La psicologia dei criminali nei videogiochi: Yakuza Kiwami

Recentemente ho scaricato i titoli mensili gratuiti di cui dispongo grazie all’abbonamento a Playstation Plus. In particolare, sono stato molto incuriosito dal gioco Yakuza Kiwami, edito da SEGA, un’edizione rivisitata e migliorata di un gioco d’azione pubblicato inizialmente su Playstation 2, nonché molto apprezzato dalla critica. Questo videogame mette il giocatore nei panni di un membro dell’associazione criminale giapponese Yakuza, la quale fa da sfondo a tutto il gioco, come risulta lampante dal suo stesso titolo (leggo su wikipedia che il titolo è stato riadattato per il mercato occidentale dall’originale Ryu Ga Gotoku: Kiwami [“Come un drago: Estremo”]).
Attratto dalle recensioni molto positive di questo titolo, sono stato combattuto se giocarlo o meno: infatti, non sono mai stato propenso ad apprezzare film o videogiochi in cui le organizzazioni mafiose vengono esaltate; si tratta di un mio personale atteggiamento polemico, siccome non mi piace che un videogioco, qualcosa che amo, possa mitizzare un’associazione a delinquere a stampo mafioso. È un fastidio personale, un’allergia. Gli effetti delle mafie sono devastanti non solo sulla vita delle singole persone, ma anche sulla comunità in cui vivono, e non mi piace l’idea che l’affiliazione a certe associazioni venga resa giocabile e divertente.
Tuttavia, ad un tratto realizzo che un videogioco resta un’opera di fantasia e che il contenuto che presenta potrebbe allontanarsi dalla realtà, oltre al fatto che non tutti i videogiochi sul crimine hanno come sfondo organizzazioni a stampo mafioso vere e proprie, ma “semplici” bande di briganti. Comincio a chiedermi, dunque, quale sia la rappresentazione di mafia contenuta in certi titoli e quanto sia pertinente alla realtà. Non mi risulta che sia mai stata fatta un’analisi di come il crimine viene dipinto nei videogiochi più diffusi, e penso che giocare a Yakuza Kiwami possa diventare una possibilità per fare qualche riflessione sull’argomento.
Decido quindi di dare un’occhiata a questo titolo, e c’è da dire che le prime ore di gioco sono davvero divertenti: nonostante l’inizio dell’avventura sia caratterizzata da lunghi filmati che la rendono più vista che giocata, questi offrono una narrazione splendida, introducendo una trama intrigante, fitta, e presentano al meglio carattere e personalità di ogni personaggio. Dopotutto, la storia di questo videogioco è nota per essere uno dei suoi punti di forza.

È proprio durante queste prime ore di gioco che mi accorgo che alcuni dei personaggi principali, appartenenti teoricamente ad un’organizzazione criminale reale, non rispecchiano assolutamente i parametri psicologici di chi ne fa realmente parte. La psicologia di questi personaggi mi sembra discostarsi troppo da quella che un affiliato reale alla Yakuza dovrebbe aver sviluppato. In particolare, resto colpito dal fatto che Kiryu, il protagonista del gioco, abbia un cuore d’oro e, sebbene inizialmente membro della Yakuza (viene “espulso” dopo le primissime battute di gioco), non agisce affatto come uno di loro: non intimidisce, non tende ad improntare le sue relazioni sul potere e sull’incutere timore negli altri, non disprezza l’altro (e, in particolare, l’alterità), non uccide ed è capace di provare molte emozioni di tenerezza, come l’amicizia, l’amore, il senso di protezione verso le persone in difficoltà e la nostalgia per l’infanzia. Questo criminale sembra l’archetipo ideale della persona per bene! Ma perché non potrebbe essere così? O meglio, come dovrebbe essere? Stando alla psicologia, dovrebbe essere caratterizzato dai consueti tratti antisociali dei criminali, e da tutta quella serie di elementi psichici che ci si aspetterebbe da loro. Non vorrei aver confuso le idee al lettore, meglio procedere con ordine.

Cosa si intende per tratti antisociali? E perché chi è coinvolto in un’organizzazione criminale dovrebbe presentarli? Per “tratti” si intendono quegli elementi della personalità di un individuo che gli permettono di percepire, rappresentarsi e pensare in maniera costante il mondo, se stessi e gli altri. In altre parole, i tratti di personalità regolano il rapporto fra ciò che è dentro di noi, e ciò che è fuori di noi: ci fanno interpretare la realtà in un certo modo e, in base a questa interpretazione, agiamo di conseguenza. I tratti della personalità di un individuo, pertanto, sono collegati al comportamento che mette in atto nella vita di tutti i giorni e all’organizzazione più generale dei suoi atteggiamenti. Si parla di tratti “antisociali” quando, appunto, la personalità di un individuo è strutturata in modo da agire comportamenti socialmente disadattivi, come crimini contro la persona, e questo è particolarmente vero proprio nel caso di criminali seriali, che da questi tratti risultano facilitati nel portare a termine i loro scopi: sfruttamento e manipolazione degli altri, crudeltà, ostilità, fastidio per le regole e disprezzo di esse, e mancanza di empatia sono solo alcune delle caratteristiche di una personalità antisociale, a cui si aggiungono

cinismo e indifferenza nei confronti dei sentimenti altrui, noncuranza delle conseguenze delle proprie azioni, unita a mancanza di rimorso e senso di colpa per il male causato. Una personalità antisociale può spingere a sfruttare qualcun altro per raggiungere uno scopo, facendogli del male, e infine a ucciderlo, senza provare alcun tentennamento, senza che una coscienza morale lo interroghi sul valore delle proprie azioni. Terribile, eppure reale (McWilliams, 2012).

Un esempio di persone con questi tratti di personalità possono essere alcuni serial killer. Nel mondo cinematografico, basta pensare ad alcuni personaggi dei film di Quentin Tarantino, o al sicario del film “Non è un paese per vecchi”. Nel mondo videoludico, invece, alcuni di questi tratti di personalità si possono trovare in personaggi di titoli come Hitman (lo spietato protagonista 47), o Heavy Rain (il killer dell’origami), solo per citarne alcuni.

I tratti antisociali sono ravvisabili negli affiliati alle organizzazioni mafiose, e in alcuni videogiochi che hanno come sfondo il crimine organizzato. Tuttavia, nel caso di Yakuza Kiwami e degli altri videogame sopracitati, mi accorgo che i personaggi “incriminati” non coincidono completamente con la personalità antisociale; mi sembra di ravvisare queste “lacune di presumibile antisocialità” soprattutto nei personaggi giocabili: evidentemente, sarebbe troppo pesante per ogni gamer identificarsi con un personaggio che raggiunga livelli di crudeltà così elevati, e, soprattutto, che non sia capace di esprimere alcuna emozione. Penso che questo aspetto sia ravvisabile anche in altri videogiochi (ad esempio, anche Kratos, emblema di crudeltà, sembra provare delle emozioni). Invece, mi sembra più probabile trovare questi elementi di personalità negli antagonisti del videogioco, che rispecchiano l’identikit criminale in maniera più precisa. In questo modo si ha davvero l’impressione di muoversi in una storia che ha come sfondo la realtà criminale, sentendosene contemporaneamente super partes.

Giocare a Yakuza Kiwami, quindi, non significa giocare ad un gioco di mafia, o ad un gioco in cui il personaggio principale è un mafioso. Come al solito, in Giappone sono capaci di stupirci come non mai, in questo caso ovvero rappresentando un paradosso: un fortissimo ex membro della Yakuza incarna un esempio di moralità e altruismo, che fa giustizia per i suoi amici e per gli oppressi dai criminali in stile Bud Spencer, attraverso pugni, calci, mazzate e botte da orbi. Si tratta palesemente di una situazione fittizia e irrealizzabile, ma proprio per questo intrigante ed incredibilmente divertente; moralità nipponica, trama bellissima e gameplay divertente. Tra i videogiochi ambientati nel mondo del crimine, questo sembra essere uno dei più curiosi ai quali abbia giocato. Lo consiglio vivamente.

Bibliografia

https://it.wikipedia.org/wiki/Yakuza_Kiwami

McWilliams, N. (2012). La diagnosi psicoanalitica. Seconda edizione riveduta e ampliata. Caretti, V., & Schimmenti, A. (a cura di). Astrolabio.

By |2018-11-17T13:20:45+00:00novembre 17th, 2018|Game Analysis|0 Comments

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