Videogiochi ed emozioni, davvero desensibilizzano alla violenza?

Si accusano spesso i videogiocatori di essere violenti, aggressivi, per nulla empatici, quasi sociopatici, spesso incapaci di leggere le emozioni dell’altro, ma è davvero così? No, ed ora vi spiegherò perché.

I videogiochi, negli anni, non hanno perso il loro posto di forma di intrattenimento preferita da maschi e femmine (18hr a settimana per i maschi e 6.5hrs a settimana per le femmine).  E’ doveroso chiedersi, quindi, se giocare ad alcuni titoli possa influenzare le abilità di riconoscere le emozioni (facciali), abilità fondamentale nelle interazioni sociali.

Solo 3 studi si sono preoccupati di indagare gli effetti dei videogiochi violenti sul riconoscimento delle espressioni.  Prima che se ne occupasse il team di psicologi del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Calgary, nessuno aveva esplorato l’effetto dei videogiochi “cronicamente”[vedi note] violenti sul riconoscimento delle espressioni facciali.

Ci sono tre ragioni chiave per cui il riconoscimento delle emozioni possa essere associato al giocare a videogame violenti:

  1. Cambiamenti nei processi cognitivi, sia generali sia percettivi;
  2. Cambiamenti negli schemi mentali, di comportamento e sociali;
  3. Cambiamenti nel processamento delle emozioni.

Questo perché il riconoscimento delle espressioni coinvolge diversi processi cognitivi sia generali sia percettivi: funzioni esecutive, attenzione sostenuta, velocità di processamento dell’informazione. alcune ricerche hanno dimostrato come i videogiochi possano avere effetti positivi e negativi sulla percezione e la cognizione: ad esempio i videogiochi violenti (e gli azione in genere), aumentalo la coordinazione occhio-mano, la cognizione visuo-spaziale e l’attenzione visuale selettiva, mostrando, anche in alcuni casi, un impatto negativo sulle funzioni esecutive, dato che potrebbe influenzare quindi anche il riconoscimento delle emozioni.

In secondo luogo il riconoscimento facciale è legato ad alcune differenze individuali di personalità, di temperamento e di comportamento, senza dimenticare che il riconoscimento facciale delle emozioni si basa sulla valutazione dell’emozione espressa. Questa valutazione dipende da processi cognitivi di alto livello che attivano, a loro volta, schemi cognitivi già esistenti, tali da consentire valutazione e classificazione delle emozioni. Modifiche in questi schemi emozionali possono talvolta produrre dei cambiamenti nella espressione e valutazione delle emozioni. I videogiochi violenti sono stati accostati a cambiamenti negli schemi sociali, di comportamento e personalità, in un uso sul lungo periodo.

E, in ultimo, il riconoscimento delle espressioni facciali è influenzato, in generale, dal modo in cui l’individuo processa le emozioni e, anche in questo caso, delle ricerche hanno notato che l’esposizione a videogiochi e media violenti può produrre delle alterazioni nel processamento generale delle emozioni.  Questo perché, ad esempio, negli sparatutto in prima persona, le uccisioni, il sangue e altre scene verosimili vanno ignorati per una buona riuscita della partita.

Nel loro studio, Ruth L. e colleghi hanno voluto proprio verificare diverse questioni. In primis, se il riconoscimento delle emozioni facciali venisse alterato nei giocatori di videogiochi violenti (individui che giocano 2 ore o più al giorno a titoli “cronicamente violenti”) vs non-videogiocatori. Inoltre, se ci fossero delle differenze nell’accuratezza e nella velocità di riconoscimento di diverse espressioni facciali. Da ultimo se l’intensità dell’espressione generasse differenze di riconoscimento tra videogiocatori e non.  Nel loro studio hanno voluto porre l’attenzione anche su altri media come televisione e film, come possibili fattori coinvolti nel riconoscimento delle emozioni.

Analizzando i dati dello studio condotto su un gruppo eterogeneo di studenti (età media 20 anni), è emerso che, videogiocatori e non videogiocatori, non presentano significative differenze nella loro abilità di differenziare le emozioni. Inoltre, sono stati esplorati gli effetti dei videogiochi cronicamente violenti sul riconoscimento delle cinque emozioni di base: rabbia, disgusto, paura, felicità e tristezza. è emerso che coloro che giocavano due ore o più al giorno erano più veloci ed accurati nel riconoscere volti spaventati rispetto ai non giocatori. Questo può essere dato dal fatto che durante le partite i giocatori si trovino a dover affrontare la paura nel gioco, non ignorandola ma diventando quindi più vigilanti.

Sono stati trovati dei dati che mostrano livelli più alti di aggressività, depressione e ansia nei videogiocatori rispetto ai non giocatori. Dati che sono stati però riportati anche nel gruppo di controllo per altri media. La conclusione dei ricercatori è quindi che potrebbero essere fattori associabili a caratteristiche individuali di personalità.

 

Note: classificazione dei videogiochi violenti / cronicamente violenti per il presente studio

Non violenti: nessun contenuto di parole violente o riferimenti al sangue, torture o uccidere/colpire qualcuno

Fantasy/cartoon: se c’è poco riferimento alla violenza ed è un ambiente fantasy in cui si svolgono gli eventi (esempio The Legend of Zelda)

Violenza realistica (cronicamente violento) se la classificazione del ESRB lo definisce come tale, inoltre se sono presenti nel gioco contenuti violenti, sangue, uccisioni, torture, gore (esempio Diablo III).

 

Reference

Barlett, C. P., Anderson, C. A., & Swing, E. L. (2009). Video game effects—confirmed, suspected, and speculative: a review of the evidence. Simulation & Gaming40(3), 377-403.

Diaz, R. L., Wong, U., Hodgins, D. C., Chiu, C. G., & Goghari, V. M. (2016). Violent video game players and non‐players differ on facial emotion recognition. Aggressive behavior42(1), 16-28.

https://www.esrb.europa.eu/home/html/index.en.html