Come ti salvo dalla Cybersickness: Skyrim VR

Vi siete innamorati dei mondi fantastici di Ready Player One, avete visto gameplay di Star Trek: Bridge Crew con youtuber impegnati a volare per la Federazione e ora finalmente avete un set per VR e la possibilità di immergervi in un’apocalisse zombie con Arizona Sunshine… per poi ritrovarvi con una forte nausea dopo pochissimi passi. Che fare? Rivendere i sogni online? Non tutto è perduto, per fortuna.

Purtroppo, la cybersickness, ossia il “mal di mare” che deriva dalla realtà virtuale, è presente e sentita da una consistente percentuale di giocatori; è un, se non IL, problema che attanaglia questa fantastica tecnologia e che non permette di godersi appieno l’esperienza. Tralasciando metodi esterni (non ne vale la pena e non è giusto dover ricorrere a farmaci per la nausea solo per giocare!) ci sono però alcuni modi per mitigare il problema, se non risolverlo completamente: prendiamo ad esempio la versione VR di Skyrim e andiamo a vedere come migliorare il nostro rapporto con la realtà virtuale.

Skyrim non nasce come gioco per visori VR, ma l’adattamento fatto da Bethesda cerca di fornire varie opzioni e settaggi per andare in aiuto al giocatore, in primis la modalità di movimento: naturale o teletrasporto. Con un movimento naturale ci si muove nel mondo passo passo come nelle versioni non-VR del gioco, e a primo impatto può sembrare la cosa più ovvia usare questa impostazione. Il senso di disorientamento però può risultare molto forte, data la discordanza del movimento visto con gli occhi e la staticità percepita dall’orecchio interno. Personalmente preferisco di gran lunga il teletrasporto, una soluzione poco elegante per chi vorrebbe sentirsi dentro al gioco, ma può fare davvero la differenza tra giocare e star male ogni 5 minuti. Il teletrasporto permette di fare tanti piccoli salti e spostarsi senza un movimento continuo, permettendo di percepire la cosa come distaccata da un movimento naturale e ridurre il rischio di malessere, ma non è l’unico aiuto: anche nella rotazione della visuale abbiamo delle opzioni simili. Sbarcando prima di tutto come esclusiva su Playstation VR, la necessità di permettere una rotazione a 360° della visuale senza che il giocatore debba effettivamente girarsi era d’obbligo, vista anche la ridotta copertura data dalla Playstation Camera, ma sicuramente è utilissima anche per giocatori PC. Possiamo scegliere di avere una rotazione graduale o una a scatti, e il discorso fatto prima qui si ripropone identico: il movimento graduale è sì quello più naturale ma anche quello più a rischio, mentre gli scatti, o “snap”, migliorano la situazione per chi è più sensibile, permettendo anche di impostare l’angolo di questi scatti, più ampio o stretto in base alle proprie preferenze, senza ovviamente impedirci di muovere la testa in modo naturale per guardarci intorno ed esaminare l’ambiente.

Queste sono le due opzioni principali, per così dire, ma non è finita qui: è possibile applicare un filtro nero ai bordi del campo visivo durante i movimenti e/o le rotazioni e definirne l’intensità, in modo da ridurre il FOV (field of view), e quindi la quantità di movimento visibile con “la coda dell’occhio” durante i momenti delicati: guardando video di gameplay di persone che ne fanno uso potrebbero far credere che sia eccessivamente limitante, ma in realtà provato sulla propria pelle (e occhi) e regolato a piacere non è così invasivo. Avendo così tante personalizzazioni dovrebbe essere possibile trovare la combinazione che meglio si addice sia al nostro stile di gioco che al nostro benessere.

Alcune delle opzioni specifiche per la versione VR (StarCenturion, r/PSVR)

Il metodo migliore per ridurre la cybersickness in generale è… abituarsi. A differenza del mal d’auto o mal di mare, ripetute esposizioni alla realtà virtuale permettono di abituarsi ai movimenti innaturali a cui siamo esposti, ma non ha senso buttarsi in un gioco VR impegnativo più volte per risolvere il problema. La cosa migliore è affrontare la realtà virtuale in maniera graduale, incrementando il tempo di gioco e partendo magari da esperienze in cui si può rimanere seduti sul divano 5-10 minuti come il bellissimo puzzle Statik, per poi alzarsi e passare ai favolosi ritmi di Beat Saber, fino a poter affrontare lunghe sessioni in un mondo intero in Skyrim. Purtroppo, anche tutti questi accorgimenti e gradini possono non essere una soluzione per una fetta di persone, ma dovrebbero essere d’aiuto per molti di quelli che sono rimasti “scottati” dal loro primo contatto con la realtà virtuale e sono rimasti scoraggiati dal provare a dargli un’altra chance.

Infine, per i colleghi guerrieri spada e scudo: un’ultima selezione in Skyrim permette di fissare lo scudo sulla mano in maniera realistica, come se lo si stesse impugnando per davvero, e non come se fosse in punta al controller. Ma questo può al massimo essere una seccatura, non è propriamente un rimedio alla nausea.

 

By |2018-09-24T08:00:20+00:00settembre 24th, 2018|Games & Technology|0 Comments

About the Author:

Friulano di classe 1991, laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche nel marzo 2017 con la tesi "Gli effetti delle rappresentazioni di genere e dei contenuti violenti nei videogiochi sul comportamento". Ho iniziato a giocare all'età di 6 anni con il Sega Mega Drive e da lì non ho più smesso; tra Playstation Xbox PC e Nintendo non mi sono fatto mancare nulla. Mi piacciono gli RPG e gli sparatutto in primis, ma prediligo una forte componente narrativa a un multiplayer competitivo.