Apex Legends è sulla bocca di tutti. Il gioco di Electronic Arts sta cavalcando l’onda della moda dei battle royale esplosa con il fenomeno Fortnite: il nuovo titolo sviluppato da Respawn Entertainment (ne parliamo anche qui) ha raggiunto l’incredibile numero di 25 milioni di giocatori ed è stabilmente nelle prime posizioni dei giochi più guardati e streammati su Twitch. Si differenzia dai principali competitors, Fortnite e PUBG, per l’ambientazione a stampo futuristico e un gunplay più frenetico, oltre (al momento) all’unica modalità di gioco a squadre composte da tre membri che possono scegliere tra otto personaggi, ognuno dotato di abilità uniche che permettono di affrontare gli scontri in modo più strategico. Ora la domanda è: Apex diventerà un esport?

Innanzitutto, cos’è un esport? Quali sono gli aspetti che caratterizzano gli esport? (Abbiamo già affrontato il tema in questo articolo.) Alla base di tutto c’è la competitività, che sia individuale come nel caso dei picchiaduro, o di squadra come nei MOBA: alla fine della partita c’è un vincitore e un perdente. Un altro aspetto molto importante riguarda il bilanciamento del gioco: nonostante sia inevitabile un meta che detti le regole, ovvero che esista un personaggio più forte di un altro, un’arma più potente di un’altra, ecc, è fondamentale che la differenza di valore tra le parti sia dovuta principalmente all’abilità del videogiocatore.

Queste caratteristiche sembrano essere presenti anche nei battle royale, e quindi anche in Apex, tuttavia spesso vengono criticati per un aspetto che è caratteristico del genere: la randomicità. In un battle royale le fasi iniziali della partita prevedono che il giocatore raccolga l’equipaggiamento sparso qua e là nella mappa, equipaggiamento che appunto è governato dal rng (random generated number). Per esempio è possibile che un giocatore si trovi molto vicino a un altro che per “fortuna” è in possesso di una corazza migliore aumentando di molto le sue probabilità di sconfiggere l’avversario. Idealmente in un videogioco competitivo le risorse disponibili dovrebbero essere le stesse da entrambi le parti.

Un problema di grande rilievo è che non esiste al momento un ente che abbia l’autorità di decretare quale videogioco sia o non sia esport. Per lo sport esiste il CIO (comitato olimpico internazionale), il massimo organismo sportivo mondiale che organizza le olimpiadi, che riconosce gli sport e giudica quali possono entrare nella massima competizione sportiva mondiale. Il CIO inoltre ha riconosciuto l’esport come sport e negli anni a venire giudicherà se essi potranno diventare disciplina olimpica. La mancanza di un’organizzazione tale nel campo degli esport comporta non solo il riconoscimento ufficiale ma anche lasciare il potere organizzativo in mano alle aziende produttrici del videogioco. Ecco un esempio (non mio ma purtroppo non ricordo la fonte) molto efficace di come questo possa essere un problema: le aziende possono cambiare il meta quando pare a loro attraverso buff e nerf ai personaggi/elementi del gioco, come se l’Adidas decidesse di cambiare il peso del pallone di calcio utilizzato per la prossima partita di Champions League.

Apex diventerà esport? Secondo me sì, in quanto non sono solo le caratteristiche del videogioco a permettere ciò, molto importante è il riscontro del pubblico e il successo a livello commerciale. Tornei di una certa rilevanza sono già stati organizzati per altri battle royale (Fortnite e PUBG) e videogiochi caratterizzati dal rng (i TGC (trading card game), in particolare Hearthstone e Magic); per Apex stesso è già stato organizzato un torneo da Twitch Rivals con montepremi da 200k dollari, conclusosi il 19 febbraio a cui hanno partecipato anche gli italiani HAL, Pow3r e Stermy, che si sono piazzati al terzo posto nella classifica EU.

 

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