Si diventa bianchi come le distese innevate di Horizon Zero Dawn riflettendo sui numeri di utenti e spettatori presenti su Twitch, la famosa piattaforma che permette di condividere le proprie sessioni di gioco con il mondo. Altro che persone chiuse nella propria cameretta, isolati da tutti e tutto!

I dati aggiornati al 2018 ci dicono che ci sono stati 500.000 streamer in onda giornalmente, mentre  gli spettatori hanno guardato 434 miliardi di minuti di contenuti su Twitch. Il contenuto più popolare è stato, in maniera abbastanza prevedibile, Fortnite¹.

In questo articolo si vogliono trattare i pro e i contro di questa immensa piattaforma, collegandola all’utilizzo e al funzionamento di alcuni dei social network più famosi del mondo.

Come sappiamo Twitch permette di condividere contenuti videoludici con milioni di utenti, apprendendo i trucchi dai più esperti, mettendosi in luce o, semplicemente, allo scopo di ottenere dei momenti di svago.

Il funzionamento di Twitch è molto simile a quello di altri celebri social network.

Un social network costituisce uno spazio virtuale in cui l’utente può esibire un proprio profilo, creare una lista di utenti con cui entrare in contatto e analizzare le caratteristiche della propria rete².

Twitch a questo proposito non è differente. Come funziona?

Immaginiamo che un utente immaginario, di nome Joel, desideri approcciarsi al mondo di Twitch. Cosa farà?

  • Prima di tutto creerà un profilo privato. In questo modo Joel costruirà un alter ego virtuale che corrisponderà a una persona fisica e reale;
  • Joel seguirà alcuni streamer (avendo la possibilità di fare donazioni in denaro reale al beneficio dei suoi videogiocatori preferiti);
  • Joel potrebbe anche pubblicare le proprie sessioni di gioco. In questo modo avrà la possibilità di mettersi in mostra, esponendosi concretamente e personalmente alle reti sociali presenti sulla piattaforma virtuale.

Sebbene Twitch presenti degli indubbi aspetti di crescita e  di opportunità relazionale, si possono riscontrare anche dei lati oscuri. Uno tra tutti la possibilità di mettersi in mostra che di per sé non è un aspetto negativo.

Infatti ciò risponde al bisogno di autoaffermazione presente in ognuno di noi. Fino a questo punto nulla di preoccupante. Il problema sorge quando i social (Twitch incluso) diventano le principali fonti di approvazione e si comincia a dipendere quasi esclusivamente dai giudizi altrui. In questo caso, viene meno il proprio punto di vista mentre diventa totalizzante quello altrui, che è fortemente mutabile e incerto³.

In quanto insieme di reti sociali, Twitch dovrebbe favorire la conoscenza reciproca e la possibilità di creare aggregazione, unione e relazione che, partendo dall’alter ego, arrivi ad una conoscenza dell’utente reale.

Quando la persona utilizza un tale strumento chiudendosi in un nucleo narcisistico, cercando di prevalere ed emergere in maniera esclusivamente egoistica, ecco che viene meno la potenzialità intrinseca dello strumento stesso: la socialità.

Il secondo elemento coincide con  il fatto di poter supportare i propri streamer preferiti con donazioni o tramite abbonamenti. Questo potrebbe portare i vari utenti ad incappare nell’idea di ottenere soldi facilmente. Il punto che la maggior parte degli streamer sono giovani ragazzi o bambini, con una idea del denaro ancora ideale e platonica.

Inoltre, tutto ciò riconduce ancora una volta alla prevalenza di un sentimento narcisistico a discapito di un sentimento comunitario (inteso nei termini di spinta alla socialità e alla relazionalità, come sosteneva Alfred Adler).

Il sentimento comunitario non è innato, almeno non come entità pienamente sviluppata, ma lo è come potenzialità che dev’essere sviluppata consciamente⁴.

Da qui nasce la necessità di un’educazione condivisa e accompagnata, che permetta di vivere e di utilizzare questi strumenti in maniera costruttiva, come opportunità di crescita personale e sociale.

Il problema non è Twitch, non sono i videogiochi o i social network. Il problema è il modo in cui si utilizzano, al senso che diamo loro e alla relazione che creiamo con questi strumenti.

In conclusione, diamoci l’opportunità di crescere e migliorare insieme a loro!

 

FONTI:

  1. https://www.spaziogames.it/2018-di-twitch-statistiche/
  2. Riva G. (2010), I social network, Il Mulino.
  3. Conti N. (2019), Social Network, twittare non è sempre un male, quibrescia.it
  4. Ansbacher H. L., Ansabacher R. R. (1997), La Psicologia Individuale di Alfred Adler, PSYCHO.