La tecnologia moderna ha permesso, negli ultimi anni, di avanzare sulla comprensione di diversi disturbi neurologici e neuropsicologici.
Una di queste disabilità è il morbo di Parkinson, un disturbo neurodegenerativo che coinvolge strutture cerebrali deputate principalmente al movimenti. I sintomi motori che si possono riscontrare sono: tremore a riposo, rigidità, bradicinesia (lentezza nei movimenti) e disturbi dell’equilibrio. Mediante il supporto di strumenti all’avanguardia si è potuto scoprire quali siano i meccanismi all’interno del cervello che vengono colpiti da questo disturbo. Senza addentrarsi ora su quello che è il funzionamento neurofisiologico, si può analizzare questa condizione da un punto di vista psicologico affiancando un’ottica terapeutica.
È possibile integrare al trattamento farmacologico anche un tipo di terapia che possa essere svolta da casa, magari col sostegno dei famigliari?

 

Questa è la domanda che si sono posti alcuni ricercatori, che hanno voluto osservare se un supporto di tipo videoludico potesse migliorare le condizioni di alcuni soggetti non parkinsoniani, ma con disturbi del movimento e dell’equilibrio.Il loro studio ha messo a confronto due gruppi di persone (età media di 78 anni): al primo gruppo (A) di partecipanti era fornito uno “step pad system”, collegabile alla TV, e veniva chiesto di giocare ad un pad game per 2-3 sessioni a settimana della durata di 15-20 minuti ciascuna. Per monitorare eventuali miglioramenti, ogni settimana i partecipanti a questo gruppo compilavano uno specifico questionario per il rischio di caduta, il Choice Stepping Reaction Time (CSRT). Il gruppo B invece non utilizzava questo tipo di supporto tecnologico.
I dati vennero analizzati dopo un periodo di 8 settimane di questo programma riabilitativo, mostrando come il gruppo A avesse ottenuto punteggi migliori sulle diverse scale di valutazione al rischio di caduta.

Un secondo studio invece ha indagato come l’utilizzo di una console videoludica, la Wii, potesse avere o meno un effetto su partecipanti affetti dal morbo di Parkinson. I parametri che si sono valutati in questo lavoro sono stati sia di tipo motorio, analogamente a quanto fatto nello studio esposto precedentemente, sia di tipo psicologico, come l’umore, la qualità della vita percepita dal soggetto e la sua autonomia nella vita quotidiana. Questo tipo di intervento è stato effettuato per un periodo di 4 settimane, all’interno delle quali erano previste 3 sessioni (2-3 ore ciascuna); i risultati osservati al termine di questo periodo hanno evidenziato delle differenze relative ai parametri dello status psicologico del primo gruppo rispetto al gruppo di controllo, il quale non era sottoposto a questo tipo di intervento.
Questi lavori dimostrano quindi come il supporto delle piattaforme videoludiche possa essere un valore aggiunto nella terapia di questa tipologia di pazienti, non solo da un punto di vista motorio, ma anche psicologico. A tal proposito Jeff Haddad, professore alla Purdue University, afferma come questo tipo di terapie possa essere innovativo sia per il terapeuta, il quale può osservare tramite una web cam  l’andamento degli esercizi, sia per il paziente, che può trovare la terapia più piacevole in un ambiente come quello casalingo sicuramente più gradevole rispetto ad una clinica o all’ospedale.
(Qui potete trovare una sua breve intervista https://www.youtube.com/watch?v=qu0tbKR_goc)

 

 

Bibliografia