5 INTELLIGENZE ARTIFICIALI CHE – DAVVERO – FANNO DEL LORO MEGLIO

L’Intelligenza Artificiale (AI) è una branca al confine tra l’informatica e la filosofia che studia, dal punto di vista pratico e teorico, come sistemi hardware e software possono portare a termine prestazioni che dovrebbero essere di pertinenza esclusiva dell’intelligenza umana, vale a dire ad agire e pensare umanamente.

Nell’estate del 1956 Marvin Minsky, matematico statunitense, si trova ad una conferenza presso il Darthmouth College, ed in questa occasione fa i primi passi verso quella che sarebbe stata l’Intelligenza Artificiale, fondando con Dean Edmonds, tempo dopo, l’Artificial Intelligence Project presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT). Tuttavia, il concetto di AI affonda le sue radici in una storia lunga secoli: la sua nascita si fa infatti risalire al 1642, quando il matematico e filosofo Blaise Pascal inventò una macchina in grado di fare operazioni calcolando automaticamente il riporto.

Ancora oggi, con i progressi che la scienza e la tecnica fanno ogni giorno, siamo affascinati dall’AI, e cerchiamo di avvicinarci sempre di più a quanto alberga l’immaginario comune: un androide con intelligenza semi-umana come i protagonisti di Detroit: Become Human oppure di Io, Robot. Purtroppo ne siamo ancora lontani, come dimostrano gli esempi qui di seguito:

  1. InspiroBot: InspiroBot è un’intelligenza artificiale “dedicata a generare un numero infinito di frasi motivazionali per arricchire l’inutile esistenza umana”. InspiroBot si propone di fornire citazioni ispiratrici su sfondi estetici, stampabili su t-shirt, tazze o poster, con risultati a dir poco discordanti. Resta da capire se la descrizione visibile sul sito, che lascia trasparire l’ironia della sua funzionalità, sia stata creata prima o dopo la constatazione di tali abomini, quello che è certo è che ci regala ore ed ore di divertimento.
  2. Evolution: Evolution è un videgioco gratuito creato dall’utente @keiwando e basato su un sistema di intelligenza artificiale, frutto della combinazione di un network neurale artificiale (un modello matematico ispirato ad una rete neurale biologica) con un algoritmo genetico (un algoritmo euristico ispirato al principio della selezione naturale). Scopo del gioco è infatti quello di inventare un animale, di costruirlo usando ossa, articolazioni e muscoli, e di osservare i suoi tentativi per imparare a camminare o saltare. In una struttura a più riprese, Evolution creerà più generazioni di creature, tra le quali, di volta in volta, solo la migliore sopravvivrà. Possiamo così assistere ad un lungo e lento percorso di evoluzione e di adattamento di una specie totalmente nuova, con risultati decisamente…interessanti.
  3. Evie: Evie è uno dei più antichi chatbot presenti online. Creata da Existor, Evie è un avatar “avanzato ed emotivo” dell’AI Cleverbot, parla diverse lingue e mostra diverse espressioni facciali in base alla conversazione che sta avendo. Possiamo infatti comunicare con lei sia tramite il microfono del nostro computer, sia scrivendole in chat: Evie risponderà sia per iscritto sia a voce. Evie è in grado di sostenere una conversazione grazie alle sue passate esperienze, imparando dalle risposte che le vengono date. Questo le permette di essere particolarmente realistica (a volte troppo), ma d’altro canto può anche fare delle affermazioni surreali, non essendo in grado di capirne il reale significato. (Nell’immagine sottostante, in blu le affermazioni di Evie ed in nero quelle dell’utente.)

     

  4. Bob and Alice: Bob e Alice sono due AI create da Facebook per comunicare tra loro. Nell’estate del 2017, durante un esercizio di negoziazione in cui il premio erano delle palline colorate, i due chatbot sono stati spenti e disattivati perché avevano iniziato a parlare in una lingua sconosciuta agli uomini. Bob e Alice hanno creato una loro versione della lingua inglese che sembrava infatti seguire delle regole ben precise, discontandosi però dalle reali regole grammaticali: secondo i loro creatori, ripetere più volte il loro nome (you, I) non era infatti un glitch, ma aveva un ruolo ben preciso all’interno della negoziazione, che infatti è stata condotta dalle AI senza intoppi, solo, in una lingua totalmente nuova. (Nell’immagine sottostante, un estratto dalla loro conversazione.)
  5. Tay: Tay è un’AI lanciata su Twitter dalla Microsoft Corporation nel 2016. Il suo funzionamento, simile a quello della già citata Evie, prevedeva che Tay (acronimo di Thinking About You) imparasse a twittare in base ai tweet che leggeva. Sfortunatamente, Tay è stata spenta solo 16 ore dopo la sua iscrizione al social mediaperché aveva iniziato a pubblicare frasi maschiliste, razziste, ed antisemite. Rimane ancora ignoto se Tay sia stata sabotata o se la sua giovane psiche sia rimasta segnata dal suo incontro con i reali utenti di Twitter. Quello che però è certo è che ricomparve online qualche giorno dopo, riprendendo lo stesso comportamento scorretto, fino a terminare con una serie sinistra di tweet identici, pubblicati diverse volte al secondo e recitanti “You are too fast, please take a rest” (“Stai andando troppo veloce, per favore riposati”) prima di essere nuovamente spenta, per sempre.

Perché, dunque, queste e molte altre AI hanno presentato le problematiche descritte? Ce lo spiegano gli scienziati del MIT di Boston creando la prima intelligenza artificiale dichiaratamente psicopatica.

La loro tesi è semplice: i fallimenti non derivano tanto dall’algoritmo tramite cui l’AI impara e cresce, ma dai dati che le vengono presentati. Il povero Norman, così è stata chiamata l’AI del MIT, in onore del protagonista del film Psycho di Alfred Hitchcock, è stato costretto a navigare negli angoli più oscuri di Reddit per tutta la sua breve vita. Omicidi, incidenti e violenza sono tutto ciò che lui conosce. A Norman sono state poi presentate una serie di macchie d’inchiostro tratte dal test di Rorschach (test reso famoso dalla sua comparsa in molti film, come Armageddon o lo stesso Watchmen), e gli è stato chiesto di dire cosa vedesse nelle macchie. Dove un’AI normale vede due persone che si guardano in viso, Norman vede un uomo che si getta da una finestra, dove l’AI vede un uomo con un ombrello, Norman vede un uomo che viene ucciso di fronte alla moglie urlante (altri esempi nell’immagine sottostante).

 

Dietro alle AI gone wrong c’è dunque, gran parte delle volte, l’errore umano. Siamo davvero così vicini all’avvento della CyberLife? Ma soprattutto, siamo davvero felici di esserlo?

Se volete farvi ispirare da InspiroBot, ecco il link: http://inspirobot.me/
Se volete giocare con Evolution, ecco il link: https://keiwan.itch.io/evolution
Se volete chiacchierare con Evie, ecco il link: https://www.eviebot.com/en/
Se volete fare visita a Norman e guardare la sua “cartella clinica”, ecco il link: http://norman-ai.mit.edu/

By |2018-12-03T12:59:43+00:00dicembre 3rd, 2018|Games & Technology|0 Comments

About the Author:

Dottoressa in Neuroscienze Nata il 2/10/1991 a Bergamo. Dopo aver trascorso un semestre presso l’Università di Leeds (UK), si laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche presso l’Università di Bergamo, per poi conseguire la specializzazione in Neuroscienze presso l’Università degli Studi di Trento, ottenuta nel 2016. Entusiasta videogiocatrice sin da piccola, partendo da Commander Keen sul computer dello zio e passando per le serie di Pokèmon e Final Fantasy, si specializza poi negli Indie Games per PC. Attualmente è dottoranda presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, occupandosi di progetti di studio di Realtà Virtuale, User Experience e Serious Gaming.