Riconoscere la menzogna: la psicologia dietro a L.A. Noire

Dopo ormai 7 anni dalla sua uscita, L.A. Noire torna nuovamente a far parlare di sé grazie alla versione remastered uscita per le nuove piattaforme Xbox e Playstation. Nonostante ormai gli anni comincino a farsi sentire, L.A. Noire continua a proporre ai videogiocatori un viaggio sofisticato in termini psicologici, in cui la complessità dei personaggi si pone al centro dell’esperienza videoludica.

Questo titolo vi proietta nell’epoca d’oro di Hollywood, in cui vestite i panni di Cole Phelps, detective dall’oscuro passato (che vi verrà svelato poco a poco con numerosi flashback) e dall’animo tormentato. I casi che dovrete affrontare si basano su eventi realmente accaduti (come nel caso dell’omicidio della “Dalia Nera”) e sono tutti accumunati dal medesimo sfondo: una città tossica, dominata dalla corruzione e dalla decadenza morale.

 

Ma dove si cela la vera esperienza psicologia di L.A. Noire?

Prima di tutto, per risolvere i casi (ed evitare di mettere le manette ad un innocente) dovrete fare affidamento sulla vostra intelligenza emotiva, ovvero sulla capacità di riconoscere, comprendere, utilizzare e gestire le proprie emozioni e quelle altrui. Gli interrogatori, infatti, prevedono che prestiate attenzione alle caratteristiche della comunicazione non verbale e, sulla base di queste, condanniate o rilasciate il sospetto.

Fate assunzioni sbagliate e fallirete il caso.

 

A questo punto vi chiederete quali sono gli indicatori che possono aiutarvi a smascherare gli inganni dei vostri sospetti. Ekman, in questo senso, ci dà una mano.

Considerato uno dei massimi studiosi delle emozioni e, in particolare, delle espressioni facciali, Ekman sostiene che gli indizi della menzogna possono essere ritrovati principalmente nel corpo, nella voce, nelle espressioni facciali e nel sistema vegetativo e fisiologico (fra questi ultimi ricordiamo alterazioni nella respirazione e nella sudorazione, pallore o arrossamento del viso). Nel caso di L.A. Noire, tuttavia, sono due gli aspetti che possiamo analizzare: le espressioni del viso e le alterazioni nella voce (per approfondire gli studi di Ekman cliccate qui).

La voce:

Per la maggior parte delle persone, è estremamente difficile mascherare alcuni cambiamenti che intervengono sulla voce quando si è emozionati. L’esitazione, soprattutto in risposta ad una domanda, può far nascere sospetti, così come frequenti pause durante il discorso. Altri indizi possono essere gli errori, come l’intromissione nel discorso di non parole (ad esempio “ehm”) o di ripetizioni (come “io, io, in realtà”). Questi possono presentarsi quando, chi mente, non ha avuto tempo di elaborare la sua versione o, al contrario, come conseguenza di un alto livello di apprensione.

Il volto:

Il volto è la sede primaria in cui si manifestano le emozioni, tuttavia, solo pochi si rendono conto delle espressioni che emergono sul loro viso, fino a quando queste non diventano particolarmente evidenti. Lo scarso controllo sui movimenti del volto è dovuto principalmente al suo diretto collegamento con le zone del cervello adibite alla gestione delle emozioni. La nascita di un’emozione, perciò, è seguita da un’attivazione automatica dei muscoli facciali, sui quali possiamo intervenire volontariamente soltanto in un secondo momento, cercando di modificarla o mascherarla. Un ulteriore indizio su cui possiamo basarci, soprattutto in L.A. Noire, è la direzione dello sguardo, che può essere distolto dall’interlocutore in caso di tristezza (occhi bassi), senso di colpa (occhi bassi o sfuggenti) o disgusto (occhi sfuggenti).

 

Nonostante in L.A. Noire gli indizi presentati vengano risaltati, per guidarvi nella risoluzione del caso, nella realtà non è così semplice smascherare la menzogna. Bisogna, infatti, tenere conto delle differenze individuali nella capacità di controllare le proprie espressioni facciali e delle reazioni di un interlocutore sincero, che teme di essere accusato ingiustamente, o ancora, delle conoscenze diffuse rispetto alle menzogne. Nel caso della direzione dello sguardo, ad esempio, l’interlocutore è ben consapevole della facilità con cui potrebbe essere smascherato e, molto spesso, cerca di mantenere il contatto visivo proprio per evitare che ciò accada.

In definitiva, L.A Noire stuzzica la curiosità dei giocatori sul tema della menzogna, sia dal punto di vista morale, che da quello psicologico. Starà a voi fare emergere la verità nella corrotta città degli angeli, accompagnando Phelps nel suo percorso di redenzione.

 

Riferimenti bibliografici

Goleman, D. (2011). Intelligenza emotiva. Bur.

Ekman, P. (1995). I volti della menzogna. Gli indizi dell’inganno nei rapporti interpersonali. Giunti Editore.

By |2018-10-18T09:52:43+00:00ottobre 18th, 2018|Game Analysis|0 Comments

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Nata a Cesena il 27/08/94 Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche e laureanda in Psicologia delle Organizzazioni e dei Servizi presso l'Università di Bologna, attualmente si occupa di Realtà Virtuale e nuove tecnologie. Appassionata di videogiochi fin da bambina, è cresciuta giocando ai titoli più celebri su PS1 e ora predilige GDR, videogiochi d'azione e fantasy.