Quante volte vi è capitato di sentire la frase “i videogiochi fanno male alla vista” o “i videogiochi ti rendono distratto”? Tra le notizie sul web, o al telegiornale, oppure dal genitore che entra in camera vostra dopo una full immersion del vostro capitolo videoludico preferito, sicuramente questa è un’affermazione più che familiare.
Nel campo delle neuroscienze sono state effettuate diverse ricerche su questo argomento; si è osservato come nei videogiochi, in particolar modo nei videogiochi d’azione, è richiesta un’attenzione selettiva visiva da parte del videogiocatore. Immaginate quanto sia di vitale importanza, nell’ambiente in-game di uno sparatutto, prestare attenzione e visualizzare il prima possibile indizi, munizioni o kit di soccorso per avere un vantaggio sull’avversario.

Nello studio condotto dal gruppo di Daphne Bavelier nel 2009, si è analizzata una particolare caratteristica visiva dell’occhio umano, ovvero la capacità di percepire e distinguere visivamente le sfumature di colore grigio.
Il motivo di tale studio? Immaginate di guidare la vostra auto in una serata nebbiosa: è fondamentale, in uno scenario simile, cogliere eventuali indizi visivi che possano aiutarci a recepire segnali di allarme, come ad esempio  vedere l’auto che ci sta di fronte o eventuali ostacoli che si possono incontrare lungo il tragitto.

Per valutare se i videogiochi d’azione possano migliorare questo tipo di percezione, lo studio aveva messo a confronto due gruppi di ragazzi ai quali veniva chiesto di giocare un totale di 50 ore, distribuite in 9 settimane, a 2 tipi di videogioco: al primo gruppo veniva chiesto di giocare ad una tipologia di videogiochi sparatutto, definita “action videogame” (nello specifico a Call of Duty 2 oppure Real Tournament 2004), mentre al secondo era chiesto di giocare invece ad un “non-action videogame” (The Sims 2).
I risultati di tale studio hanno messo in evidenza un aumento ( del 44%) della percezione delle sfumature di grigio nel gruppo “action videogame”.

Un altro studio (Richlan e colleghi, 2017) ha sfruttato invece un approccio di ricerca neuro-anatomico, osservando i processi attentivi dei videogiocatori  tramite l’uso della risonanza magnetica funzionale (fMRI), uno strumento che permette di analizzare lo stato di attivazione delle diverse aree cerebrali durante lo svolgimento di un compito specifico. Si è potuto osservare come in un gruppo di videogiocatori, messo a confronto con un gruppo di non-videogiocatori, non si presentassero anomalie, ma al contrario si è evidenziata una migliore attivazione delle aree cerebrali deputate all’attenzione.

 

Sia chiaro, come in ogni cosa, l’eccesso è sbagliato; passare troppe ore davanti ad uno schermo e davanti ad un videogioco non è salutare e non aiuta a sviluppare queste abilità. Ciononostante, con un giusto dosaggio, il videogioco diventa un buono strumento per allenare e potenziare le nostre capacità di attenzione.

 

 

Fonti:
– Richlan F., Schubert J., Mayer R., Hutzler F. & Kronbichler M. (2017). Action video gaming and the brain: fMRI effects without behavioral effects in visual and verbal cognitive tasks. Brain and Behaviour, Volume 8, Issue 1.
– Li R., Polat U., Makous W. & Bavelier D. (2009). Enhancing the contrast sensitivity function through action video game training. Nature Neuroscience volume 12, pages 549–551