Anche se segnata come la “generazione dei remake”, l’attuale generazione di videogame ha sicuramente dato spazio ad alcuni capolavori che hanno saputo lasciare il segno, che sia stato per il motore grafico, per il gameplay o per la storia. Tra questi, un gioco che possiamo sicuramente citare per tutte e tre le categorie è Horizon Zero Dawn.

UNA CULTURA DIVERSA DALLA NOSTRA

Rilasciata la versione base il 1° Marzo 2017 ed il DLC The Frozen Wilds il 7 Novembre dello stesso anno dalla softwarehouse Guerrilla Games, già famosa per la serie Killzone, viene targato come un action-rpg post-apocalittico. Da subito, infatti, il videogame sottolineerà l’importanza delle usanze delle società tribali che si ergono sulle rovine di un’antica ed ultramoderna civiltà.
Una cultura diversa dalla nostra, con le proprie ferree regole da seguire, pena l’isolamento totale dalla tribù. Esattamente ciò che succede alla nostra protagonista, Aloy, rea di non avere una madre e perciò affidata ad un altro emarginato, Rost, che la crescerà e la addestrerà per affrontare tutti i pericoli di questo sconosciuto e affascinante, quanto pericoloso mondo. Un’eroina curiosa e bramosa di conoscenza, anche a costo di infrangere dei tabù, ma che, proprio per questo, non sarà ben vista da chi segue ciecamente le tradizioni e si rifiuterà di rivolgere la parola ad una reietta come lei. Comportamenti che andranno dal semplice ignorare la sua esistenza, alle aggressioni verbali, a quelle fisiche e che possono totalmente essere inquadrati nell’ottica del bullismo.

IL BULLISMO

Questo fenomeno, per riprendere le parole di Farrington (1993), può essere definito come “un’oppressione psicologica o fisica, ripetuta e continuata nel tempo, perpetuata da una persona – o da un gruppo di persone – più potente nei confronti di un’altra persona percepita come più debole”. E sarebbe, tuttavia, riduttivo fermarsi a tale definizione.

Esso è un evento piuttosto complesso e che presuppone diversi fattori ed attori sociali, tra cui non solo la vittima ed il suo carnefice, ma anche coloro che lo aiutano o rinforzano il comportamento di quest’ultimo tramite il consenso o il silenzio (i cosiddetti reinforcer o assistant), facendo sì che il bullo si senta socialmente legittimato a perpetrare tali comportamenti, o che, invece, cercano di difendere il malcapitato (defender).
La ricerca si è spesso chiesta quali possano essere le cause ed i meccanismi dietro i comportamenti del prepotente di turno, trovando alcune valide spiegazioni, come il modello delle Social Skills Deficit di Dodge (1993) secondo cui i bulli tenderebbero a decodificare le situazioni ambigue in maniera più aggressiva rispetto ad altri individui; l’incapacità di stabilire delle relazioni positive per la scarsa empatia verso la vittima (Farrington, 2004); o l’utilizzo di strategie che Bandura (1990) definirà Meccanismi di Disimpegno Morale, atte a giustificare i propri comportamenti tramite il confronto con l’utile che ne ricaveranno a livello sociale, lo spostamento della colpa verso cause esterne o la depersonalizzazione della vittima, il cui comportamento viene investito di erronei significati provocatori.

Vittima che, nella maggior parte dei casi, comincerà invece a subire pesanti conseguenze psicologiche e fisiche. Inizierà, infatti, a cercare una spiegazione di queste persecuzioni, spesso colpevolizzandosi e, rinforzato dalle parole e comportamenti degli individui intorno, convincendosi di meritare tale trattamento. Non di rado capita, infatti, che per questo motivo, o per paura di ripercussioni peggiori, le vittime di soprusi non ne facciano parola a nessuno, continuando a soffrire in silenzio per lunghi e dolorosi periodi di tempo. Un percorso che porterà il soggetto a vedere distrutta la propria autostima, sperimentando vissuti di depersonalizzazione, isolamento anche volontario, visto come unico momento di tranquillità, ed eccessiva autocritica che, a lungo andare, potranno anche sviluppare vere e proprie patologie, come disturbi depressivi, disturbi post-traumatici da stress, fobia sociale o comportamenti autolesionistici, atti a punire sé stessi.

Un futuro certamente non roseo ed in cui possono cadere non solo bambini ed adolescenti, ma anche adulti. Il bullismo non è infatti un fenomeno relegato all’età scolare, spesso possiamo assistere, essere vittima o partecipi di questi atti anche nel mondo lavorativo (in cui si parlerà di mobbing verticale od orizzontale, a seconda che provenga dai superiori o dai pari) o nel più recente mondo virtuale (dove prende il nome di cyberbullismo), con conseguenze spesso devastanti, per via della pressione percepita in ambito lavorativo e/o al grado di anonimato garantito da internet. In questi casi, è importante ricordare che non si è soli e che chiedere aiuto non equivale ad ammettere di essere deboli o non sapersi difendere. Se pensate che i tutor non possano, o non vogliano, aiutarvi, potrete cercare risposte in siti come Bullismo.it e Telefono Azzurro, dove troverete non solo informazioni sul fenomeno, ma in cui potrete essere indirizzati verso professionisti del settore che potranno aiutarvi a superare questi momenti.

LA FORZA DI ALOY

Fortunatamente per la nostra protagonista (le cui fattezze ed espressioni sono state prestate dall’attrice Hannah Hoekstra tramite l’utilizzo del motion capture), essa riuscirà a convertire la rabbia, derivante da tali atteggiamenti, in forza che la spronerà a cercare risposte sul suo passato. Un passato che nasconde molto più di quanto si aspettava.

Il gioco continuerà, infatti, ad indirizzarci verso la libera esplorazione della vasta, quanto piena di paesaggi mozzafiato, mappa di gioco, così da scoprirne i segreti, celati dalle persone o dalle rovine della precedente civiltà, da cui otterremo anche il Focus, importante strumento che ci aiuterà ad analizzare il mondo circostante. Non sarà, però, così facile perlustrare i dintorni, oltre ai pericoli derivanti da banditi ed altre tribù in guerra, il mondo è ora dominato da qualcosa di ben più pericoloso: le Macchine, animali meccanici dalle forme e armamentari più disparati. Guardandoci attorno, impareremo presto a pianificare i nostri approcci: esse non esiteranno ad attaccarci a vista, così da difendere il loro territorio o il branco.

Servirà, dunque, un’attenta riflessione sulle strategie da utilizzare, come il piazzamento di trappole e cavi elettrici; l’appostamento furtivo tra l’erba alta, così da attuare degli attacchi critici grazie alla nostra lancia; o quello più rischioso dell’affrontarli a viso aperto, grazie alle varie armi a distanza che potremo acquistare nel corso del gioco, tra cui l’arco da caccia, di precisione, la fionda o il lancia-corde. Quale che sia la nostra tattica, gli sviluppatori non si sono limitati a darci una vasta attrezzatura, modificabile tramite le bobine ricavate dai corpi delle macchine e dotate di diversi potenziamenti, ma hanno anche inserito svariate abilità, sbloccabili tramite dei punti guadagnati da missioni e level up, che ci aiuteranno a combattere e sopravvivere. Il combattimento e l’esplorazione del bellissimo mondo di gioco saranno i punti cruciali di questo titolo, capace di farci perdere ore tra la semplice ricerca di antiche rovine tecnologiche ed intense battaglie contro dei titani d’acciaio, la cui pericolosità potrà sempre essere regolata secondo cinque difficoltà tra cui scegliere. Un videogame dalle più svariate sfaccettature e la cui trama riuscirà a tenerci incollati per tutta la sua durata e oltre, grazie anche al DLC che aggiungerà nuove macchine e misteri ai molti già presenti, e su cui la critica si è ampiamente soffermata a tesserne le lodi, elargendogli numerosi premi, grazie ai quali Guerrilla Games ha deciso di lavorare ad un seguito, come recentemente affermato, sebbene in modo ufficioso. Non ci resta che aspettare ulteriori notizie.