So che vuoi raddrizzare quel quadro.

<<Non preoccuparti, metteremo tutto in ordine in un batter d’occhio, e quando avremo finito desidererai che ci siano ancora stanze da pulire>>

<<Ti piace fare l’addetto alle pulizie?>>

<<Beh non direi tanto che mi piace ma piuttosto che ne ho bisogno. Quando lavoro sento un senso di calma che si diffonde tra le costole. (…) Fidati, il te presente vuole raddrizzare quel tappeto in camera da letto. La tua casa è un po’ come la tua anima, tu ti prendi cura di lei e lei si prende cura di te.>>.

In The Beginner’s Guide (qui l’articolo che ne parla), piccolo capolavoro indie del 2015, Davey Wreden descrive il livello di gioco in cui ci viene chiesto di pulire e rassettare una casa come “il momento immediatamente dopo un’esperienza particolarmente difficile o traumatica, dove devi solo lasciarla decantare, digerirla, ed infine lasciare che si solidifichi in qualcosa di importante”.

Nell’immaginario comune, la necessità di pulire o pulirsi in modo ossessivo è connessa alla presenza di disturbi psichiatrici, come la misofobia (il terrore dello sporco), il disturbo ossessivo compulsivo, o altri disturbi d’ansia. Tuttavia anche soggetti “sani” mostrano amore per il mettere in ordine, al quale diversi ricercatori hanno provato a dare diverse spiegazioni.

 

Ad esempio, secondo l’effetto Zeigarnik, studiato per la prima volta dall’omonima psicologa lituana, le persone tendono a ricordare le azioni incompiute con maggior facilità rispetto a quelle completate, poiché la motivazione implicita a portarle a termine è talmente forte da causare un forte senso di insoddisfazione in caso di interruzione. Ciò potrebbe rendersi palese, in ambito videoludico, nel desiderio di platinare i propri giochi o nel bisogno di terminare una missione prima di spegnere la console.

La soddisfazione può anche scaturire dalla sensazione di avere il controllo completo dello spazio. Questa percezione viene definita, in psicologia, come agency, letteralmente, “agentività”: la facoltà di far accadere le cose, di intervenire sulla realtà, di esercitare un potere causale sull’ambiente circostante. Tale senso di agency potrebbe, secondo alcuni, combinarsi con un fenomeno ipotizzato dalla Psicologia della Gestalt: poiché l’uomo analizza una scena nel suo complesso prima di soffermarsi sui dettagli, una scena ordinata e regolare causerebbe un minor dispendio di energie per essere processata.

E allora si può dire che tutto ebbe inizio con Tetris: muovere i tetromini affinché si incastrino perfettamente con i pezzi precedenti vedendoli sparire magicamente rimane un ricordo prezioso per molti.

 

Recentemente ha invece fatto il suo ingresso sulla scena House Flipper, gioco il cui scopo, come dice il titolo, è quello di rimettere a nuovo case disastrate, rispondendo ai desideri dei clienti. Piastrellare, imbiancare, arredare, spolverare, ed addirittura usare un’aspirapolvere per eliminare nidi di scarafaggi richiedono certamente sforzi, abilità di pianificazione e tempo, ma ammirare il risultato finale è quanto di più gratificante ci possa essere, tanto più che, con i nostri guadagni, possiamo anche acquistare e personalizzare la nostra casa.

Il tema della pulizia ricorre, in modo ancora più morboso dell’aspirare scarafaggi, in Viscera Cleanup. In questo gioco ricopriamo il ruolo di addetti delle pulizie, assoldati per ripulire vari scenari futuristici da sangue ed arti umani. Abbiamo dunque a disposizione dei secchi d’acqua e delle scope per lavare muri e pavimenti, ma attenzione: se usiamo troppo a lungo lo stesso secchio finiremo per imbrattare di sangue il muro appena pulito. Una buona organizzazione ed un buon ricambio di secchi sono dunque la chiave del successo, sempre se i nostri compagni non decidono di sabotarci scambiando secchi puliti con secchi sporchi, oppure se, al grido di “UNCLEAN! UNCLEAN!”, non decidono di lavare noi, dando luogo ad un’esperienza multiplayer tanto interessante quanto snervante (qui un gameplay esilarante).

In un certo qual modo, anche far precipitare oggetti, edifici ed abitanti nelle viscere della terra fino a quando la città rimane deserta può essere visto come “fare ordine”, no? Il protagonista di Donut County è un procione che ha intrapreso una nuova attività: consegnare ciambelle. Un mistero avvolge però questa nuova impresa, poiché tutti coloro che ordinano una ciambella finiscono risucchiati da…un buco che appare magicamente nel terreno. Il nostro ruolo è quindi quello di dirigere l’inesplicabile buco verso gli oggetti sullo schermo per inghiottirli, fino a che nulla rimane visibile. Non vi preoccupate, gli abitanti caduti in questa terra “piatta e vuota” sono sopravvissuti, e smaschereranno le vere intenzioni del nostro procione.

 

In conclusione, alcuni di noi sono così fortunati da provare tale soddisfazione anche nella vita reale, pregiandosi di riordinare la propria stanza o la propria scrivania quotidianamente, altri, invece, hanno bisogno di quella spinta motivazionale in più che solo i videogiochi possono darci:

Il problema del riparare, fare manutenzione e pulire è che non è un’avventura. Non c’è modo di farlo in modo così sbagliato da rischiare di morire. È solo lavoro. La conclusione è che alcune persone non hanno niente in contrario, altre invece preferirebbero morire.”  
– Rick & Morty, Ep. 3 Stagione 3

By |2018-10-01T09:35:23+00:00ottobre 1st, 2018|Cultura videoludica|0 Comments

About the Author:

Dottoressa in Neuroscienze Nata il 2/10/1991 a Bergamo. Dopo aver trascorso un semestre presso l’Università di Leeds (UK), si laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche presso l’Università di Bergamo, per poi conseguire la specializzazione in Neuroscienze presso l’Università degli Studi di Trento, ottenuta nel 2016. Entusiasta videogiocatrice sin da piccola, partendo da Commander Keen sul computer dello zio e passando per le serie di Pokèmon e Final Fantasy, si specializza poi negli Indie Games per PC. Attualmente è dottoranda presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, occupandosi di progetti di studio di Realtà Virtuale, User Experience e Serious Gaming.