Chi vuole entrare nella tana del Bianconiglio, deve prima trovarla” cit.

Nascosto agli occhi dei più curiosi e lontano da sguardi indiscreti si cela il Nemiex, un club di ritrovo per i nostalgici degli anni ’90, due chiacchiere tra amici, una bevuta o una partita in qualche entusiasmante role game.

Appena si mette piede in questo posto la realtà cambia completamente, un tuffo nel passato e sembra di esser tornati nelle vecchie sale giochi, luogo d’esordio dei primi videogiochi coin-op.

Non solo è possibile ammirare i reperti che hanno segnato la storia dei videogiochi, ci si può anche giocare!

Per saperne di più ho intervistato Paolo, presidente associativo, ponendoli alcune domande riguardo questa sua passione, per capire da dove è nata l’idea della creazione del club.

Domanda 1: Da cosa nasce questa sua grande passione per i videogame?

Risposta: Come molti ragazzi nati negli anni ’70, ho avuto il privilegio di poter vivere appieno l’evoluzione del videgioco da mezzo di intrattenimento per famiglie e da bar a vero e proprio fenomeno mediatico con una gigantesca industria alle spalle. Per noi la novità nelle case si chiamava Pong, gioco brevettato da Atari a metà anni ’70. Due stanghette a rappresentare racchette da tennis, una pallina quadrata e un divertimento mai visto prima. L’Atari fece poi seguire al Pong la sua console di punta dell’epoca denominata VCS (Video Computer System) e ribattezzata negli anni a seguire 2600, che ricordo di aver giocato a casa di fortunati amici. La macchina godeva di grandi classici “da bar” trasposti più o meno brillantemente. In quegli anni infatti la Sala Giochi aveva preso forma come paradigma del divertimento digitale. Donkey Kong, PacMan, Frogger e tutti i miti dell’epoca mi affascinavano e tenevano incollato agli schermi di quei grandi cabinati di legno. Tuttavia, a paragone del mercato home, la Sala Giochi restava un mito inarrivabile nei primi anni ’80. Fu il lancio dei computer da casa della temeraria azienda americana Commodore, nei modelli VIC-20 e 64, a farmi sprofondare in full immersion di decine di ore a settimana nella mia cameretta. Il divertimento diventava home, ero in compagnia di una macchina che potevo programmare, che mi rispondeva, che stampava, che scriveva, con cui si giocava. E i giochi diventarono uno dei miei più importanti passatempi. Niente, e ribadisco niente, mi interessava così tanto come i videogiochi ed i computer. Questo, lo ricordo bene. E dopo più di 30 anni dal mio primo computer, ho ancora tantissima voglia di seguire questo mondo e di divulgarne le meraviglie. E lo faccio insieme alla mia meravigliosa compagna Barbara, nickname Kirby, con cui ho creato tutta la immensa collezione personale di cui una parte è ospite permanente del Nemiex Club a Milano.

Domanda 2: Quando ha deciso di fondare il Nemiex e perchè? Quale è stato il primo pezzo da collezione?

Risposta: La mia vita ha visto studi nel campo scientifico, dal liceo al Politecnico qui a Milano. Per poi portarmi alla programmazione, alla consulenza tecnologica fino ad approdare alla grandissima azienda multinazionale che mi ha permesso di crescere enormemente sia in patria che all’estero per molti anni. Con il passare del tempo, poichè da ragazzo si aveva una o due console/computer alla volta per ogni generazione tecnologica, gli stipendi ricevuti sono stati impiegati in parte per ricomprare durante la prima decade degli anni 2000 molte delle console e computer che non ho mai avuto. Il prezzo era decisamente basso. Molto era stato messo in soffitta o in solaio o barbaramente buttato come ferro vecchio in discarica. Abbiamo battuto mercatini per anni. Noi due. E abbiamo ricercato pezzi e videogiochi da tutto il mondo. E allora, si iniziò ad avere dieci, venti, quaranta, cento macchine. Trattate con la massima cura, le ho conservate per anni. Fino a che, tutto questo materiale è divenuto così copioso che abbiamo pensato “ma… visto che non vogliamo portarceli nella tomba, perchè non facciamo qualcosa di innovativo in cui condividiamo tutto questo con chi vorrebbe divertirsi e con chi magari non ha mai potuto permetterselo?”. E dopo più di 11 anni di azienda, ho deciso di lasciare tutto e iniziare questa avventura. Oggi, la associazione Nemiex fa divulgazione, intrattenimento videoludico e enigmistico, mostre, spettacoli comici, corsi di giapponese e tanto tanto altro.  Tuttavia quando voglio davvero piangere dalla nostalgia di quegli anni spensierati sui videogiochi mi avvicino al mio primo pezzo da collezione, il buon caro vecchio VIC-20 di casa Commodore. Comprato a metà anni ’80 alla Happening, catena scomparsa da tempo, con la mia mamma che non c’è più da moltissimi anni…

Domanda 3: Sembra che i videogiochi non tramontino mai. Ma, nonostante le continue nuove uscite, come mai secondo lei si continua a giocare ai giochi del passato e a produrre giochi in 2 dimensioni?

Risposta: Le correnti di pensiero su questo argomento sembrano essere innumerevoli. Ciò che per me è importante, è l’emozione che fluisce quando si ha un videogioco davanti. Al Club mettiamo a disposizione del tesserato moltissimi giochi di tutte le epoche. Lo scopo è nettamente divulgativo. Questo mi permette di vedere ogni giorno i comportamenti delle persone che si siedono o guardano giocare ai giochi in 2D. Se una persona la ragionasse come la ragiono io, allora il videogioco bidimensionale è l’emblema di un universo da divertimento alternativo che benchè “limitato” nelle possibilità di movimento, rappresenta un altro mondo. Non va alla ricerca della fotorealtà. Non si arròga il dovere e l’onere di richiamare elementi della realtà, anzi. E’ proprio il pixel che fa astrazione e…arte. E poi, il gioco bidimensionale pone le sue radici nella difficoltà oggettiva di salti, di spari. La sfida, eccetto per le meravigliose avventure grafiche alla Monkey Island, diventa la ricerca della perfezione del movimento fuso all’intuito. E’ il fascino, ed anche la restrizione, dell’ “arcade game”. Intuitivo, veloce, per un divertimento certamente da massima concentrazione ma forse più spensierato. Chiariamo, avventure 2D a parte che invece hanno lo scopo di intrattenere con enigmi e scene di ben altro impatto emotivo sul giocatore. Questo rende il gioco 2D un qualcosa che puoi fare nel breve. Una partitina, via. Oggi, la estenuante ricerca della fotorealtà finisce per mixare videogiochi e filmografia in un cocktail di sicuro effetto ma che sortisce strani risvolti collaterali: maggiore impegno sul lungo termine, sempre meno possibilità di fare la famosa “partitina” veloce e senza impegno. Tutto è tutorializzato, le sequenze sono spesso assistite, il mondo aperto è superbamente definito ma altrettanto dispersivo. A conti fatti, il distacco tra le due realtà e così grande e l’effetto nostalgia per i giochi delle console precedenti è così potente da generare davvero due mondi di intrattenimento differente. Che al Nemiex per esempio coesistono perfettamente.

Domanda 4: Da dove arriva l’appellativo “Tempio Nerd”, usato anche nel primo video promo del Club visibile sulla pagina social e su Youtube?

Risposta: Pensate, arriva da una intuizione del nostro tesserato Alessio, gamer di assoluta profondità e cultura che nella sua recensione al Club definì proprio così il luogo che avevamo creato. Per meglio specificare, definì così il Piano 1 del Club, che allora era l’unico disponibile. Si parla della seconda metà del 2017. La definizione ci è piaciuta così tanto da utilizzarla come banner sulle pagine social, per poi mutare al più omnicomprensivo “Intrattenimento e Cultura a 360°” proprio in virtù delle molteplici attività che ora forniamo su due diversi piani ai nostri amatissimi tesserati.

Un caloroso grazie a Paolo, Barbara e tutto lo staff del Nemiex per la loro disponibilità e cordialità.

Ora sta a voi trovarlo, buona caccia!