire la preparazione motoria fisica degli atleti. La sua attività consiste nel programmare e realizzare allenamenti mirati per permettere agli atleti di raggiungere la condizione fisica ideale, prevenire gli infortuni o facilitarne il recupero. Nonostante questa definizione, osservando i programmi di formazione del CONI, è chiaro che negli anni il preparatore atletico sia diventato qualcosa di più, e che gli vengano richieste competenze non solo in ambito fisico, biologico e anatomico, ma anche sul piano psicologico e relazionale. La figura del vero psicologo sportivo, separata dal preparatore sportivo, è quindi una figura ancora marginale, e non sono molti gli atleti che dichiarano apertamente di avvalersi del suo supporto: Ryan Giggs, ex-calciatore del Manchester United, dichiarò di essersi recato da uno psicologo sportivo poco prima di ritirarsi, consapevole che dopo quasi 40 anni della stessa routine avrebbe dovuto affrontare un difficile periodo di adattamento, ma anche atlete come Federica Pellegrini e Karolina Kostner o piloti di MotoGP quali Aleix Espargaró e Maverick Vinales hanno dichiarato di frequentare o aver frequentato psicologi sportivi nella quotidianità dei loro allenamenti.

Nonostante dunque il simile carico di stress e fatica a cui entrambe le categorie sono sottoposte nei rigidi allenamenti, sembra ci sia ancora molta strada da fare per quanto riguarda l’inclusione della necessità di un supporto psicologico per atleti e cyber-atleti, e l’abbondanza di figure multidisciplinari più che specialistiche rende al momento ancora lontana l’idea di affiancare figure qualificate per il benessere psicologico a figure che si occupano del fisico.

 

Da un’idea di Ambra Ferrari
Introduzione e revisione a cura di Ambra Ferrari

Sezione dedicata agli E-Sports a cura di Elena del Fante

Sezione dedicata agli sport tradizionali a cura di Laura Coppetti, studentessa di Scienze Motorie presso l’Università di Urbino Carlo Bo, istruttrice di nuoto FIN – e incallita videogiocatrice.

By |2018-08-31T08:50:52+00:00agosto 31st, 2018|eSport|0 Comments

About the Author:

Dottoressa in Neuroscienze Nata il 2/10/1991 a Bergamo. Dopo aver trascorso un semestre presso l’Università di Leeds (UK), si laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche presso l’Università di Bergamo, per poi conseguire la specializzazione in Neuroscienze presso l’Università degli Studi di Trento, ottenuta nel 2016. Entusiasta videogiocatrice sin da piccola, partendo da Commander Keen sul computer dello zio e passando per le serie di Pokèmon e Final Fantasy, si specializza poi negli Indie Games per PC. Attualmente è dottoranda presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, occupandosi di progetti di studio di Realtà Virtuale, User Experience e Serious Gaming.