Un mondo ben costruito potrebbe raccontare la sua storia in silenzio.” – Hidetaka Miyazaki

La colonna sonora è da sempre un elemento fondamentale ed imprescindibile di ogni capolavoro del settore videoludico. Basti pensare all’intramontabile “The Best Is Yet To Come” in Metal Gear Solid, “To Zanarkand” in Final Fantasy X o ancora “Hikari” in Kingdom Hearts.

La lista potrebbe essere infinita, ma sono sicura che ognuno di voi, leggendo questa frase, abbia pensato ad una melodia in particolare.

 

La poetica del silenzio

Dalla pittura, alla poesia, alla musica, fino alle più innovative forme espressive dei nostri giorni, il silenzio ha via via acquisito un ruolo sempre meno marginale, facendosi protagonista e rivelatore. Artisti e ideatori utilizzano il silenzio come chiave di lettura delle proprie creazioni, di una realtà taciuta o solo parzialmente svelata plasmando l’esperienza di chi lo ascolta e guidandone l’interpretazione.

E così, il silenzio si mostra per quello che è davvero: un ossimoro.

Il silenzio non è mai assoluto, non è mai assenza o vuoto, ma ogni volta parla.

Se ci pensiamo, l’uso delle pause nella musica stessa è fondamentale per la composizione di una melodia. Senza momenti in cui le note sono assenti, una canzone non avrebbe lo stesso impatto emotivo e la stessa espressività.

Il silenzio, quindi, è lo strumento perfetto per fare risaltare la musica.

Proprio su questo principio si basano alcuni titoli che, proprio all’utilizzo del silenzio come mezzo espressivo, devono parte del loro successo. Il comparto audio, in questi casi, concorre alla creazione di una cornice di significato del videogioco, arricchisce il carattere dei personaggi e degli ambienti oltre a suscitare emozioni nel giocatore.

 

Il silenzio in Ico e Shadow of the Colossus

Chiunque abbia giocato a Ico si ricorderà di Yorda, la nostra compagna silenziosa che, mano nella mano, ci accompagna nella fuga oltre le mura della prigione. Nel nostro viaggio siamo avvolti dal silenzio più totale, interrotto solamente dal rumore dei nostri passi, dalle voci di Ico e Yorda e dai sinistri rumori provenienti dal castello e dalle ombre che lo popolano.

Più ci avviciniamo all’uscita, più il silenzio si fa lontano, accompagnato da cinguettii e dal rumore delle onde del mare.

Il silenzio entra in contrasto con il rumore del mondo al di fuori delle mura, contrapponendosi a quello che Ico brama più di ogni altra cosa: la libertà.

Ecco che il silenzio non è più una semplice assenza di suoni, ma simbolo di un’assordante solitudine.

 

Fumito Ueda ha utilizzato lo stesso espediente anche nella sua opera successiva, Shadow of the Colossus.

Anche in questo caso, ci troviamo di fronte ad una fiaba silenziosa, in cui il protagonista sfida enormi creature spinto unicamente dalla speranza.

Cavalchiamo fra le silenziose dune di un luogo proibito. Solamente gli zoccoli del nostro fedele Agro e i suoni della natura ci accompagnano nel nostro percorso di redenzione.

Ma poi, non appena raggiungiamo il primo colosso, la musica esplode e il ritmo si fa incalzante.

La stamina cala, la tensione aumenta. È la nostra occasione per redimerci.

In questo caso, il silenzio che caratterizza le altre zone del gioco crea un potente contrasto, contrapponendo i momenti di ricerca ed esplorazione all’agitazione e al timore dello scontro, l’unico istante che realmente conta per raggiungere il nostro scopo.

 

Il silenzio in Dark Souls

Le atmosfere evocative delle opere di Fumito Ueda sono state di grande ispirazione per il creatore di Dark Souls.

Anche in questo caso il silenzio accompagna il “non morto prescelto” durante l’esplorazione, per poi lasciare spazio ad una grandiosa colonna sonora durante lo scontro con i boss più impegnativi.

Come ci si potrebbe aspettare da Miyazaki, nulla è lasciato al caso.

La contrapposizione tra silenzio e rumore è riconducibile alla struttura stessa del gioco e ispirata alla sua tematica principale: il dualismo.

La prima fiamma portò alla disparità: caldo e freddo, luce e buio, vita e morte, allo stesso modo musica e la sua assenza.

 

Pensiamo alle grida dei non-morti e ai colpi di spada che risuonano con forza prima di venire inghiottiti dal silenzio dei luoghi circostanti. Questo contrasto rafforza l’impressione che tali luoghi siano realmente dimenticati, maledetti e perduti.

Quei suoni, quei pochi suoni che sopravvivono, danno vita ad un ritmo sul quale il giocatore impara a sintonizzarsi per evitare la morte.

Quel rumore di colpi e contraccolpi, evita e colpisci, potrebbero essere soffocati dalla presenza di una colonna sonora. Il silenzio, al contrario, li valorizza, trasmettendo al giocatore l’idea che quel momento richiede tutta la concentrazione possibile.

 

Le opere silenziose di Ueda e Miyazaki ci hanno mostrato le potenzialità espressive dei suoni e della loro assenza. Ci hanno dimostrato delle storie indimenticabili possono essere raccontate anche con il silenzio.