Descriviamo la situazione tipica di una partita nella Weekend League: tu e la tua squadra (che hai costruito con il sudore della fronte, giocando quelle noiosissime Battle Squad per avere qualche minima chance di trovare qualche giocatore interessante, o magari semplicemente spacchettando grazie al tuo ultimo stipendio) vi trovate di fronte a un avversario (buona squadra, nulla di eccezionale a parte quel Eden Hazard che tu non sai usare), ma che ogni volta che ti trovi davanti lo patisci peggio di un Cristiano Ronaldo TOTY.

Già adesso sei in attesa di iniziare il match.
Sei anche un po’ impaurito di quel Hazard, ma gioiosamente guardi il tuo Shevchenko 91, e sai che farà il suo sporco mestiere.

Calcio d’inizio.
Primo passaggio di Matuidi Christmas sbagliato, dire che provi rabbia è dire poco, ma vai avanti.
Primo tempo comunque dominato, 14 tiri a 2 per te, di cui un palo ma risultato sempre sullo 0-0.
Inizio secondo tempo.
Metti Tevez Throwback per il tuo Insigne Champions per aumentare le possibilità di segnare, ma al 60’ un Rashford oro qualsiasi tira una bordata quasi dall’angolo dell’area, deviazione di Alex Sandro IF con il coccige, Lafont Future Star spiazzato.
GOL.
Sei sotto 1-0.
Un senso di disgusto pervade la tua mente, ma sai che con concentrazione, quelle indefinibili ore a fare le Squad Building Challenge non saranno state vane. Neanche fare tutta la Liga messicana.
Palo di Shevchenko.
tiro all’angolino di Douglas Costa Road to Final parato da Lloris.
90’ minuto, sorprendentemente contropiede, Tevez tutto solo davanti a Lloris, prima finta, portiere da una parte giocatore dall’altra, ma per un piede, sull’uscita, Tevez cade.
Rigore?
No.
Finisce 1-0.

Prima pensi, con le lacrime agli occhi, che il tuo score che è ormai compromesso.
Poi provi disgusto verso la EA.
Poi rabbia verso gli avi di Gio01JUVELOVE e al suo Rashford (che ha segnato su assist di Hazard).
Poi ti calmi, accetti la sconfitta, e torni alla prossima partita.

Le emozioni sono stati mentali e fisiologici associati o dovuti a stimoli interni od esterni, naturali, appresi o a modificazioni psicologiche. Sono reazioni funzionali che possono avere una funzione nelle relazioni con gli altri o possono essere autoregolativi.

Secondo Charles Darwin, nel libro “L’espressione delle emozioni negli uomini e negli animali” (1872), e secondo lo psicologo americano Paul Ekman, alcune emozioni hanno valori universali, come metodologia di espressione indipendentemente dalla cultura, dal luogo o dal tempo. E ciò vale anche per gli animali.

Secondo Robert Plutchik le emozioni primarie o di base sono otto: rabbia, paura, tristezza, gioia, sorpresa, attesa, disgusto e accettazione e sono quelle che abbiamo sottolineato precedentemente. Da queste, altri autori, hanno concepito l’esistenza di altre emozioni secondarie come l’ansia, la vergogna, la gelosia la nostalgia, il rimorso e altre ancora.

Le emozioni possono guidare i nostri comportamenti, influire sulla nostra capacità di giudizio. La paura ad esempio può farci essere più impulsivi proprio per il suo valore biologico: la paura ci mette in guarda da possibili pericoli, tiene alto il nostro livello di arousal, per poter contro-attaccare poi la fonte di pericolo o poter fuggire (fight or flight).

A livello biologico le emozioni sono compito di diverse aree cerebrali: dopo che una informazione è transitata dai nuclei del talamo, avviene una elaborazione a livello limbico tra cui una importante struttura è l’amigdala, e successivamente tale informazione è elaborata dalla corteccia cingolata e dalla corteccia prefrontale ventromediale. Viene coinvolto inoltre l’ippocampo, le cortecce temporo-occipitali e la corteccia parietale. Una forte influenza la hanno anche i neuroni specchio, neuroni che hanno una grande importanza in quanto regolano le strategie di adattamento alle situazioni ambientali e quindi anche nel contesto delle emozioni.

Ma quindi dopo tutta questa pappardella per farci capire un minimo cosa siano le emozioni, possiamo dire che esse possono influenzare il nostro modo di giocare a Fifa?

Sarebbe da dimostrare in modo statistico, ma basandoci sulla definizione stessa di emozioni, potremmo già partire da una ipotesi più che positiva, dal momento che le emozioni regolano il nostro comportamento, non sono nella nostra vita reale, ma anche in game, nonostante controlliamo tanti piccoli ometti. Quindi bisogna che capiamo che non dobbiamo farci influenzare da un andamento negativo di una partita, giocare sempre al nostro meglio e poi i risultati arriveranno, sempre che non arrivi il momentum… (http://www.horizonpsytech.com/2018/11/10/fifa-19-puntata-2-il-momentum-esiste-o-siamo-noi-la-causa-del-momentum-stesso/)