I titoli in cui le meccaniche di gioco includono la costruzione e lo spostamento di blocchi aiutano la comprensione dei sistemi complessi, incluso il sistema di pensiero.

Questa la scoperta dei ricercatori impegnati nell’ambito dell’apprendimento che, negli ultimi decenni, hanno studiato come i videogiochi possono incentivare l’abilità di ragionare per sistemi, il cosiddetto System Thinking. Se ci pensiamo, infatti, ogni gioco è un sistema che, per la sua natura interattiva, subisce delle modifiche ogni volta che il giocatore compie delle azioni.

 

Quando utilizziamo il termine System Thinking indichiamo una modalità di pensiero orientata alla risoluzione di problemi complessi e legati a situazioni di incertezza. Questo processo, parte dal principio che il mondo è un insieme di entità tecniche e sociali gerarchicamente organizzate e altamente interconnesse fra loro. Da queste hanno origine comportamenti osservabili dagli stakeholder, ovvero i soggetti direttamente interessati o influenzati da tali comportamenti. Si tratta, quindi, di un approccio che analizza il modo in cui le parti di un sistema interagiscono fra di loro e come i sistemi lavorano nel tempo.

Secondo questa lettura, anche i videogiochi sono sistemi, modelli e microcosmi che ripropongono le interconnessioni del mondo reale su una piattaforma virtuale.

 

Fra i diversi generi di videogiochi, i Sandbox sono senza dubbio quelli che più facilmente possono stimolare il System Thinking. Fra questi, Minecraft si presenta come uno di quelli che, più di tutti, pone la creatività al centro dell’esperienza videoludica. L’utente, infatti, non ha uno scopo preciso o missioni particolari da portare a termine. Questo titolo rappresenta il giusto equilibrio tra libertà e creatività, la versione videoludica dei mattoncini Lego che tutti conosciamo. Tutto ciò che occorre fare è raccogliere materiali, costruire oggetti e rifugi per evitare l’attacco dei mob. Come? servendosi delle due operazioni che danno il nome al gioco: il mining e il crafting.

L’universo di Minecraft, quindi, può essere descritto come un sistema nel quale le singole parti possono essere modificate e alterate. Il videogiocatore, infatti, può intervenire su di esse servendosi dei comandi di gioco e provocando, talvolta, interessanti e impreviste conseguenze.

 

Ma quali sono i benefici che un videogioco di questo tipo può apportare a livello cognitivo?

Per prima cosa, la possibilità offerta dal titolo di pensare per sistemi aiuta il pensiero critico e le capacità di problem solving. Inoltre, quando l’utente modifica gli elementi del gioco, non impara solo a crearne di nuovi, ma a dar voce al proprio pensiero e a costruire significati.

Come Minecraft, moltissime altre applicazioni forniscono all’utente la possibilità di comprendere sistemi complessi. È il caso di Scratch, che incoraggia i membri della community a creare giochi e animazioni, o di Eco, in cui i giocatori dispongono di una quantità limitata di risorse utili a creare un ecosistema.

 

In definitiva, al di là del suo successo e della sua popolarità, Minecraft ci ha offerto un’occasione per smentire i pregiudizi legati al mondo videoludico. I Sandbox, infatti, hanno stimolato la ricerca a dimostrare, ancora una volta, come i videogiochi abbiano la potenzialità di supportare lo sviluppo cognitivo.