Design/Play/Disrupt: un’ottica diversa sul mondo dei videogiochi

Avete in mente un viaggio a Londra? Allora dovete aggiungere nell’itinerario una tappa al Victoria and Albert Museum, dove potrete visitare Design/Play/Disrupt, una particolare mostra sul mondo del videogioco che racchiude perle di design, temi controversi e interessanti aree interattive.

Nel caso aveste dubbi sul tema della mostra

La mostra è iniziata a settembre e terminerà il 24 febbraio 2019, ed è un viaggio diviso in 4 fasi nel mondo dei videogiochi e della cultura che hanno influenzato e da cui vengono influenzati. Veniamo accolti da una carrellata di titoli selezionati per le loro particolarità tecniche ed artistiche, primo dei quali il bellissimo Journey, del quale viene messa in risalto l’atmosfera e il suo multiplayer unico, nel quale si gioca con sconosciuti senza nome con i quali non si ha modo di comunicare se non tramite segnali non verbali: un’esperienza intima, diversa da qualunque altra. A seguire The Last of Us, usato per andare nel dettaglio dell’IA di Ellie, e Bloodborne per parlare di rischi e ricompense. Dopo un’accoglienza esclusivamente Playstation, si passa ad altri titoli fino all’ultimo di questa sezione, il particolare The Graveyard: è un titolo che è difficile definire un videogioco, trattasi di un walking simulator nel senso letterale del termine in quanto l’obiettivo del nostro personaggio, un’anziana signora, è quello di camminare molto lentamente lungo un sentiero in un cimitero, per raggiungere una panchina e sedersi. L’intero gioco è riassumibile in un video di meno di 10 minuti, mancando di esplorazione e interazione che non sia il raggiungimento della panchina, unico fine della signora. Ho osservato per un po’ le reazioni di chi lo provava, e non veniva apprezzato: chi faceva camminare l’anziana in cerchio, chi veniva scoraggiato dalla sua lentezza, chi non capiva “perché” fosse un gioco. Sicuramente il contesto di una mostra non è l’ideale per l’esperienza che gli sviluppatori avevano in mente di suscitare, ma credo che sia rivolta a una nicchia estremamente ristretta di persone della quale non faccio parte nemmeno io.

A member of staff of the V & A interact with items on display at Videogames: Design/Play/Disrupt, which celebrates the changing design field of video games, in London, Britain September 5, 2018. REUTERS/Peter Nicholls

Proseguendo ci troviamo in un’area dedicata alle controversie che da sempre seguono questa forma di intrattenimento: dall’uso delle armi e della violenza, alla presenza preponderante di titoli con personaggi maschili e bianchi, passando per l’oggettivizzazione del sesso e il focus a un pubblico occidentale, ignorando un possibile mercato mediorientale. Al centro dell’attenzione c’è un lungo video in cui varie persone, tra cui giornalisti e sviluppatori, parlano di questi temi mentre tutt’intorno ci sono installazioni che vanno nello specifico del problema e propongono oltre a documenti scritti esempi interattivi e ulteriori video; parlando di razzismo, viene elogiato il lavoro fatto in Mafia III, con l’introduzione di un protagonista afroamericano in un contesto dichiaratamente razzista, New Bordeaux (una New Orleans fittizia) nel quale viene vessato solo per la sua etnia e viene ricercato dalla polizia se entra in un negozio per soli bianchi. Sorvolando sui (purtroppo, a volte pesanti) problemi tecnici che hanno afflitto il gioco e concentrandomi sul comparto narrativo e soprattutto l’ambiente, riconosco anch’io che è un titolo che va apprezzato da questo punto di vista. Le altre tematiche trattate dalla mostra offrono interessanti spunti di riflessione e ottiche diverse, magari dando al visitatore un occhio di riguardo verso alcuni dettagli dei suoi titoli preferiti. Ma va tutto visto nell’ottica di un dibattito costruttivo, quanto esposto non dev’essere visto come una critica netta all’industria ma un modo per ampliare l’offerta e includere così diverse realtà e personalità.

La terza sezione si allontana dalle controversie per offrire diversi aspetti del fenomeno videogiochi a un pubblico di esperti ed esterni, tramite una carrellata di video che trattano della grandezza raggiunta da eventi di E-Sports come le finali di League of Legends, della creatività che i videogiochi generano ed ispirano parlando di cosplay e delle fan art (qui nello specifico, Diva di Overwatch) nel mondo reale e dei mondi generati in quello virtuale di Minecraft, per finire con l’enormità di alcuni eventi completamente online come il “massacro di B-R5RB”, uno degli scontri PvP online più grandi della storia dei videogiochi, durante il quale hanno preso parte allo scontro circa 7500 giocatori, impegnati per 21 ore consecutive in combattimenti tra astronavi in Eve Online. Presentazioni che hanno lasciato il segno in chi le ha guardate, probabilmente rendendosi conto per la prima volta della complessità del mondo dei videogiochi e della presa profonda che hanno e avranno sulla cultura in generale.

Davvero? Davvero.

La parte conclusiva lascia tutto il tempo al visitatore di interagire e giocare con videogiochi creativi, particolari e unici: nessun titolo tripla A qui, bensì c’è QWOP in versione cabinato arcade assieme ad Enviro-Bear, due elmetti con telecamera per schiaffi virtuali e una lunga striscia di led che va dal pavimento al soffitto e permette di giocare a un dungeon crawler… con un po’ di fantasia. Su quest’unica striscia di led è presente un led verde che è il nostro “personaggio”, comandato tramite joystick: incontrando un led rosso, per combatterlo bisogna muovere il joystick a destra e sinistra e, raggiungendo il cima della striscia, si passa al livello successivo. È molto creativo perché riesce a creare anche delle piccole aree di sfida, come una serie di led “a cascata” che contrastano il nostro movimento, per poi spingerci violentemente contro a un led rosso da combattere velocemente. Line Wobbler (questo il suo nome) è un gioco a una dimensione che merita sicuramente un’occhiata!

Spero che questo walkthough dell’esposizione vi abbia ispirato a visitare quello che è sicuramente una prospettiva particolare sul mondo dei videogiochi, non una semplice vetrina di quelli che erano i primi videogames e dove siamo arrivati oggi, ma uno sguardo sul design e i dettagli, sulle idee che danno vita al processo creativo.

 

Videogames: Design/Play/Disrupt
Victoria and Albert Museum, Londra

Termina il 24/02/2019, costo di ammissione 18£

https://www.vam.ac.uk/exhibitions/videogames

By |2018-10-22T10:06:14+00:00ottobre 22nd, 2018|Cultura videoludica|0 Comments

About the Author:

Friulano di classe 1991, laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche nel marzo 2017 con la tesi "Gli effetti delle rappresentazioni di genere e dei contenuti violenti nei videogiochi sul comportamento". Ho iniziato a giocare all'età di 6 anni con il Sega Mega Drive e da lì non ho più smesso; tra Playstation Xbox PC e Nintendo non mi sono fatto mancare nulla. Mi piacciono gli RPG e gli sparatutto in primis, ma prediligo una forte componente narrativa a un multiplayer competitivo.