Nuovo titolo, stesse lamentele. Quando cambiare titolo non ci piace.

Nel giro di un anno ci affezioniamo ad un titolo che, nonostante i difetti, scandisce le nostre giornate: ci accompagna nel dopo cena prima di addormentarci o ci distrae al nostro rientro da lavoro dopo una giornata faticosa. Magari conosciamo  un gruppo di amici o formiamo un team più serio per partecipare alle varie competizioni e tornei. E poi ecco, è arrivato il tempo di metterlo da parte e comprare il nuovo titolo della saga. E’ tempo di cambiamento.

Era il 12 del mese scorso quando uscì il titolo più aspettato di sempre, il titolo dal sapore ciclicamente autunnale vista la data di uscita.

Ebbene sì, sto parlando proprio del quindicesimo capitolo di Call Of Duty, Black Ops 4 videogioco sparatutto in prima persona sviluppato da Treyarch.

Di recensioni ne avremo lette a milioni: videorecensioni sui vari canali youtube e twitch,  articoli dei più grandi sostenitori sino ai più agguerriti critici.
Per non dimenticare i tuttologi improvvisati nei commenti dei vari gruppi fan base di Facebook. Quello che preme qui sottolineare – dunque – è come un nuovo titolo porti con sé grandi aspettative e, spesso, la novità dello stesso – come per tutte le nuove notizie –porti con sé più critica che gioia.  Ciò fa riflettere come ci sia in tutti noi quella naturale ricerca delle origini, delle radici del videogioco; di un bisogno di continuità e di attaccamento ad un titolo che tende ogni anno a trasformarsi rimanendo  simile per alcuni aspetti; quella irrefrenabile ricerca di sentirsi sempre fra le braccia della madre,   nonostante l’età avanzi che, talvolta, si trasforma in rifiuto della novità.

In psicologia questo fenomeno è noto come “resistenza al cambiamento”, quella negazione che ci porta ad esclamare più volte “Questo non è vero il COD!!”.

Con resistenza al cambiamento s’intende l’angoscia emotiva causata dalla prospettiva di una trasformazione o dal cambiamento che sta avvenendo; è una risposta che l’essere umano adotta di fronte ad un cambiamento, la tendenza a mantenere un’omeostasi generale, una stabilità interna di fronte agli impulsi esterni.

Lo psicologo statunitense Albert Ellis elenca le possibili cause della resistenza al cambiamento nel setting terapeutico, evidenziando come oltre la gravità del disturbo, gli elementi da tenere in considerazione siano la paura, la bassa tolleranza alla frustrazione, la sfiducia, il pessimismo, poca assunzione del rischio, grandiosità, perfezionismo, spirito di ribellione e timore nelle novità.

Kurt Lewin, psicologo tedesco pioniere della Psicologia Sociale, descrisse uno dei primi modelli di gestione del cambiamento, Change Management, descrivendo la transizione a tre stadi che cercherò di sintetizzare:

Nella prima fase abbiamo lo scongelamento, Unfreezing, in cui l’individuo supera le sue vecchie abitudini mostrando apertura ad un cambiamento attraverso il superamento della naturale resistenza innescata dai meccanismi di difesa.

Nella seconda fase si ha il cambiamento vero e proprio, attraverso una ristrutturazione cognitiva. In questa fase il soggetto si sente confuso, è in un momento di transizione e ne percepisce lo squilibrio.

Nella terza, invece, si ha il cosidetto Refreezing, un ricongelamento delle proprie abitudini. Così l’individuo consolida il proprio cambiamento ristabilendo una nuova omeostasi, permettendo al soggetto di sentire un nuovo livello di confidenza col nuovo gioco come quello percepito del gioco precedente.

Così, dopo tanto scetticismo abbiamo finalmente deciso di avviare il nostro nuovo titolo, comprendendo che il vecchio gioco può essere riposto nella nostra libreria.  Magari ci accorgiamo anche che non ci dispiace poi molto, cerchiamo di goderci quegli aspetti positivi che non pensavamo potesse proprio avere, ad alcuni potrà persino piacere più del precedente.  Alla fine il videogioco diventa nostro, è integrato nelle nostre abitudini pomeridiane e siamo pronti a giocarci ogni giorno.

 

 

By |2018-11-13T12:49:56+00:00novembre 13th, 2018|Gamer's Mind|0 Comments

About the Author:

Nata il 30 Settembre 1992 a Firenze. Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche a settembre 2017 a Torino con la tesi “Videogames: I benefici dei videogiochi d’azione”. Ad oggi prosegue i suoi studi in Scienze del Corpo e della mente presso la medesima università. Elena, conosciuta anche come iAE N E M A, videogiocatrice dalla tenera età grazie ad una famiglia molto nerd che l’ha imboccata con Doom, Wolfenstein, Half Life e titoli della LucasArt. Dal 2002 approda nel mondo online su piattaforma xbox sino a trovarsi su Halo 2, saga che ha amato fino ai giorni odierni permettendogli di avvicinarsi al mondo del competitive. Nel 2016 decide di spostarsi su Call Of Duty Black Ops III e di tornare su console Sony per buttarsi in un nuovo progetto di un team eSport al femminile. Con le TeS Furies, in settembre 2016, si aggiudica il titolo di campionesse italiane di COD.